EVASIONE FISCALE: paragonabile all’Uovo di Colombo!

Evasione fiscale
 
EVASIONE FISCALE: paragonabile all’Uovo di Colombo!
 
L’intenso dibattito insorto nel recente periodo volto a trovare le soluzioni più idonee per una efficace azione di contrasto all’evasione fiscale, mi induce a fare qualche riflessione che possa in qualche modo contribuire a fornire possibili elementi di chiarezza.
Se è vero che circa un quarto del Prodotto Interno Lordo nazionale (PIL) è rappresentato dall’economia sommersa e lavoro nero che sfugge ad ogni sorta di tassazione, diretta ed indiretta , stimato in oltre 250 miliardi di euro all’anno , è anche vero che il livello raggiunto dalla tassazione ufficiale appare di gran lunga superiore a qualunque altro Paese europeo, soprattutto in termini di rapporto costi – benefici (entrate tributarie/qualità dei servizi pubblici erogati).
Perché si evade?
Con una tassazione di circa il 50% sul reddito imponibile, l’indole all’evasione o comunque la ricerca di ogni possibile accorgimento, anche di natura elusiva, volto a ridurre o alleviare l’onere tributario sarà necessariamente alto.
Praticamente, da più parti, almeno per le realtà economiche più limitate, tale comportamento viene definito quasi una sorta di “legittima difesa”.
Una seria e concreta riduzione di tale livello di tassazione potrebbe essere un primo passo per contenere quell’indole malefica di sfuggire alla tassazione. La riduzione, servirebbe anche a scongiurare la tentazione del ricorso sistemico a “Condoni tributari” .
La principale ragione per la quale si evade il fisco sta nella diffusa consapevolezza di non essere mai beccati e, anche nella sciagurata e remota ipotesi che ciò avvenisse, fra un ricorso ed un condono, finisce spesso a “taralluzzi & vino”, nel senso che la pena – compresa quella penale di cui alla famosa legge, in passato denominata “Manette agli evasori” (ex legge 516/82), oggi sostituita con altra normativa decisamente più rigida avendo sostituito le vecchie contravvenzioni con ipotesi delittuose .
Azione di contrasto
Per sfatare l’attuale filosofia corrente che l’evasore fiscale non viene mai beccato, bisogna necessariamente modificare le c.d. “Fonti d’innesco” per l’avvio dell’attività di verifica fiscale. In altri termini, bisogna verificare quelle attività per le quali, sulla base di informazioni di estrema attendibilità, vi è l’assoluta certezza di evasione, partendo dalle soglie più significative.
Cosa può fare l’Amministrazione finanziaria – e quindi Agenzia delle entrate e Guardia di finanza – a sapere in tempo reale il vero fatturato delle diverse attività economiche esercitate, ivi comprese le persone fisiche residenti sul territorio?
La risposta è molto semplice: tutti i segreti sono conosciuti dal sistema bancario.
Cercherò di spiegarmi meglio.
La banca è un sostituto d’imposta per conto dell’Erario che, al termine di ogni esercizio finanziario versa allo Stato le somme trattenute sul risparmio amministrato alla clientela a titolo d’imposta nella misura stabilita dalla legge (fino ad ora del 12,5%, da qualche anno elevata al 20%).
Se la banca xx, nel versare una determinata somma, a specifica richiesta dell’Amministrazione finanziaria, allega anche una legenda circa i nominativi dei clienti ai quali ha effettuato la trattenuta – magari escludendo le posizioni più modeste sotto una determinata soglia – ed applicando la formula inversa, si conoscerebbe la “giacenza media” annua detenuta presso quella determinata banca da ogni singolo cliente/contribuente.
Se poi unisco questa informazione al codice fiscale del cliente, in tempo reale, potrò conoscere la stessa “giacenza media” del cliente presso l’intero sistema creditizio posto che, lo stesso cliente/contribuente può essere titolare di rapporti presso banche diverse.
Una volta in possesso dell’elenco delle diverse posizioni titolari delle “giacenze” più significative, l’Amministrazione finanziaria procede alla compilazione di una “Scheda economico sintetica” di ciascun cliente/contribuente, onde verificare la coerenza delle disponibilità mobiliari detenute in banca con l’attività economica dichiarata ed ufficialmente esercitata.
E qui iniziano le sorprese:
trovo la povera pensionata titolare di pensione sociale INPS (€.500,00 mensili) con una giacenza media di 20 milioni di euro (solitamente la moglie, mamma o suocera dell’imprenditore con bilanci perennemente in perdita);
trovo il funzionario pubblico, titolare di un importante ufficio della Pubblica Amministrazione, titolare di disponibilità economiche non coerente con lo stipendio ufficiale percepito;
trovo il nullatenente o nullafacente che non presenta alcuna dichiarazione fiscale, trattandosi di un probabile “prestanome”.
Questi saranno i soggetti da inserire nella programmazione delle verifiche fiscali da effettuarsi nel più breve tempo possibile.
Si tratta del classico “Uovo di Colombo”!
Volere & potere!

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