Lotta al riciclaggio: assoluta trasparenza sulla proprietà!

Comunicazioni oggettive
Comunicazioni oggettive

 

Lotta al riciclaggio: assoluta trasparenza sulla proprietà!

 

<<Lavorare bene oggi per poterci difendere domani!>>

 

Con la istituzione del Registro dei titolari effettivi centralizzato la trasparenza sarà assicurata. Questo è l’obiettivo che si prefigge la 5° Direttiva antiriciclaggio approvata dal Parlamento europeo il 19 aprile u.s., per essere successivamente recepita da tutti gli Stati membri.

Se tutto andrà bene scomparirà definitivamente quella cortina di fumo che ha caratterizzato negli anni quale schermo protettivo delle persone giuridiche, volto ad occultare la rispettiva titolarità.

In genere la ragione di tanta riservatezza erano di natura fiscale, ma spesso sono stati occultati patrimoni provenienti da altri tipi di reato affini alla criminalità organizzata come il traffico internazionale di stupefacenti, l’estorsione sul territorio in danno delle attività economiche, l’usura, lo sfruttamento della prostituzione, il traffico di armi, l’immigrazione clandestina, reati contro la pubblica amministrazione e chissà cos’altro ancora.

In prospettiva, comunque nel breve termine di qualche anno, tutti potranno interrogare, anche per via digitale, il registro delle imprese (pagando i relativi diritti di segreteria) e chiedere chi è il titolare effettivo della tale azienda, magari gestita da una fiduciaria, o del tale trust. Tutti dati che dovranno essere comunicati dagli amministratori di società al registro stesso. E l’ultima picconata a un mondo dove la possibilità di nascondere patrimoni o aziende era garantita in molti modi e che si è in pochi anni convertito alla trasparenza con l’abolizione del segreto bancario, lo scambio di dati tra amministrazioni finanziarie, le regole antiriciclaggio sempre più incisive.

In pratica con questa ultima Direttiva, la quinta per l’appunto, viene abbattuto anche l’ultimo baluardo di riservatezza costituito da fiduciarie e trust: per entrambi non sarà più possibile mantenere l’anonimato sul titolare effettivo del patrimonio o della società. In particolare per i trust con le nuove regole non rimarrà più nulla di nascosto: oggi sono circa 2 mila quelli già tenuti a comunicare all’amministrazione finanziaria i dati dei titolari effettivi, mentre per la maggior parte di loro, circa 8 mila, questa comunicazione non era necessaria. Anzi, l’idea di costituire o mantenere un trust per non celare qualcosa all’Agenzia delle entrate diventa una pessima idea, perché non solo questi istituti saranno oggetto di un monitoraggio sempre più attento. Senza contare in proposito che gli stessi professionisti che li hanno suggeriti e li gestiscono diventano, agli occhi della Guardia di finanza, sospetti per definizione, in linea peraltro con lo spirito della quinta direttiva. Un passo in avanti su un percorso peraltro già avviato da tempo se è vero che, fino a pochi anni fa, il contenzioso in materia antiriciclaggio vedeva sul banco degli imputati soprattutto banche, istituzioni finanziarie, società fiduciarie, mentre oggi riguarda anche professionisti: notai, dottori commercialisti e qualche avvocato. La quinta direttiva antiriciclaggio dedica anche un’attenzione particolare al fenomeno delle valute virtuali.

Oggi, ogni anonimato scompare e il fumo di una volta scompare.

Tutto bene, ma forse bisognerebbe tener conto del fatto che al mondo non ci sono solo galantuomini e che la trasparenza assoluta può essere un valido strumento per la lotta al riciclaggio e all’evasione fiscale, ma può rappresentare anche un rischio per la incolumità e sicurezza personale di qualcuno che involontariamente fornisce informazioni sensibili alla criminalità organizzata.

Morale

Un suggerimento che mi sento di dare ai soggetti obbligati alla c.d. collaborazione attiva in materia di lotta al riciclaggio, rimane circoscritto all’esigenza di monitorare e conservare traccia delle valutazioni, analisi, verifiche, approfondimenti fatti rapporto durante.

Quello di conservare traccia e memoria di tale attività di diligence, potrà certamente rivelarsi fondamentale laddove ci si debba difendere da potenziali contestazioni da parte di Organi di vigilanza – soprattutto Guardia di finanza, Ordini professionali o  Banca d’Italia – in ordine a presunte “omesse segnalazioni di operazioni sospette”, sovente fondate sul nulla per le quali la cronaca giudiziaria ci riferisce costantemente.

L’esempio raccontato dalla sentenza di Cassazione  e descritto nel mio articolo, per quanto surreale, rappresenta soltanto un esempio di quello che da un po di tempo cerco di spiegare: https://www.giovannifalcone.it/antiriciclaggio-innocente/

L’uomo avvisato è mezzo salvato!

 

 

Commenta per primo

Lascia un commento