MAFIA CAPITALE? No, ladri di polli!

Per ridurre ad uno “zerbino” il Campidoglio non serviva e né pare sia mai servito “minacciare, intimorire attraverso un vincolo associativo” del quale parla l’articolo 416bis a proposito delle “Associazioni mafiose”.

Per l’importanza ed il ruolo che ha nella nostra società la Pubblica amministrazione o addirittura la Politica, la sentenza di ieri, che ha disconosciuto l’esistenza della “mafia” nelle vicende capitoline, non appare certamente lusinghiera.

In pratica si è capito che per alimentare o far girare in un certo modo il “malaffare”basta pagare alla persona giusta, funzionario o politico è indifferente, un dettaglio, una quisquiglia.

Ottenere concessioni, appalti pubblici di beni e servizi senza evidenza pubblica, in  pratica senza alcun bando di gara ma a “trattativa privata” concludendo affari milionari a quattr’occhi è semplice, “basta pagare” alla persona giusta e ogni porta si apre, ogni carta si aggiusta e tutto procede, in silenzio, sotto traccia in attesa del prossimo scandalo.

Nel cattivo o che dire, pessimo funzionamento della nostra Pubblica amministrazione, si rilevano eccessi e incredibili paradossi: se si tratta di accelerare le pratiche del malaffare si fa subito ma al contrario, se si tratta di far camminare pratiche in grado di aiutare migliaia di famiglie colpite dal terremoto, si blocca tutto. Non si può spiegare altrimenti il fatto incontrovertibile che, a distanza di circa un anno dagli eventi simici che hanno colpito l’intero Centro Italia, ancora ci sono strade piene di macerie, in pratica all’anno zero.

Tutti a dire in coro, pur con le ingenti risorse economiche a disposizione, già impegnate, colpa della burocrazia, funzionari che hanno paura di firmare per non correre rischi, non si sa mai, il reato di ”abuso d’ufficio” è sempre in agguato.

Questo modus operandi di questi nostri zelanti funzionari della Pubblica amministrazione mi ricordano molto l’atteggiamento di un  vecchio maresciallo della Guardia di finanza che negli anni ’90, mio collaboratore nel pieno di Tangentopoli, quando si trattava di firmare un  verbale al termine di un  controllo si mostrava sempre ostico a sottoscrivere il “Verbale di Operazioni Compiute” esordendo in questo modo: “Caro Comandante, me lo lasci dire che sono anziano e prossimo alla pensione: Quando meno firme metti, meno rischi di andare in galera hai”!

A questo punto mi chiedo: non sarebbe meglio in casi estremi di necessità ed urgenza posporre i controlli accelerando al massimo le procedure di aggiudicazione e relativa esecuzione delle opere a cominciare dalla rimozione delle macerie?

Pubblica amministrazione, sveglia, isoliamo almeno i “ladri di polli!”

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