Malloppo targato “Lega”: Spiragli di luce!

49 milioni fondi della lega spariti
49 milioni fondi della lega spariti

Finanza malata: truffe, arresti e il patto <<nero>> tra UBS e Sofia Sgr

Gli inquirenti sospettano un’articolata frode. Coinvolti manager Ubs, la Sgr e il commercialista dell’affaire di riciclaggio dei 49 milioni della Lega

 

Una truffa con 119 vittime. Una giostra infinita di società off shore, bond fantasma con relativi codici Isin che appaiono e scompaiono a seconda che debbano (o non debbano) essere oggetto di pegno per finanziamenti erogati , gestori che arraffano milioni di euro dai conti gestiti, consulenti che fingendo familiarità con i propri clienti li truffano, un rapporto inquinato fra la branch italiana di Ubs e la Sofia Sgr, messa in amministrazione straordinaria, fondi immobiliari con cespiti conferiti a prezzi gonfiati, perizie sugli immobili effettuate da periti in conflitto di interesse, quote vendute a clienti a dispetto di Nav negativi o del tutto assenti[1].

C’è tutto questo e molto altro nell’inchiesta per truffa, riciclaggio e auto riciclaggio, condotta dalla Pm Bruna Albertini e dal nucleo di polizia finanziaria ed economica di Milano della Guardia di finanza. Un’inchiesta che ha portato la Gip Alessandra del Corvo a ordinare tre arresti. Di cui due ai domiciliari ed uno in carcere. Gli indagati sono 14, tra questi spiccano l’ex amministratore delegato di Ubs Italia, Paolo Tenderini e Stefano Gargiolli, director e advisor della branch italiana del colosso bancario svizzero.

Gli altri indagati con varie funzioni (anche apicali) inquadrati nei ranghi della Sofia Sgr, società di gestione del risparmio fondata da Alberto Crespi, di cui Ubs era banca depositaria e (nello stesso tempo) banca negoziatrice. E che si sospetta abbia tenuto <<bordone>> ai traffici degli indagati.

Indagato anche Marco Sturlese, finanziere spezzino, dominus di Fenice Gp, Grifo Global Ltd e Lunezia fund, cliente dello studio panamense Mossach Fonseca, e finito nel Panama Papers, già a San Vittore per l’inchiesta >>madre>> da cui è scaturito questo nuovo filone d’indagine, quello sul fallimento della società quotata all’Aim, Hi Real. Altra figura ritenuta degna di interesse investigativo è quella di Angelo Lazzari, amministratore di Tre International Sa, società coinvolta dalla Procura di Genova nelle indagini sulla sparizione dei 49 milioni dei fondi della Lega. Un parterre de roi, in cui va inserito il consulente aretino Antonio Ercolani, già ai domiciliari per altri fatti e sospeso dalla Consob nell’aprile scorso. Ed è proprio da due vicende, solo apparentemente scollegate, che gli inquirenti sono giunti all’inchiesta culminata negli arresti di mercoledì scorso. Da una parte seguire il denaro che ha portato al fallimento di Hi Real, dall’altra la denuncia di due facoltosi investitori romani (madre e figlio) che per gestire il patrimonio di famiglia (42 milioni di euro) si rivolsero al consulente Ercolani in forza a Sofia Sgr, dopo la morte in un incidente stradale del capofamiglia e del fratello maggiore. Madre e figlio superstite vennero convinti a investire in bond nicaraguensi di società inesistenti. In realtà l’articolato e inestricabile sistema di investimenti messo in piedi dagli indagati – secondo gli investigatori e gli uomini del nucleo di Banca d’Italia a supporto dell’Autorità giudiziaria di Milano – si dipanava lungo quattro linee distinte: la prima era quella nicaraguense, la seconda era  quella della galassia Sturlese (Grifo Global, Nesso Fund Ltd, Nesso Fund Pcc Ltd, Vista Fund services Ltd, Lunezia Fud, Grifo Capital, Adriatic Ltd e la Sicav Fenice), le cui anomalie avevano già attirato l’attenzione del Sole 24 ore nel marzo scorso[2].

La terza quella della galassia Lazzari (Arc Advisor company, Iris specialized Am, Iris Fund Sicav, Tre International Sa, Ivad Sarl, Fidwic fiduciaria e Real estate data banking oltre che del fondo Arcobaleno).

La Quarta linea, quella dei fondi immobiliari, sia messi dalla stessa Sofia Sgr sia da altri soggetti.

Caratteristica comun e a quasi tutte le <<linee>> era una sostanziale illiquidità. Cioè a dire che i titoli venivano acquistati dai clienti su suggerimento dei consulenti. Il problema è che non potevano essere rivenduti restando per lo più <<in schiena>> ai compratori.

Gli unici flussi generati erano quelli commissionali, quelli si, molto effervescenti, a beneficio di gestori, consulenti e dei conti della branch italiana dell’Unione delle banche svizzere.

DAL SOLE 24 ORE DEL 22 DICEMBRE 2018

 

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[1] Cosa è il NAV? Il NAV (Net Asset Value) di un ETF rappresenta la differenza tra il valore delle sue attività e quello delle sue passività. L’attivo è generalmente composto da azioni, obbligazioni e altri strumenti finanziari. Se il fondo è a replica fisica, nelle attività rientrano titoli compresi nel benchmark replicato, qualsiasi incremento di reddito generato tramite il prestito di titoli e liquidità. In caso di replica sintetica, l’attivo comprende un insieme di collaterali posti a garanzia, guadagni non realizzati sugli swap e liquidità.

Le passività degli ETF sono invece rappresentate dalle commissioni dovute alla società di gestione e dalle perdite non realizzate sugli swap (in caso di replica sintetica).

Il NAV per quota può essere facilmente calcolato attraverso la seguente formula:

NAV =(Valore totale attivo – Valore totale passivo)/Numero Azioni

Il NAV è una misura utile al fine di capire il prezzo che un investitore dovrebbe versare per sottoscrivere nuove quote o incassare al rimborso delle quote in possesso. Al contrario dei Fondi Comuni che calcolano il NAV una volta al giorno, gli ETF hanno una liquidità giornaliera ed è quindi necessaria una misura intra-giornaliera del NAV. Questa misura aiuta a mantenere i prezzi in linea con i valori riscontrati nei portafogli.

A differenza dei Fondi Comuni, gli ETF sono negoziati con un leggero premio o sconto rispetto al loro NAV. Se il prezzo di mercato è superiore al NAV, esso è negoziato “a premio” con un vantaggio per il venditore e uno svantaggio per il compratore. L’ETF è invece negoziato “a sconto” se il suo prezzo di mercato è inferiore al NAV. Naturalmente le discrepanze tendono ad essere minime e sia gli sconti che i premi tendono ad avere una breve durata visti i market maker che cercano sempre di ottenere un rapido guadagno in caso di differenze.

 

[2] Anomalie: Già nel marzo scorso il Sole 24 ore dava conto di una serie di anomalie riscontrate nelle gestioni degli investitori della Sofia Sgr e in particolare sulla Sicav Fenice Blu e su altri strumenti che venivano collocati nei portafogli dei clienti

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