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Milano Assicurazioni: Vigilanza & controllo, sindaci responsabili

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Milano Assicurazioni: Vigilanza & controllo, sindaci responsabili

A leggere la sentenza di ieri della Suprema Corte di cassazione[1] si ha l’impressione di parlare delle “ovvietà” laddove si dice che l’Organo di controllo di una Compagnia di Assicurazione, parliamo del Collegio sindacale, deve svolgere un controllo di merito nell’espletamento delle attività istituzionali e non limitarsi all’aspetto formale.

Genesi della vicenda

Con delibera n. 18725 del 6.12.2013 la “Consob” ingiungeva ad Alessandro Rayneri, quale sindaco dal gennaio 2003 al 13 aprile 2012 della Milano Assicurazioni s.p.a., il pagamento della somma di euro 382.000,00, corrispondente all’ammontare complessivo di sanzioni pecuniarie irrogate per non aver adempiuto i doveri imposti dall’art. 149, 1° co., lett. a), b), c) e c bis), T.U.F. in relazione ad operazioni con parti correlate poste in essere dalla “Milano Assicurazioni” con taluni soci di riferimento ovvero con società a costoro facenti capo, in relazione al rinnovo ed all’estensione dell’incarico di consulenza conferito all’ingegner Salvatore Ligresti ed in relazione alle carenze riscontrate nel sistema di controllo interno e nella struttura organizzativa.

Se è vero che la gestione, la strategia e l’indirizzo operativo di una società di capitali, sia pure un Intermediario finanziario compete, da Statuto, al Consiglio di amministrazione è altresì vero che il controllo circa il rispetto delle norme di legge, relativamente ai rischi assunti, alla veridicità delle operazioni documentate compete, oltre agli organi di controllo interno, anche e soprattutto al collegio sindacale.

Decisione

Completamente respinte le argomentazioni del professionista contenute nel ricorso presentato all’attenzione degli Ermellini, nel tentativo di annullare o almeno contenere la sanzione irrogata dalla Commissione.

Ha parlato della “impossibilità di avvedersi”, della “insussistenza di segnali di allarme circa la illiceità di talune operazioni” o addirittura è arrivato a di essersi basato sul parere pro veritate fornito dall’Organo di controllo interno alla società.

E’ come chiedere all’Oste se il vino è buono!

Esercitare il controllo istituzionalmente dovuto da parte del Collegio sindacale non è quello di condividere l’opportunità commerciale di una certa operazione, ma semplicemente <<verificare il rispetto degli elementari principi di buona amministrazione>>.

La sentenza in commento non fa che rafforzare l’importanza ed il ruolo dei sindaci nell’azione di controllo che, soprattutto per il futuro, non se ne potranno uscire con frasi del tipo “non potevamo sapere”  o ancora peggio “non ce lo hanno detto” .

Così dicendo, sia pure nel tentativo di alleggerire eventuali proprie responsabilità o inadempienze, finirebbero, paradossalmente ad aggravare le proprie posizioni oltre che naturalmente apparire penosi e ridicoli.

Le valutazioni “qualificate” altrui (controllo interno, advisor di società di revisione esterne etc.), non giustificano in alcun modo l’eventuale inerzia del collegio sindacale che, al contrario, deve entrare nel merito nella gestione della società e della correttezza informativa dei dati di bilancio.

In definitiva, l’onere di aver agito senza colpa, conclude la Cassazione, compete proprio sull’incolpato attraverso l’attività di controllo concretamente svolta anche con indagini approfondite, sia pure a scandaglio, delle operazioni economiche portate a termine (economicità di gestione, effettività delle operazioni non solo cartolari anche per scongiurare possibili false fatturazioni infragruppo etc.).

Insomma, controllori non si nasce, si diventa, sulla base di esperienze già vissute proprio nei ruoli che oggi si pensa o si ha la presunzione di controllare.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente, Alessandro Rayneri, a rimborsare alla controricorrente, “Consob”, le spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano in complessivi euro 8.200,00, di cui euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario delle spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e cassa come per legge.

Si va per grazia e si trova “Giustizia”… qualche volta!

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[1] Sez. SECONDA CIVILE, Sentenza n.20437 del 28/08/2017 (ECLI:IT:CASS:2017:20437CIV), udienza del 27/02/2017, Presidente PETITTI STEFANO  Relatore ABETE LUIGI 

Sentenza n.20437 del 28 08 2017

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