Modello organizzativo ex 231/01: un cantiere sempre aperto!

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Modello organizzativo ex 231/01: un cantiere sempre aperto!

 

Nelle more di vedere anche l’evasione fiscale – sia pure collegata alla rilevanza penale – fra i reati presupposto della responsabilità amministrativa d’impresa di cui al D.lgs 231/2001 per intanto possiamo accontentarci delle recenti aggiunte sulla immigrazione clandestina, sul razzismo e xenofobia e sfruttamento del lavoro , meglio conosciuto con il termine “caporalato.”

Immigrazione clandestina

In particolare la legge 161/2017 ha modificato il vigente Codice antimafia  e introducendo tre commi nell’articolo 25 duodecies del decreto 213/01, che prevede quale reato presupposto l’impiego di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, estendendo la responsabilità dell’ente anche ai delitti di cui all’art.12, comma 3[1] (con le aggravanti dei commi 3 bis e 3 ter) e comma 5 del D.lgs 286/1998 (Testo unico immigrazione).

In sostanza, oggi, con la integrazione introdotta l’ente può rispondere anche per le condotte di promozione, direzione, organizzazione, finanziamento o trasporto di stranieri nel territorio dello Stato. D’altro canto, la responsabilità dell’ente era già sancita anche per la ipotesi di favoreggiamento della permanenza illegale dello straniero in Italia per trarre un ingiusto profitto dalla sua condizione d’illegalità.

Razzismo e xenofobia

Con il nuovo articolo 25-terdecies introdotto dal legislatore nel decreto 213/01 avente ad oggetto <<Razzismo & xenofobia>> laddove l’ente risponde di taluni delitti di cui all’art.3 della legga legge 654/1975[2].

L’ente, con la integrazione apportata potrà essere chiamato a rispondere di tali ipotesi delittuose laddove svolga propaganda, istigazione o incitamento, commesso in modo che ne derivi un pericolo per la collettività siano fondati. Anche la negazione o la minimizzazione in modo grave o sull’apologia della Shoah, dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra.

Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro

Questo è certamente una problematica annosa e contingente di difficile contrasto, avendo indicato la fattispecie di cui all’art.603 bis del Codice penale meglio noto come caporalato , tramite la legge 199/2016.

Con l’art.25 quinquies del decreto 231, l’ente, nel cui interesse o vantaggio sia stato commesso il delitto di sfruttamento del lavoro diventa oggi destinatario di pesanti sanzioni, fino a giungere alla interdizione definitiva dell’attività in presenza delle violazioni più gravi.

Per questa fattispecie mi vengono in mente le aziende agricole che certamente beneficiano di mano d’opera extracomunitaria a basso costo che, in assenza di controlli adeguati, hanno sempre alimentato anche settori della criminalità organizzata.

Conclusioni

Come al solito l’esimente è comune e parte, come sempre, dalla costruzione di un Modello organizzativo adeguato fatto di formazione, prescrizioni, regole, controlli interni  ad opera dell’Organismo di vigilanza – monocratico o collegiale – in proporzione alle dimensioni aziendali.

Un Codice etico con sanzioni mirate e proporzionate alla gravità della condotta effettivamente irrogate, potrà essere considerato particolarmente utile dall’Autorità giudiziaria chiamata a valutare il coinvolgimento dell’ente in conseguenza di condotte penalmente rilevante posto in essere dai dipendenti.

Chi vivrà, vedrà!

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[1] Articolo 12 (1) Disposizioni contro le immigrazioni clandestine. (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 10)

  1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, in violazione delle disposizioni del presente testo unico, promuove, dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato ovvero compie altri atti diretti a procurarne illegalmente l’ingresso nel territorio dello Stato, ovvero di altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni e con la multa di 15.000 euro per ogni persona nel caso in cui:
  2. a) il fatto riguarda l’ingresso o la permanenza illegale nel territorio dello Stato di cinque o più persone;
    b) la persona trasportata è stata esposta a pericolo per la sua vita o per la sua incolumità per procurarne l’ingresso o la permanenza illegale;
    c) la persona trasportata è stata sottoposta a trattamento inumano o degradante per procurarne l’ingresso o la permanenza illegale;
    d) il fatto è commesso da tre o più persone in concorso tra loro o utilizzando servizi internazionali di trasporto ovvero documenti contraffatti o alterati o comunque illegalmente ottenuti;
    e) gli autori del fatto hanno la disponibilità di armi o materie esplodenti. 

 

[2] Legge n. 13 ottobre 1975, n. 654 Ratifica ed esecuzione della convenzione

internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966 Pubblicata nella Gazz. Uff. 23 dicembre 1975, n. 337, S.O.

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ARTICOLO 3. Gli Stati contraenti condannano in particolar modo la segregazione razziale el'”apartheid” e si impegnano a prevenire, vietare ed eliminare sui territori sottoposti alla loro giurisdizione, tutte le pratiche di tale natura

 

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