Normativa antiriciclaggio: Interpretazione autentica!

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Normativa antiriciclaggio: Interpretazione autentica!

 

Partendo dagli alert contenuti nella Circolare della Banca d’Italia del 30 luglio 2019 – allegato 2, lett. A, punto 7 – molte banche avevano portato a rischio alto tutti i rapporti con la pubblica amministrazione, con conseguente “verifica rafforzata” delle rispettive posizioni.

Quanto detto, pur in presenza della esimente contenuta nel comma 2, punto 2, dell’articolo 23 del d.lgs 231/07, a proposito della verifica semplificata nei confronti della pubblica amministrazione.

L’organismo centrale di vigilanza, opportunamente interessato con apposito quesito, ha formulato un parere illuminante con protocollo n.1219993/21 del 24 agosto 2021,  chiarendo l’arcano nel miglior modo possibile.

Al netto di ogni approfondimento possibile dalla lettura del documento richiamato in nota, il passaggio decisivo è quando si chiarisce che Il fattore di rischio elevato richiamato nell’Allegato 2, lettera A, n. 7), fa invece riferimento, non tanto alla natura giuridica (pubblica o privata) del cliente, bensì al fatto che, in ragione dell’attività economica svolta, questi possa beneficiare di contributi e finanziamenti pubblici, con ciò aumentando la sua esposizione a fenomeni di corruzione”1.

Il contributo chiarificatore è servito moltissimo per eliminare le “rafforzate” in capo ai comuni, in arnonia al dettato normativo di cui all’art.23 del d.lgs 231/07.

Rischio alto – Comuni esclusi

Il parere appena citato è servito a numerose banche del nostro panorama creditizio ad escludere i “Comuni” dal rischio alto, trasferendo l’onere del controllo per eventuali fenomeni corruttivi, unicamente nei confronti di quelle aziende che hanno rapporti con la pubblica amministrazione (aggiudicatarie per la fornitura di beni e servizi).

L’autorevolezza della fonte, ha imposto questa conclusione nella lettura ed interpretazione di una norma secondaria che la circolare del luglio 2019 suggerisce.

Altri quesiti

Per tentare di fornire un utile contributo per la corretta interpretazione di ulteriori contenuti della vigente disciplina antiriciclaggio, sono stati posti ulteriori due quesiti in data riguardanti 31 agosto e 16 settembre u.s., riguardanti:

  • Il significato corretto da attribuire al comma 13 dell’art.49 del d.lgs 231/07, relativamente ad un trasferimento di contante in cui, una parte, è un intermediario finanziario (Banche, Poste italiane Spa, istituti di moneta elettronica e istituti di pagamento). In pratica, in questi casi, sussiste la violazione circa l’irregolare trasferimento di denaro contante ovviamente nella misura pari o superiopre alla soglia di di 2mila euro?

  • Inserire il rischio alto nei confronti di soggetti economici che, per loro natura, movimentano una significativa provvista di denaro contante. Tale attribuzione di rischio deve prescindere dall’approccio basato sul rischio, portando a rischio alto tutti di distributori di carburante, supermercati aliementari, farmacie, sali e tabacchi etc., a prescindere da qualunque oggettiva valutazione circa la natura delle transazioni registrate sui rapporti?

Per ambedue questi quesiti, a differenza della occasione precedente, la risposta da parte della Banca d’Italia pervenuta con nota n.1357906/21 del 24 settembre 2021, non è stata di alcuna utilità.

Conclusioni

A questo punto, con l’auspicio di dipanare i dubbi o le incertezze circa la interpretazione delle normative in vigore, con particolare riferimento a quella secondaria di cui alla Circolare Bankit citata del 30 luglio 2019, si auspica un intervento pubblico chiarificatore, come interpretazione autentica.

Diversamente, le banche, continuano ad affogare in un mare di carte con una burocrazia impazzita con verifiche rafforzate senza alcun criterio, incapace di discernere reali situazioni di rischio, a tutto danno dell’azione di contrasto al riciclaggio di denaro sporco e finanziamento del terrorismo.

E’ giunta l’ora di un intervento qualificato da parte di chi di competenza: chi sa parli!

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