NORMATIVA VALUTARIA: Trasferimento all’estero di denaro contante oltre la soglia

        




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Civile

Estremi

Autorità: 
Cassazione civile  sez. II
Data:  20 luglio 2009
Numero:  n. 16838

Classificazione

IMPOSTE
IN GENERE – Accertamento motivazione

Intestazione


		 
                    LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE                   
		
                       SEZIONE SECONDA CIVILE                        
		
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:                            
		
Dott. ROVELLI    Luigi Antonio                    -  Presidente   -  
		
Dott. MENSITIERI Alfredo                          -  Consigliere  -  
		
Dott. SCHERILLO  Giovanna                         -  Consigliere  -  
		
Dott. BURSESE    Gaetano Antonio             -  rel. Consigliere  -  
		
Dott. MAZZACANE  Vincenzo                         -  Consigliere  -  
		
ha pronunciato la seguente:                                          
		
                     sentenza                                        
		
sul ricorso 9601/2005 proposto da: 
		
MINISTERO ECONOMIA FINANZE, in persona del Ministro pro tempore, 
		
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso 
		
l\'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope 
		
legis; 
		
- ricorrente - 
		
contro 
		
              G.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE CORSO 
		
23, presso lo studio dell\'avvocato SALERNI ARTURO, rappresentato e 
		
difeso dall\'avvocato MAGLIARISI ANGELO; 
		
- controricorrente - 
		
e contro 
		
GENEROSO SRL; 
		
- intimato - 
		
avverso la sentenza n. 347/2004 del TRIBUNALE di AGRIGENTO, 
		
depositata il 30/03/2004; 
		
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 
		
04/06/2009 dal Consigliere Dott. GAETANO ANTONIO BURSESE; 
		
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. 
		
PIVETTI Marco, che ha concluso per accoglimento del ricorso. 
		
                 
		

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

G.S. e
la Generoso srl, proponevano opposizione avverso il decreto d\’ingiunzione n.
109490 emesso in data 9.05.2002 dal Ministero dell\’Economia e delle Finanze,
con la quale era stata irrogata a carico del G., in solido con menzionata
società, la sanzione pecuniaria di Euro 123.484,00 per la violazione del D.L.
n. 167 del 1990, art. 3, conv. in L. n. 227 del 1990. L\’atto impugnato traeva
origine dal verbale con il quale la GdF aveva contestato agli opponenti la
violazione di norme valutarie in tema di trasferimenti all\’estero, al seguito,
di somme di danaro eccedenti la franchigia consentita ai sensi della L. n. 227
del 1990, art. 3. Secondo tale verbale (che a sua volta faceva riferimento ad
altro precedente della stessa GdF) la società Generoso a rl aveva acquistato
autovetture usate, per lo più in (OMISSIS), per un importo complessivo di circa
L. 900.000.000 nell\’anno 1997 e di circa 5.500.000.000 nell\’anno 1998, con la
successiva annotazione, nella contabilità obbligatoria, delle transazioni
effettuate con la causale “pagamento in contante, ciò che aveva fatto
ritenere ai verbalizzanti che gli acquisti eseguiti in (OMISSIS) erano stati
effettuati con danaro e valori custoditi nella “cassa”, quindi senza
il ricorso ad intermediar abilitati. Più precisamente i militari, attraverso
l\’esame dei vari contratti sottoscritti relativi all\’acquisto dei veicoli,
raggruppandoli per periodi consecutivi e sommando gli importi di riferimento,
avevano ritenuto che le somme di danaro fossero state trasferite all\’estero in
un\’unica circostanza e che le stesse ammontassero in L. 956.394.400, ciò che
aveva comportato l\’irrogazione della sanzione pecuniaria di cui al decreto
impugnato.

A
sostegno dell\’opposizione i ricorrenti eccepivano: il difetto di motivazione
del provvedimento impugnato (motivazione per relationem: violazione D.P.R. n.
148 del 1988, art. 32, comma 1); la violazione della L. n. 212 del 2000, art.
12, comma 2, e art. 7, comma 1, (Statuto diritti del contribuente: motivazione
dell\’atto e diritti e garanzia del contribuente sottoposto a verifiche fiscali)
e conseguente inutilizzabilità delle dichiarazioni riportate nel pvc del
14.02.10; la violazione del D.P.R. n. 148 del 1988, art. 31, comma 2;
l\’illegittimità del pvc di illecito valutario perchè fondato su presunzioni
sfornite dei requisiti di gravità, precisione e concordanza; l\’erronea
valutazione della sanzione in concreto applicata e la mancata applicazione
della c.d. continuazione.

Nel
corso del giudizio l\’Amministrazione era rappresentata e difesa in un primo
tempo da un funzionario dell\’Agenzia delle Entrate e successivamente
dall\’Avvocatura Distrettuale dello Stato. Infine, l\’adito Tribunale di
Agrigento con la sentenza n. 346 del 2004 accoglieva il ricorso ed annullava il
decreto di ingiunzione impugnato.

Avverso
la predetta sentenza, il Ministero dell\’Economia e delle Finanze propone
ricorso per cassazione; l\’intimato G.S. resiste con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il
primo motivo del ricorso l\’Amministrazione denunzia la violazione e falsa
applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 23, e dell\’art. 106 c.p.c.; deduce
che il giudice di merito era caduto in errore allorchè aveva ritenuto come non
avvenuta la costituzione in giudizio del Dipartimento del Tesoro; tale
costituzione invero poteva avvenire anche con scritti difensivi trasmessi a
mezzo del servizio postale presso la cancelleria del giudice competente, mentre
la rappresentanza in giudizio poteva essere affidata anche ad un funzionario
dell\’Agenzia delle Entrate. In ogni caso, la successiva costituzione in
giudizio del procuratore designato dall\’Avvocatura Distrettuale dello Stato
aveva effetto sanante di ogni eventuale pregressa nullità processuale.

La
doglianza è fondata anche se la questione sollevata non ha alcun rilevo nella
fattispecie in esame, atteso che, ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 23,
comma 4, l\’Amministrazione che ha emesso l\’ordinanza può stare in giudizio
avvalendosi di funzionari appositamente delegati, non essendo dunque necessario
che si avvalga del patrocinio erariale. Con il secondo motivo la ricorrente
amministrazione denunzia la violazione e falsa applicazione della L. n. 689 del
1981, art. 18, e del D.P.R. n. 148 del 1988, art. 13, e della L. n. 121 del
2000, art. 12; deduce che erroneamente il giudice di merito aveva ritenuto il
decreto d\’ingiunzione impugnato carente di motivazione; invero il provvedimento
sanzionatorio conteneva tutti gli elementi necessari per consentire la difesa
del contravventore, facendo riferimento – quanto alla motivazione – sia alla
relazione illustrativa allegata (ove sono dettagliatamente analizzati gli
elementi che hanno portato ad affermare fa responsabilità del ricorrente e
viene evidenziata tutta l\’attività istruttoria compiuta), sia al verbale di
accertamento della polizia tributaria. L\’ingiunzione comunque è correttamente
motivata per relationem facendo esplicito riguardo ai parere espresso dalla
Commissione consultiva per le infrazioni valutarie.

La
doglianza è fondata.

Intanto
va sottolineato in premessa che l\’opinione del primo giudice circa l\’avvenuta
violazioni di norme del c.d. Statuto dei diritti del contribuente (L. n. 212
del 2000) è certamente erronea e non pertinente in quanto tale normativa non
riguarda la materia valutaria ai sensi della quale è stato sanzionato il
comportamento illecito del G.. Ciò emerge chiaramente dal tenore letterale
delle disposizioni della stessa L. n. 212 del 2002, ed in particolare dall\’art.
1 secondo il quale “le disposizioni della presente legge …. costituiscono
principio generale dell\’ordinamento tributario .. “Tali considerazioni
valgono anche con riguardo alla doglianza relativa al punto della sentenza in
cui erroneamente si è ritenuto violato la stessa L. n. 212 del 2000, art. 12.

Ciò
posto, non v\’è dubbio che il decreto opposto è motivato per relationem ai
parere della commissione che, a sua volta è motivato per relationem al verbale
d\’accertamento. Il giudice a quo ritiene erroneamente che la motivazione per
relationem non è valida quando il documento richiamato a sua volta è motivato
per relationem ad altro, senza però motivare in qualche modo tale sua
affermazione. Si tratta invero di un assunto privo di fondamento normativo e
logico: ai fini della validità e sufficienza della motivazione del provvedimento
sanzionatorio è soltanto necessario che i documenti compresi nella catena dei
richiami siano tutti riconoscibili e che i richiami stessi siano precisi e
congrui, in modo tale che il cittadino venga posto in condizioni di conoscere
le ragioni dell\’amministrazione e di esser dunque in grado di esercitare il suo
diritto di difesa.

Secondo
la giurisprudenza di questa Corte ” il contenuto dell\’obbligo imposto
dalla L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 18, comma 2, di motivare l\’atto
applicativo della sanzione amministrativa, va individuato in funzione dello
scopo della motivazione stessa, che è quello di consentire all\’ingiunto la
tutela dei suoi diritti mediante l\’opposizione. Pertanto, il suddetto obbligo
deve considerarsi soddisfatto quando dall\’ingiunzione risulti la violazione
addebitata, in modo che l\’ingiunto possa far valere le sue ragioni e il giudice
esercitare il controllo giurisdizionale, con la conseguenza che è ammissibile
la motivazione “per relationem” mediante il richiamo di altri atti
del procedimento amministrativo e, in particolare, del verbale di accertamento,
già noto al trasgressore in virtù della obbligatoria preventiva
contestazione”. (Cass. n. 20189 del 22/07/2008; con specifico riguardo
all\’infrazioni valutarie v. Cass. n. 13254 del 27711/1999).

La
sentenza impugnata afferma ancora che il Ministero avrebbe determinato la
sanzione da irrogare senza considerare i criteri di determinazione prescritti
dalla legge. Si tratta di censura generica, posto che la sentenza impugnata non
da conto dei profili per cui sarebbe da considerare non correttamente
esercitato il potere discrezionale di determinazione della sanzione inflitta,
attribuito dalla legge all\’amministrazione (L. n. 689 del 1981, art. 11).
Invero, alla luce di tali considerazioni, doveva ritenersi congrua la sanzione
comminata, inferiore al 35% dell\’importo illegittimamente trasferito
all\’estero, avuto riguardo a tal fine al disposto normativo di cui alla L. n.
227 del 1990, art. 3, come modificato dal D.Lgs. n. 125 del 1997, art. 2. Con
il successivo motivo si denunzia la violazione e falsa applicazione della L. n.
227 del 1990, art. 3, e dell\’art. 2729 c.c., nonchè l\’omessa o insufficiente
motivazione, nel punto in cui la sentenza impugnata ha ritenuto insufficienti
gli elementi probatori utilizzati per l\’accertamento dell\’infrazione valutaria.

Il
giudice di merito ha censurato il metodo di quantificazione della somma
complessivamente trasferita al seguito, in violazione del D.L. n. 167 del 1990,
art. 3, sostenendo che ogni singolo acquisto di autoveicoli usati in (OMISSIS)
dal G. per conto della sua società, avrebbe potuto integrare una operazione
commerciale a sè stante, che quindi poteva essere contenuta nei limiti della
franchigia di L. 20.000.000 consentita dalla legge. Invece secondo il Ministero
deve ritenersi corretta la metodologia seguita dai verbalizzanti, per cui le
somme da prendere in considerazione erano quelle relative all\’importo
complessivamente trasferito al seguito delle varie operazioni indicate nel pvc
del 14.2.02, tutte eccedenti la soglia prevista dalla normativa allora in
vigore.

La
censura è chiaramente fondata essendo la statuizione in questione inficiata da
manifesta illogicità. I giudice a quo, seguendo pedissequamente ed
acriticamente l\’impostazione difensiva degli opponenti, ha rilevato che le
risultanze delle scritture contabili – secondo cui i prezzi delle auto
acquistate in (OMISSIS) erano pagati in contanti – non potevano essere
utilizzati come prova dato che la stessa amministrazione aveva constato la
presenza di irregolarità in tali scritture. Va ricordato al riguardo, che a
norma dell\’art. 2709 c.c., le scritture contabili, anche se irregolari, fanno
sempre prova contro l\’imprenditore e che l\’eventuale falsità di esse non può
essere da questi utilizzata a proprio vantaggio per negare tale valore di prova
a suo danno. La sentenza impugnata afferma poi l\’inutilizzabilità delle
dichiarazioni rese dal sig. G. in ragione della mancanza di un\’autorizzazione
del Capo reparto della GdF di Agrigento: si tratta di affermazione priva di
motivazione e di fondamento normativo.

Infine,
la circostanza affermata dal primo giudice secondo cui vi sarebbero stati
viaggi all\’estero per l\’acquisto di autovetture per importi inferiori alla
franchigia, si pone al di fuori dei confini di una sensata considerazioni delle
provabilità, sulla base delle stesse dichiarazioni del G.: la sentenza è sul
punto non motivata o motivata in modo illogico, posto che si ritiene non
raggiunta la prova indiziaria solo in ragione della sussistenza di una
possibilità meramente teorica di un evento contrario a quello presumibile.

In
conclusione ed in sintesi il ricorso va accolto per quanto di ragione, con la
conseguente cassazione della sentenza impugnata; il rinvio della causa anche
per le spese, al Tribunale di Agrigento in diversa composizione, che dovrà
giudicare secondo i principi sopra espressi, con riguardo in specie alla
questione relativa alla quantificazione della somma trasferita all\’estero oltre
i limiti della franchigia.

P.Q.M.

P.Q.M.

accoglie
il ricorso per quanto di ragione, cassa la sentenza impugnata e rinvia della
causa anche per le spese, al Tribunale di Agrigento in diversa composizione.

Così
deciso in Roma, il 4 giugno 2009.

Depositato
in Cancelleria il 20 luglio 2009


 

Cassazione
civile  sez. II,  20 luglio 2009,  n. 16838

 





Giovanni Falcone

GIOVANNI FALCONE
CONSULENTE D’IMPRESA
"ESPERTO ANTIRICICLAGGIO”