Odissea giudiziaria di Calogero Mannino: Un esempio di malagiustizia!

5 min di lettura
Calogero Mannino - odissea giudiziria
Calogero Mannino - odissea giudiziria
Print Friendly, PDF & Email

Odissea giudiziaria di Calogero Mannino: Un esempio di malagiustizia!

 

Alcuni politici del nostro Governo, inneggiano con particolare enfasi al fatto di essere riusciti ad escludere i cc.dd. Reati di mafia e terrorismo – oltre a reati di droga e violenza sessuale – dal novero della prescrizione e/o improcedibilità di cui alla riforma “Cartabia-Draghi”, in discussione in questi giorni, finalizzata ad introdurre opportuni accorgimenti per migliorare la ragionevole durata dei processi.

I primi a bearsi di questo successo, sono gli appartenenti al Movimento 5 Stelle, notoriamente vocati al giustizialismo, convinti come sono che i processi si fanno nelle piazze, su facebook e giammai nelle aule di giustizia, come si converrebbe nel terzo millennio in un Paese civile.

In pratica, con questo successo, la magistratura, quando si trova a dover processare soggetti implicati – direttamente o indirettamente – in vicende di mafia o criminalità organizzata, non ha scadenze o calendari particolari e si può prendere il tempo che vuole, senza limiti di tempo e di decenza.

Per fare un esempio, parlando di una tragedia vissuta da un ex parlamentare della prima repubblica, tale Calogero Mannino, una agonia giudiziaria senza precedenti durata trent’anni, accusato di “concorso esterno in associazione mafiosa” e infiniti altri reati.

In pratica in tutti i processi, iniziati nel 1991 e conclusi nel 2020, è stato sempre assolto, in via definitiva, indifferentemente nei Tribunali, Corti di Appello e Cassazione.

In una delle citate occasioni assolutorie, il Procuratore generale presso la Corte di cassazione, nell’argomentare e chiedere l’annullamento della sentenza di condanna, ebbe modo di esprimersi nel modo che segue:

Nella sentenza di condanna di Mannino non c’è nulla. La sentenza torna ossessivamente sugli stessi concetti, ma non c’è nulla che si lasci apprezzare in termini rigorosi e tecnici, nulla che possa valere a sostanziare l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Questa sentenza costituisce un esempio negativo da mostrare agli uditori giudiziari, di come una sentenza non dovrebbe essere mai scritta…” .

Conclusioni

Se quanto detto corrisponde al vero, posto che stiamo parlando di una cronaca giudiziaria di malagiustizia per accuse ed episodi in qualche misura connessi a vicende di mafia, faccio fatica a comprendere le ragioni di tanto giubilo per la riforma della giustizia che si sta scrivendo in questi giorni.

Quando un cittadino viene accusato di un comportamento illecito, un reato, un delitto anche grave, ci si deve misurare con delle regole di uno Stato di diritto, significando che, bisogna dare una risposta in termini di giustizia in tempi ragionevoli, umani.

Annullare i termini prescrizionali per taluni reati, rimane un abominio inspiegabile contro la libertà e contro il funzionamento corretto della macchina giudiziaria.

Mai come adesso possiamo essere d’accordo con la massima di Maxmilian Robespierre che diceva: La libertà e l’innocenza non hanno nulla da temere dalla pubblica indagine, a condizione che regni la legge e non l’uomo.

Quando un comune cittadino o, ancora di più un parlamentare della Repubblica, viene perseguitato per trent’anni, ingiustamente, per sentirsi alla fine della giostra dire “il fatto non sussiste” e definitivamente assolto, significa che qualcosa non ha funzionato.

E allora che fare?

Dobbiamo allungare ancora i termini di un processo o dobbiamo darci delle regole, dei tempi ragionevoli?

La riforma Cartabia di cui si sta discettando, sta cercando di fissare dei tempi certi e ragionevoli, umani.

Da ultimo ricordo che, l’onorevole Mannino fa causa allo Stato chiedendo un risarcimento per ingiusta detenzione, avendo trascorso due anni in cella senza motivo1, ma nel maggio 2012 i giudici della Corte d’appello di Palermo rigettano la richiesta2 in quanto Mannino è stato riconosciuto consapevole di aver ricevuto appoggio elettorale da un boss mafioso3.

Con queste premesse, non si farebbe prima ad interdire la possibilità di esprimere un voto quando un soggetto è condannato per mafia?

Trasferiamo il dubbio agli esperti di diritto del Movimento politico ci cui parlavo prima!

=====

Giovanni Falcone

GIOVANNI FALCONE
CONSULENTE D’IMPRESA
"ESPERTO ANTIRICICLAGGIO”

Post precendente

Mutuo prima casa: se hai meno di 36 anni. Ci pensa Draghi! 

Prossimo post

Stress test del Mondo banca: Matrimoni incerti, dividendo sicuro!

Ultimi per