Omessa segnalazione di operazione sospetta: Il Tribunale assolve, grazie alla protezione dello “Scudo fiscale”

Scudo fiscale - NO Sos
Scudo fiscale - NO Sos

Omessa segnalazione di operazione sospetta: Il Tribunale assolve, grazie alla protezione dello “Scudo fiscale”

 

Sulla scorta di una recente sentenza di merito del Tribunale di Roma del 15 ottobre 2020, l’adesione allo “Scudo fiscale” da parte di una impresa, esclude l’obbligo di Segnalazione di operazione sospetta in capo al soggetto obbligato, come può essere un intermediario finanziario (banca, fiduciaria, Sgr etc.). Infatti, il citato obbligo non si applica in presenza di operazioni di trasferimento di denaro ed attività finanziarie estere presso altro intermediario residente in territorio nazionale, nel quadro del c.d. “Scudo Fiscale”, ovvero per i rimpatri e le regolarizzazioni di capitali frutto di reati per i quali l’art. 13 bis, 4° comma, del d.l n. 78 dell’1 luglio 2009 che ne esclude la punibilità in termini assoluti.

Le conclusioni del Tribunale anche in considerazione che il soggetto obbligato non è tenuto ad effettuare indagini o approfondimenti di sorta, posta l’osservanza della comune diligenza etica e professionale.

In pratica, non procedere all’inoltro di una segnalazione di operazione sospetta nei confronti di un imprenditore che ha aderito al beneficio di legge come lo ”Scudo fiscale”, significa semplicemente applicare la legge e pertanto l’intermediario e per esso il responsabile di filiale o qualunque altro soggetto, non è sanzionabile.

Pratica operativa

Al netto delle conclusioni cui è giunto il Tribunale con la sentenza in commento, ritengo che un approfondimento ulteriore si sarebbe potuto fare sulla genesi della vicenda che qui ci occupa, anche per meglio inquadrare la fattispecie per un comportamento futuro dell’intermediario finanziario e scongiurare ogni conseguenza di sorta per eventuali condotte difformi.

In pratica, considerata la frequenza con cui i provvedimenti di clemenza fiscale vengono promossi, bisogna rifarsi ad una best practice in grado di scongiurare ogni sorta di rischio per il povero e sventurato direttore di filiale.

Diciamo subito che se il beneficio è rivolto agli evasori fiscali, dobbiamo riferirci, con tutta evidenza, a soggetti imprenditori che in passato abbiano svolto un’attività economica.

Ne consegue che, i soggetti medesimi, siano stati nel tempo, titolari di partita Iva per l’esercizio di una ben definita attività economica.

Se al contrario, la persona che aderisce ad un potenziale “Scudo fiscale” non   sia mai stato imprenditore o professionista e giammai titolare di partita Iva, ma solo, per esempio, un dipendente pubblico, appare evidente che trattasi di una dichiarazione riservata “mendace e falsa” e che l’origine della provvista possa ragionevolmente essere attribuita ad una fonte diversa non sempre lecita.

Stessa situazione la si potrebbe riscontrare in presenza di vecchie attribuzioni di partite Iva, risultate secondo le visure “non operative” ovvero operanti in settori a rischio – movimento terra, autocarrozzeria, commercio materiali ferrosi, appalti pubblici etc.

A questo punto, trovandoci a valutare circostanze della specie, un sospetto appare ragionevole e pertanto ne consegue l’obbligo di procedere all’inoltro di una segnalazione di operazione sospetta, per la semplice ragione che lo scudo, la protezione giuridica di cui comunemente si parla riguarda solo ed unicamente ipotesi di “evasione fiscale”.

E’ inutile aggiungere che in  situazioni della specie la Sos deve essere adeguatamente argomentata ed in grado di superare i limiti che la stessa legge impone nella condotta dell’intermediario.

Punto di vista!

 

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