PERGOTENDA: Ci vuole l’autorizzazione del Comune?

Pergotenda, ci vuole l’autorizzazione del Comune?

 

Il reato di abuso edilizio in caso di mancata richiesta di permesso di costruire per la pergotenda: le differenze con il pergolato.

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Chi vuole costruire una pergotenda non deve chiedere il permesso di costruire al Comune: si tratta, infatti, di una costruzione che rientra nella cosiddetta edilizia libera e per la quale non c’è bisogno di autorizzazione amministrativa. È quanto chiarito dal Consiglio di Stato in una recente sentenza[ 1].

Cos’è la pergotenda?

La pergotenda è un semplice arredo esterno; secondo un orientamento di qualche anno fa del Consiglio di Stato [2], quando la pergotenda è di modeste dimensioni, non modifica la destinazione d’uso degli spazi esterni ed è facilmente ed immediatamente rimovibile, con la conseguenza che la sua installazione non necessita quindi di alcun permesso.

Tali strutture, la cui agevole realizzazione è oggi possibile grazie a nuove tecniche e nuovi materiali, sono destinate a rendere meglio vivibili gli spazi esterni delle unità abitative (terrazzi giardini) e sono installate per soddisfare quindi esigenze non precarie[3].

Le pergotende non si connotano, pertanto, per la temporaneità della loro utilizzazione, ma costituiscono un elemento di migliore fruizione dello spazio esterno, stabile e duraturo.

Pergotenda, ci vuole il permesso di costruire?

Secondo i giudici amministrativi, le pergotende, tenuto conto della loro consistenza, delle caratteristiche costruttive e della loro funzione, non costituiscano un’opera edilizia soggetta al previo rilascio del titolo abilitativo (ossia il permesso di costruire). Infatti, in base all’attuale legge [4], il permesso di costruire è necessario solo per gli «interventi di nuova costruzione», che determinano una «trasformazione edilizia e urbanistica del territorio»; al contrario, una struttura leggera (nella fattispecie esaminata in alluminio anodizzato) destinata ad ospitare tende retrattili in materiale plastico non integra tali caratteristiche.

L’opera principale non è, infatti, la struttura in sé, ma la tenda, quale elemento di protezione dal sole e dagli agenti atmosferici, finalizzata ad una migliore fruizione dello spazio esterno dell’unità abitativa, con la conseguenza che la struttura (in alluminio anodizzato) si qualifica in termini di mero elemento accessorio, necessario al sostegno e all’estensione della tenda.

Quest’ultima, poi, integrata alla struttura portante, non può considerarsi una «nuova costruzione», posto che essa è in materiale plastico e retrattile, onde non presenta caratteristiche tali da costituire un organismo edilizio rilevante, comportante trasformazione del territorio. Infatti la copertura e la chiusura perimetrale che essa realizza non presentano elementi di fissità, stabilità e permanenza, per il carattere retrattile della tenda, «onde, in ragione della inesistenza di uno spazio chiuso stabilmente configurato, non può parlarsi di organismo edilizio connotantesi per la creazione di nuovo volume o superficie».

Inoltre l’elemento di copertura e di chiusura è costituito da una tenda in materiale plastico, privo di quelle caratteristiche di consistenza e di rilevanza che possano connotarlo in termini di componenti edilizie di copertura o di tamponatura di una costruzione.

Sulla base di tali considerazioni il Consiglio di Stato ha quindi ritenuto che la pergotenda, destinata unicamente al sostegno (in alluminio) di un elemento di arredo temporaneo consistente in una tenda retrattile, non necessita del previo rilascio di un permesso di costruire, risolvendosi «in un mero elemento di arredo del terrazzo su cui insiste».

Infatti la struttura di alluminio anodizzato (nella fattispecie esaminata) è stata ritenuta un mero elemento di sostegno della tenda e quindi non poteva considerarsi un nuovo organismo edilizio determinante una trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio.

note

[1]Cons. St. sent. n. 306/2017 del 25.01.2017.

[2]Cons. St. sent. n. 1777/2014.

[3]Cons. St. sent. n. 1619/2016.

[4]Combinato disposto degli artt. 3 e 10 del DPR n. 380 del 2001.

Fonte: LLpT