Pmi in difficoltà
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Pmi in sofferenza: Una soluzione è possibile!

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Pmi in sofferenza: Una soluzione è possibile!

 

La Federazione Italiana Pubblici Esercizi della Confcommercio (Fipe), per descrivere lo stato comatoso in cui si dibatte la categoria dei ristoratori ha elaborato uno studio apposito concludendo che, a fronte di una perdita economica del settore di 40 miliardi, lo Stato ha contribuito in termini di ”ristori” per 2,5 miliardi di euro.

In molti, operanti nel settore della ristorazione parlano di miseria di Stato e per il fine settimana prossimo, hanno programmato un’apertura generalizzata in dissenso ed in contrasto alle programmate restrizioni.

Gli stessi operatori, sia pure assicurando tutte le necessarie cautele e rispetto dei protocolli di sicurezza – distanziamento, termo scanner all’ingresso, aspetto igienico e benedizione di padre Pio etc. – dicono di volerlo fare non per protesta ma per pura sopravvivenza, con l’obiettivo ultimo di onorare le tante spese della quotidianità (affitti, personale, ammortamenti vari etc.).

Stato dell’arte

L’altra sera, durante la nota trasmissione della Gruber – Otto e mezza – presente l’onorevole Bersani che si è battuto come un leone per enfatizzare lo sforzo profuso da questo governo per affrontare gli effetti della pandemia sotto il profilo economico e sociale. Nel dire questo, ha sottolineato i ripetuti provvedimenti di ristoro messi a disposizione dal governo per aiutare, primi fra tutti, la categoria dei ristoratori. Giudicata dagli stessi meno che una miseria.

Nella stessa trasmissione, è intervenuto un noto imprenditore sardo che, in evidente stato di disagio o di disperazione a secondo i punti di vista, ha chiesto alla classe politica due sole cose:

  1. Liquidità, liquidità e liquidità;
  2. Piano di ammortamento trentennale (l’ultima finanziaria lo ha portato a 15 anni dai 10 iniziali).

L’intervento dell’imprenditore e il nuovo piano di ammortamento introdotto dall’ultima legge di bilancio ha fatto riferimento al decreto liquidità n.23/2020, con il quale il Governo decise di mettere a disposizione delle famiglie e delle Piccole e medie imprese 400 miliardi di garanzia pubblica, per prestiti da elargirsi a mezzo del sistema bancario.

Venne definito dallo stesso Premier Giuseppi, un bazooka per l’economia che, alla resa dei conti, invece, si rivelò una pistola ad acqua.

Finanziamenti a garanzia pubblica

Il progetto dell’arrivo della liquidità alle categorie produttive, falcidiate dai ripetuti lockdown che hanno determinato, come diretta conseguenza, i magazzini pieni (invenduto) e le casse vuote.

Infatti, dei 400 miliardi programmati, sono arrivati a destinazione circa un quarto perché le banche hanno ripetutamente una “manleva sul merito creditizio”.

Questa richiesta non è stata accolta da parte del Governo e il risultato è questo: stallo dei finanziamenti a garanzia pubblica e le aziende muoiono.

Conclusioni

Se la situazione è questa che ho cercato di descrivere sommariamente, possiamo continuare così?

Possiamo continuare con questi ristori pari ad un ventesimo delle perdite registrate oppure introducendo una “manleva” anche a termine per superare la gravissima contingenza che la nostra economia sta vivendo?

E’ urgentissima una risposta, di buon senso, equivalente a quanto direbbe o farebbe la massaia sotto casa!

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