POLITICA E COSTITUZIONE DI UNA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE

Costituzione
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POLITICA E COSTITUZIONE DI UNA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE
E’ innegabile la forte influenza antifascista subita dai nostri Costuenti del 1947 quando diedero vita alla Carta Costituzionale
Non lo dico per evidenziare un difetto se mai tale fosse considerato, ma semplicemente per ricordare una evidenza oggettiva.
Per sottolineare questo aspetto voglio riportare all’attenzione due articoli, ovvero il 67 e il 112 della Costituzione vigente che, rispettivamente, fissano due principi ritenuti fondamentali per la nostra vita democratica, come:
• Art.67: Ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita la sua funzione senza vincolo di mandato;
• Art.112: Il Pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale.
Come ogni scelta vi sono due aspetti da considerare, posti gli effetti diametralmente opposti che si sono voluti ottenere.
In pratica, nel ventennio della dittatura fascista, sia la politica che l’azione penale venivano decise fuori dal Parlamento e dai Tribunali, in ossequio agli umori ed interessi del Duce in analogia a quanto da sempre succede in ogni dittatura.
Politica e Costituzione
Fatta questa premessa, oggi assistiamo a dichiarazioni abbastanza contraddittorie, per usare un eufemismo, da parte di Ministri in carica che, in qualche caso molto giovani, pur avendo giurato sulla Costituzione nelle mani del Presidente della Repubblica all’atto della nomina, ne evidenziano le approssimazioni e per certi aspetti anche i pericoli.
E’ in questa cornice infatti che il nostro giovane Ministro degli esteri – al secolo Luigi Di Maio – nei corridoi del Palazzo di vetro dell’ONU, ha dichiarato alla stampa che imporra’ il pagamento della penale di 100mila euro per ogni parlamentare grillino che non si adeguera’ alle linee del partito, cambiando casacca e facendo, come spesso succede, il c.d. salto della quaglia.
Conclusioni
Affermazioni della specie, pronunciate da un capo politico che vuole aprire il Parlamento come una scatola di tonno, abolendo la democrazia rappresentativa per introdurre quella del web dovrebbe far pensare.
Dovrebbe far pensare ai tanti soloni in circolazione che a suo tempo hanno osteggiato il tentativo di riforma costituzionale di cui al fallito referendum del 4 dicembre 2016.
In tal senso non posso che pensare al grande ZAGREBELSKY prof. Gustavo, professore ordinario di diritto costituzionale, gia’ presidente della Corte costituzionale nel gennaio 2004.
Invece niente, nessuno parla, un sussurro ma finanche uno spiffero da parte di chi osteggiava l’uomo solo al Comando.
E’ proprio vero, i tempi cambiano e, a volte, se ci sono, anche le idee!

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