POLITICA & QUESTIONE MORALE: tra business e malaffare

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Nel mentre si discute della introduzione di nuove formule semplificative per il ricorso alla “Trattativa privata” nell’affidamento di appalti  nella pubblica Amministrazione[1], quintuplicando l’attuale soglia dei 100 mila euro prevista dal vigente codice degli appalti di cui alla legge quadro n.109/1994 e successivi Regolamenti di attuazione, nel contempo, sulla scorta delle numerose inchieste giudiziarie, si assiste, ad una impennata del malaffare nella politica nel suo complesso (locale e nazionale). 

Mezza Italia politica è inquisita dalla magistratura penale per reati che vanno dall’Abuso d’ufficio alla Corruzione, dall’Associazione a delinquere alla Concussione, dalla Turbativa d’asta alla Truffa, tutti collegati alla gestione degli appalti pubblici.

Gli arresti si susseguono: Presidenti di Regione, di Provincie, Sindaci di grandi città, Assessori vari fino alla richiesta di analoghe Misure restrittive della libertà personale nei confronti di illustri esponenti della politica nazionale. 

E’ un terremoto politico-giudiziario del quale probabilmente siamo solo all’inizio. 

Dalla lettura di chilometriche conversazioni telefoniche – opportunamente registrate, nella comune speranza che non vengano mai soppresse come strumento indispensabile dell’attività investigativa – e molto meno opportunamente pubblicate – secondo il vecchio vezzo della violazione sistematica del segreto istruttorio, si ha l’impressione che la politica non abbia più colore o appartenenza.

E’ scomparsa del tutto quella vecchia convinzione a lungo coltivata da una certa parte politica, secondo la quale il monopolio dell’etica e della sana o corretta gestione della cosa pubblica fosse allocata da una parte sola. 

Personalmente credo che tale convinzione non è mai stata maggioritaria, salvo pensare che potessimo trovarci non di fronte a persone normali – con i pregi ed i difetti che contraddistinguono la natura umana in quanto tale – ma al cospetto di extraterrestri, gente di un altro mondo. 

Con queste inchieste, sembra capire che negli affari, soprattutto quelli sporchi, come sempre del resto, sono tutti uguali.

Tangentopoli docent. 

Non voglio naturalmente anticipare sentenze di condanna, non è mio compito, rimettendomi invece all’iter processuale in ossequio all’assoluta presunzione di innocenza di Costituzionale memoria[2]. 

Vorrei limitarmi ad un’analisi del comune sentire, sotto un aspetto più politico, più nobile ed  inteso come servizio alla collettività. 

Intanto mi chiedo come si possa pensare, in questo momento storico, di ampliare la “discrezionalità” della Pubblica Amministrazione nella gestione degli appalti pubblici, sia pure in uno spirito costruttivo volto a meglio fronteggiare la grave crisi finanziaria in atto che sta già colpendo l’economia reale, soprattutto quella riferibile alla piccola impresa.

Salvo prendere le necessarie contromisure, in termini di imput all’attività investigativa, quella dell’ampliamento del ricorso alla trattativa privata appare una strada decisamente pericolosa, amplificando in termini esponenziali il rischio di commistione degli interessi pubblici e privati che le stesse inchieste giudiziarie stanno li a dimostrare.

Diversamente, tale scelta appare assolutamente contraddittoria con le risultanze investigative che i diversi scandali stanno proprio a dimostrare (appalti di servizi o forniture nella sanità, manutenzione di strade, servizi cimiteriali, gestione di fondi comunitari etc.). 

Di tutto, di più.

L’appetito vien mangiando! 

Nel contempo, visto l’atteggiamento di tanti amministratori pubblici, che non avvertono quella naturale sensibilità di rimettere il proprio mandato, nel senso che, se non vengono arrestati dalla poltrona non si schiodano, da tempo mi chiedo se non sia auspicabile – in presenza di gravissime ipotesi di reato come l’Associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e/o concussione – estendere lo scioglimento d’imperio al pari di un’associazione di stampo mafioso, secondo i dettami contenuto nel Decreto legislativo 18 agosto 2000 nr.267 (Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali)[3]. 

Il reato di “Concussione”, sicuramente il più grave contro la Pubblica Amministrazione, a mio avviso, non è altro che l’omologo, se non più grave,  dell’estorsione praticato dall’appartenente all’associazione mafiosa[4]. 

Non si comprende infatti la ragione della diversità di trattamento laddove, secondo i contenuti del primo comma dell’art.143 (cfr. 3), “il solo emergere  elementi su collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata o su forme di condizionamento degli amministratori stessi”, fa scattare il provvedimento di scioglimento di quella determinata Amministrazione locale.

Se non funziona la Pubblica Amministrazione, appare certamente in salita – se non impossibile – ogni serio contrasto alla criminalità organizzata. 

Chi ha tempo, non aspetti tempo! 

Casamassima, 18 dicembre 2008


[1] Decreto legge n.162/2008

[2] Parte primaDIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

Art. 27.

La responsabilità penale è personale.

L\’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Non è ammessa la pena di morte. [5]

 

[3]  Articolo 143 Scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso.

1 .  Fuori dei casi previsti dall\’articolo 141, i consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito di accertamenti effettuati a norma dell\’articolo 59, comma 7, emergono elementi su collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata o su forme di condizionamento degli amministratori stessi, che compromettono la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi alle stesse affidati ovvero che risultano tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica. Lo scioglimento del consiglio comunale o provinciale comporta la cessazione dalla carica di consigliere, di sindaco, di presidente della provincia e di componente delle rispettive giunte, anche se diversamente disposto dalle leggi vigenti in materia di ordinamento e funzionamento degli organi predetti, nonché di ogni altro incarico comunque connesso alle cariche ricoperte.

2 .  Lo scioglimento è disposto con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell\’interno, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri. Il provvedimento di scioglimento deliberato dal Consiglio dei Ministri è trasmesso al Presidente della Repubblica per l\’emanazione del decreto ed è contestualmente trasmesso alle Camere. Il procedimento è avviato dal prefetto della provincia con una relazione che tiene anche conto di elementi eventualmente acquisiti con i poteri delegati dal Ministro dell\’interno ai sensi dell\’articolo 2, comma 2-quater, del decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 345, convertito, con modificazioni, dalla legge 330 dicembre 1991, n. 410, e successive modificazioni ed integrazioni. Nei casi in cui per i fatti oggetto degli accertamenti di cui al comma 1 o per eventi connessi sia pendente procedimento penale, il prefetto può richiedere preventivamente informazioni al procuratore della repubblica competente, il quale, in deroga all\’articolo 329 del codice di procedura penale, comunica tutte le informazioni che non ritiene debbano rimanere segrete per le esigenze del procedimento.

3 .  Il decreto di scioglimento conserva i suoi effetti per un periodo da dodici a diciotto mesi prorogabili fino ad un massimo di ventiquattro mesi in casi eccezionali, dandone comunicazione alle commissioni parlamentari competenti, al fine di assicurare il buon andamento delle amministrazioni e il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati. Il decreto di scioglimento, con allegata la relazione del Ministro, è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

4 .  Il provvedimento con il quale si dispone l\’eventuale proroga della durata dello scioglimento a norma del comma 3 è adottato non oltre il cinquantesimo giorno antecedente la data fissata per lo svolgimento delle elezioni relative al rinnovo degli organi. Si osservano le procedure e le modalità stabilite dal comma 2 del presente articolo.

5 .  Quando ricorrono motivi di urgente necessità, il prefetto, in attesa del decreto di scioglimento, sospende gli organi dalla carica ricoperta, nonché da ogni altro incarico ad essa connesso, assicurando la provvisoria amministrazione dell\’ente mediante invio di commissari. La sospensione non può eccedere la durata di 60 giorni e il termine del decreto di cui al comma 3 decorre dalla data del provvedimento di sospensione.

6 .  Si fa luogo comunque allo scioglimento degli organi a norma del presente articolo quando sussistono le condizioni indicate nel comma 1, ancorché ricorrano le situazioni previste dall\’articolo 141.

 

Giovanni Falcone

GIOVANNI FALCONE
CONSULENTE D’IMPRESA
"ESPERTO ANTIRICICLAGGIO”

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