Rapina a mano armata: L’uso delle armi è una facoltà, giammai un obbligo!

Uso delle armi
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Rapina a mano armata: L’uso delle armi è una facoltà, giammai un obbligo!
In una fase storica in cui si spara all’impazzata in una pubblica piazza per regolare conti tra bande criminali, si è pensato di modificare la legittima difesa prevista dal nostro codice penale abbandonando il criterio della proporzione alla gravità dell’offesa ricevuta, mi è tornato alla mente un grave episodio vissuto in terra di Bari verso la fine degli anni ’90.
Due militari della Guardia di finanza, un maresciallo e un appuntato, liberi dal servizio, durante un sabato sera d’autunno, nel Comune di Modugno (BA), ambedue in abiti civili, si trovavano all’interno del locale supermercato per fare la spesa.
Nel mentre aspettavano, due malviventi con volto coperto e armati di pistola intimarono alla cassiera di dargli tutti i soldi. Con il clima di tensione che si era determinato, dopo aver prelevato l’intero importo di circa tre milioni delle vecchie lire, si accingevano a fuggire.
A questo punto, i militari, estrassero le armi di dotazione personale nel mentre si qualificarono con la tradizionale formula “Alt polizia”, cominciando a sparare verso i due malviventi intenti alla fuga, scaricando due caricatori ciascuno della Pab in dotazione[1] e, oltre a ridurre in colabrodo l’autovettura in attesa fuori dall’esercizio commerciale con un terzo complice alla guida, ferirono alla spalla uno degli esecutori della rapina testé sommariamente descritta.
Il ferito, venne scaricato presso il vicino ospedale a cura degli stessi complici. Soccorso dal personale medico e subito interrogato dal personale del posto di polizia, ammise la partecipazione all’evento criminoso consentendo, nell’arco delle successive 24 ore, la cattura dei complici.
Ricompensa al “valor civile”
Uno dei militari anzidetti, era in forza al Reparto comandato da chi scrive e pertanto fui invitato dalla Gerarchia ad avanzare, al pari di quanto veniva fatto a favore del maresciallo, dipendente da altro reparto del Corpo, una proposta di ricompensa al valor civile[2].
La motivazione era chiaramente riconducibile all’enfasi che veniva data all’azione di servizio svolta dai due militari che, con personale sprezzo del pericolo, avevano consentito la cattura dei malviventi ed il recupero della refurtiva.
Personalmente leggevo l’episodio in modo opposto e andai a proporre alla stessa gerarchia di valutare la possibilità di stigmatizzare al massimo la condotta dei militari poiché gli stessi, valutando anche la possibilità per irrogare una sanzione per la condotta assunta in quanto, in un orario particolarmente affollato dell’esercizio pubblico, avevano messo a repentaglio la vita di ignari cittadini sparando senza alcuna cautela, 14 colpi ciascuno ad altezza d’uomo.
Motivai la mia assoluta contrarietà alla premiazione, dicendo che i nostri centri urbani non sono e non devono diventare dei far west privi del controllo dello Stato, consentendo a chiunque – sia pure appartenenti alle FF.OO – di sparare con tanta facilità mettendo a rischio la vite e l’incolumità delle persone.
Alla fine, con il mio opposto parere, ambedue i militari vennero premiati con la “Medaglia al valor civile”.
Ancora oggi, quando penso a quell’episodio, resto convinto di aver agito correttamente.
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[1] Pab: Pistola automatica Beretta
[2] Medaglia valor civile: Le ricompense al valor civile sono le onorificenze concesse dalla Repubblica Italiana al fine di «premiare atti di eccezionale coraggio che manifestano particolari virtù civica e per segnalarne gli autori come degni di pubblico onore»

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