Reati societari: Precedenza alla banca per la misura patrimoniale

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Sequestro patrimonio BpB
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Reati societari: Precedenza alla banca per la misura patrimoniale

 

L’aver ostacolato per anni l’attività di vigilanza della Banca d’Italia attraverso plurime e continue false comunicazioni sociali, per lo piu’ determinate dai fatidici “crediti baciati” da parte degli amministratori, significa che la banca, avendo perseguito ed ottenuto un vantaggio ne patisce le conseguenze in termini di misura cautelare ex D.lgs 231/01.

In pratica, è tornato d’attualità quanto sostenuto da un consolidato orientamento della Corte di cassazione quando ha avuto modo di affermare che costituiscono “beni utilizzati per commettere il reato” di cui all’art. 2638 cod. civ., confiscabili ai sensi dell’art. 2641 cod. civ., i finanziamenti concessi da un istituto di credito a terzi per l’acquisto di azioni ed obbligazioni dello stesso istituto, finalizzati a rappresentare una realtà economica del patrimonio di vigilanza dell’ente creditizio diversa da quella effettiva, con ostacolo delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza (Sez. 5, n. 42778 del 26/05/2017, Consoli, Rv. 271440).

Con la sentenza di Cassazione n.6391 del 4 febbraio 2021 si ipotizza che J….G….., quale condirettore della Banca Popolare di Bari, s.p.a., società cooperativa per azioni sottoposta per legge a controllo e supervisione delle autorità pubbliche di vigilanza, in concorso con L….. N….. (responsabile della direzione business) e M…… G…….. (responsabile dell’Internai Audit), abbia ostacolato l’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza demandate alla Banca d’Italia, comunicando falsamente, nella quarta comunicazione trimestrale dell’anno 2015, un ammontare dei fondi propri della banca non corrispondente al vero (art. 2638 cod. civ., capo 1).

Questo modus operandi, diffuso nella operatività di tante banche (ad esempio Veneto banca, Popolare di Vicenza ed altre, nella totale indifferenza degli organi di controllo interni ed istituzionali), alterando i valori di bilancio del capitale sociale finiva ingannare il mercato ed alterare in definitiva il valore delle azioni ed obbligazioni emesse, a danno della corretta informazione e dei risparmiatori.

Il giudice per le indagini preliminari ha concesso il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta e per equivalente dei “beni utilizzati per la commissione dei reati” nei confronti di:

  • J…… G…… per un valore pari ad €. 4.952.162,36;
  • L…… N…. per un valore pari ad €. 4.952.162,36;
  • M……. G……. per un valore pari ad €. 6.096.929,57 in forma diretta, del denaro nella disponibilità degli indagati e, in subordine, nel caso in cui il patrimonio degli stessi fosse risultato, anche solo in parte, incapiente, nella forma per equivalente, sino alla concorrenza delle somme rispettivamente sopra indicate, dei beni mobili ed immobili.

Esito del ricorso

Il ricorso è stato ritenuto fondato nei termini descritti in modo dettagliato nella richiamata sentenza della suprema Corte.

In pratica il giudizio, accogliendo le lamentele dei ricorrenti, i giudici di legittimità ricordano che vanno considerati “beni utilizzabili per commettere il reato” i finanziamenti concessi da un istituto di credito a terzi per acquistare azioni o obbligazioni della banca utili a descrivere una realtà economica del patrimonio diverso da quello reale, ostacolando con tale condotta i controlli istituzionali di Banca d’Italia.

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