REATI FISCALI: Confiscabili i gioielli della moglie del reo

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Reati fiscali: confiscabili i gioielli della moglie del reo

 

Se il marito è condannato per un reato fiscale, il giudice può confiscare anche i gioielli della moglie? La risposta arriva dalla Cassazione.

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La Cassazione, con una recente sentenza [1], ha stabilito che se un soggetto è condannato per un reato fiscale, anche i gioielli della moglie sono assoggettabili alla confisca. La legge, infatti, prevede che in caso di commissione di un illecito tributario vanno sempre confiscati i beni che costituiscono il prezzo o il profitto del reato; se ciò non è possibile, si confiscano i beni di cui il reo ha la disponibilità, per un valore equivalente al prezzo o profitto dell’illecito stesso.

Secondo la Corte, il fatto che altre persone utilizzino un bene non esclude che questo ricada nella disponibilità dell’autore del reato (come nel caso dei gioielli, utilizzati dalla moglie ma che possono essere anche nella disponibilità del marito). Dunque, anche i gioielli della moglie sono confiscabili, a meno che la stessa non dimostri di averne il possesso esclusivo (il testo della sentenza è disponibile nel box in calce all’articolo).

La confisca nei reati tributari

La legge italiana afferma espressamente che se un soggetto viene condannato per aver commesso un reato tributario (evasione fiscale ad esempio), è sempre ordinata la confisca dei beni che hanno costituito il prezzo o il profitto dell’illecito; se ciò non è possibile, si confiscano i beni di cui il condannato ha la disponibilità, per un valore corrispondente al prezzo o profitto del reato stesso [2]. Nel caso dell’evasione fiscale, ad esempio, vengono confiscati beni il cui valore equivale alla quantità di denaro che il soggetto ha evaso (cosiddetta «confisca per equivalente»).

Si possono confiscare i gioielli della moglie?

Con la sentenza in esame, la Cassazione ha affermato che è possibile confiscare oggetti utilizzati dal coniuge di chi ha commesso il reato. Nel caso di specie, il Tribunale del riesame aveva ritenuto illegittima la confisca di alcuni gioielli appartenenti alla moglie, per un reato fiscale commesso dal marito. La decisione era stata impugnata dalla Procura e il giudizio era arrivato in Cassazione: la Suprema corte ha accolto il ricorso della Procura e ha rinviato la causa al Tribunale per una nuova deliberazione.

Il concetto di disponibilità dei beni

Il fulcro della questione ruota tutto intorno al concetto di «disponibilità» dei beni, richiesto dalla legge ai fini della confisca. Come si è visto, in conseguenza di un reato tributario si devono confiscare i beni di cui l’autore del reato ha, appunto, la disponibilità. Secondo l’orientamento costante della stessa Cassazione, la disponibilità va intesa come vero e proprio possesso dei beni. Il possesso, a sua volta, consiste nell’esercitare sui beni stessi un potere corrispondente al vero e proprio diritto di proprietà (in pratica, comportarsi come se si fosse proprietari delle cose).

Ora, avere disponibilità dei beni non significa che nessun altro soggetto possa usarli. Si pensi all’automobile intestata solo al marito, ma utilizzata costantemente anche dalla moglie. Si pensi ancora a beni come gli orologi, usati da uno solo dei coniugi ma che comunque rimangono nella disponibilità di entrambi.

La soluzione del caso

Venendo al caso di specie, quindi, l’uso dei gioielli da parte del coniuge non esclude che questi siano anche nella disponibilità del marito (autore del reato): quindi, non esclude che i preziosi siano assoggettabili alla confisca (seppur nella misura del 50% del loro valore). L’unico modo per sottrarli al sequestro è provare che si tratta di beni strettamente personali. Infatti, i beni di questa tipologia sono esclusi anche dalla comunione legale dei coniugi.

Nel caso in esame, quindi, la Corte ha rinviato la causa al Tribunale, affermando che il giudice deve innanzitutto accertare il regime patrimoniale esistente tra i coniugi (comunione legale o separazione dei beni). In caso di comunione legale, la confisca dei gioielli va esclusa solo se la moglie dimostra che si tratta di beni strettamente personali. Altrimenti, occorre verificare se il reddito della signora sia tale da giustificare l’acquisto dei gioielli stessi: se anche questo accertamento ha esito negativo, spetta sempre alla moglie del reo dimostrare che i preziosi ricadono nella sua esclusiva disponibilità (e non anche in quella del marito).

note

[1]Cass. sent. n. 6595/2017 del 13.02.2017.

[2]Art. 12bisD.Lgs. n. 74/2000.

Fonte: LLpT

giovannifalcone

GIOVANNI FALCONE
CONSULENTE D’IMPRESA
"ESPERTO ANTIRICICLAGGIO”

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