Responsabilità amministrativa d’impresa & malaffare: La prevenzione ex ante alla condotta illecita!

231/01, prevenzione
231/01, prevenzione

Responsabilità amministrativa d’impresa & malaffare: La prevenzione ex ante alla condotta illecita!

 

Sulla 231/01 si è scritto molto, dottrina e giurisprudenza hanno consumato tonnellate d’inchiostro per spiegare il nesso e il significato da dare all’interesse o vantaggio derivante dalla condotta illecita del dipendente o apicale che ha posto in essere quella condotta perseguita penalmente ed indicata nella dei reati presupposto per le conseguenze in capo all’ente.

L’esimente è insita nella disciplina normativa del decreto, laddove il soggetto agente, autore del reato presupposto, abbia agito nell’esclusivo interesse proprio o di terzi.

Il ragionamento è stato posto sempre a danno avvenuto, quando i buoi sono scappati, il reato è stato commesso, accertato, quantificato e il colpevole individuato e arrestato, magari anche reo confesso.

Pensiamo ad un’azienda che vince un grande appalto con la Pubblica amministrazione corrompendo il funzionario, garantendo in tal modo all’azienda un indubbio ed ingiusto vantaggio economico.

In questi casi, la magistratura inquirente amplia lo spettro dell’indagine chiamando l’amministratore dell’ente a riferire sullo stato dell’arte: cosa ha fatto l’azienda per scongiurare gli accadimenti delittuosi di cui si è reso responsabile il dipendente?

Si è dato un Modello organizzativo e d annesso codice etico per prevenire tali condotte?

Immaginiamo che sotto il profilo formale, benché non obbligatorio, l’ente abbia fatto tutto il possibile per scongiurare l’accaduto attraverso la predisposizione dio un idoneo Modello organizzativo, la nomina di un Organismo di vigilanza, una informazione a 360° ed una formazione a beneficio di tutto il personale dipendente.

Valutazione preventiva

Per la mia esperienza, maturata sulla scorta di indagini disposte dalla Procura delle Repubblica per ipotesi di “concorso o favoreggiamento in ipotesi di Riciclaggio” già acclarate nei confronti di Responsabili di filiale di aziende bancarie, posso dire che l’aspetto formale è sicuramente salvaguardato. In queste occasioni, limitando il nostro sguardo alle sole  aziende di credito, possiamo riscontrare il  disegno di percorsi ineccepibili sotto il profilo dei reati presupposto, puntualmente  indicati nei Modelli organizzativi e che assurgono a manuali di legalità e buon senso di assoluto spessore.

In questi casi o almeno in molti di questi casi, qualche domanda appare doverosa da parte di tutte le strutture deputate a proteggere e salvaguardare la reputazione e l’efficienza dell’impresa nel suo complesso. Tutti gli attori deputati al controllo interno che vanno dall’Internal auditing al Collegio sindacale, dal  controllo interno alla società di revisione dovrebbero porsi qualche domanda in talune fattispecie che ahimè, rappresentano la quotidianità.

Per quanto possibile e secondo il mio modesto punto di vista, ancor prima dell’accadimento di incidenti di percorso o malaffare ad ogni livello, penalmente perseguibili nelle sedi competenti, bisogna registrare con occhio critico e collaborativo talune amenità, come:

  • Un consigliere di amministrazione – sia pure privo di deleghe – che viene nominato Presidente dell’Organismo di vigilanza – ex D.lgs 231/01;
  • Un collegio composto di soli dirigenti interni all’azienda bancaria;
  • Un Organismo di vigilanza che non si preoccupa di verificare, attraverso una adeguata attività ispettiva sulle filiali, l’eseguita formazione antiriciclaggio ovvero il reale andamento nella gestione dei rapporti e la sufficiente conoscenza pratica del personale preposto ad intercettare fenomeni di rischio di coinvolgimento, anche inconsapevole, in fenomeni di riciclaggio di denaro sporco o finanziamento del terrorismo;
  • Un Organismo di vigilanza – dal presidente ai due membri – assolutamente privo di indipendenza, autonomia operativa e professionalità adeguata;
  • Una insufficienza assoluta nella informazione alla Rete circa il ruolo e la funzione dell’Organismo di vigilanza, ovvero l’esistenza del canale riservato per la segnalazione di fatti ed episodi illeciti da parte di tutto il personale (Whistleblowing). Un Direttore del personale, interrogato dallo scrivente nel quadro di una indagine come persona informata sui fatti, non conosceva neanche lo strumento regolarmente indicato nel Modello organizzativo e Codice etico: la buon’anima avrebbe concluso: ho detto tutto!

Conclusioni

La domanda che ci si deve porre in questi casi deve essere: un Consiglio di amministrazione di un Ente qualsiasi che a chiacchiere predica la legalità e poi invece si “organizza” in questo modo, cosa può significare?

Si tratta di un CdiA che non vuole essere disturbato e che non accetta alcun sindacato al proprio operato?

Di fronte a queste apparenti anomalie, come si regolano gli organi di controllo interno dell’istituto di credito o, ancora di più, gli organismi di vigilanza e controllo istituzionali come la Banca d’Italia e la Consob?

Laddove ci dovesse essere un sussulto, oppure  uno spiffero degno di nota, si potrebbe immaginare un salto di qualità nella lotta al riciclaggio di denaro sporco e finanziamento del terrorismo?

Insomma, concludo nel dire che la vera prevenzione, la vera lotta al malaffare sarà possibile soltanto con l’attuazione puntuale e rigorosa del Modello Organizzativo, con particolare riferimento alla costituzione dell’Organismo di vigilanza, al suo ruolo, alla sua funzione.

Ai posteri l’ardua sentenza!

 

 

 

 

 

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