Riflessione personale sulla cronaca giudiziaria!

‘Ndrangheta, operazione ‘Propaggine’: i nomi degli arrestati

Di seguito i nomi delle persone interessate dalla misura degli arresti in carcere ed ai domiciliari dell’operazione Propaggine

10 Maggio 2022 10:08

Su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, la Direzione Investigativa Antimafia – con il supporto di personale delle Questure e dei Comandi Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e di Roma – nella mattinata di oggi ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di 34 persone (29 in carcere e 5 agli arresti domiciliari) gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione mafiosa (art. 416 bis c.p.), scambio elettorale politico-mafioso (art. 416 ter c.p.), favoreggiamento commesso al fine di agevolare l’attività del sodalizio mafioso (artt. 378 e 416 bis.1 c.p.) e detenzione e vendita di armi comuni da sparo ed armi da guerra aggravate (artt. 1 e 2 legge 895/67 e art. 416 bis.1 c.p.).

L’attività investigativa è stata avviata nel 2016 dalla Direzione Investigativa Antimafia – Centro Operativo di Roma, con il coordinamento della DDA della Procura di Roma. Successivamente, a seguito dell’emersione di numerosi e significativi punti di contatto con soggetti calabresi operanti a Sinopoli, Cosoleto e territori limitrofi, parte degli atti sono stati trasmessi per competenza e le indagini, per tale parte, sono proseguite con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.

Operazione ‘Propaggine’

Le risultanze investigative hanno fornito gravi indizi, allo stato degli atti e fatti salvi i successivi sviluppi di merito, dell’esistenza, nell’ambito della associazione di tipo mafioso unitaria denominata ‘Ndrangheta – operante sul territorio della provincia di Reggio Calabria e delle altre province calabresi, nonché su quello di diverse altre regioni italiane ( ad es. Lazio, Lombardia, Emilia, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta) e sul territorio estero (ad es. Svizzera, Germania, Canada, Australia), costituita da molte decine di locali e con organo collegiale di vertice denominato ‘la Provincia’- di un locale di ‘ndrangheta operante nel territorio di Sinopoli, peraltro già emerso nel corso di precedenti operazioni giudiziarie, dove è radicata la famiglia mafiosa degli Alvaro, cui è legata altresì la famiglia Penna. Dalle indagini è emerso, inoltre, come la cosca Alvaro, oltre ad essere operativa nel territorio di Sinopoli, domini anche il centro urbano di Cosoleto, paese aspromontano, ove insiste un locale di ‘ndrangheta autonomo nelle attività illecite ordinarie ma funzionalmente dipendente da quello di Sinopoli. Gravemente indiziati, nell’ambito della presente indagine, di ricoprire i ruoli verticistici delle organizzazioni calabresi sono Alvaro Carmine detto ‘u cuvertuni’, capo locale di Sinopoli, nonché, quali capi locale di Cosoleto, Alvaro Francesco detto ‘ciccio testazza’, Alvaro Antonio detto ‘u massaru’, Alvaro Nicola detto ‘u beccausu’, Carzo Domenico detto ‘scarpacotta’.

Le complesse indagini svolte hanno consentito di appurare, altresì, come i sodali della cosca Alvaro abbiano dato vita, nel territorio della capitale, ad un’articolazione (denominata locale di Roma), che rappresenta un ‘distaccamento’ autonomo, del sodalizio radicato a Sinopoli e Cosoleto.

È emersa, sempre allo stato degli atti e fatte salve le successive verifiche processuali, un’immagine nitida dell’esistenza di una propaggine romana, oggetto della corrispondente attività di indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, connotata da ampia autonomia nella gestione delle attività illecite, ed al contempo della permanenza dello stretto legame con la ‘casa madre sinopolese’, interpellata per la soluzione di situazioni di frizione tra i sodali romani o per l’adozione di decisioni concernenti l’assetto della gerarchia criminosa della capitale. La stessa costituzione del ‘distaccamento’ romano è stata in origine autorizzata dai massimi vertici della ‘Ndrangheta, operanti in Calabria.

L’associazione sinopolese è risultata, allo stato delle indagini e fatti salvi i successivi sviluppi giudiziari, pienamente operativa nel controllo del territorio; le indagini hanno mostrato un forte attivismo degli indagati nella risoluzione immediata di situazioni di criticità e frizioni, quali ad esempio quelle connesse all’avvicendamento delle nuove leve nella gestione del locale di Cosoleto, affidato a capi ormai anziani, quelle relative alla cura dei rapporti con i vertici della propaggine romana (Alvaro Vincenzo, figlio di Alvaro Nicola detto u beccausu, e Carzo Antonio, figlio di Carzo Domenico detto scarpacotta), nonché quelle relative alle problematiche scaturenti dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e dal disaccordo tra i capi dei diversi ceppi della famiglia Alvaro.

L’operatività delle locali di Sinopoli e Cosoleto è risultata fortemente improntata al rispetto delle doti di ‘ndrangheta; l’osservanza dei riti e dei linguaggi tradizionali è stata esportata anche nella capitale, ove la ‘Ndrangheta, ed in particolare la cosca Alvaro, si è trasferita con la propria capacità di intimidazione ed ha creato una stabile ed autonoma struttura criminale.

Gli interessi del sodalizio mafioso si sono, peraltro, estesi all’amministrazione locale. Il compendio indiziario raccolto mediante l’attività investigativa ha evidenziato, sempre fatte salve le successive valutazioni di merito, un forte interesse dei sodali all’esito della competizione elettorale del Comune di Cosoleto del 2018: Carzo Antonio, capo locale romano, è stato ritenuto, infatti, gravemente indiziato del delitto di cui all’art. 416 ter c.p. in favore dell’attuale sindaco del Comune di Cosoleto.

Anche prescindendo dalle singole vicende illecite, il legame tra la ‘casa madre’ sinopolese e la propaggine romana è stato sempre attivo e gestito con estrema cautela: le indagini hanno disvelato che, secondo una strategia ben specifica, i due capi del locale di ‘ndrangheta romani limitavano al minimo gli incontri di persona con i vertici calabresi, facendoli coincidere con eventi particolari, quali matrimoni o funerali, in occasione dei quali si sono svolti incontri fugaci ma risolutivi; nei casi di estrema urgenza, poi, gli incontri sono stati concordati mediante l’intermediazione di ‘messaggeri’.

Alcuni dei destinatari della misura sono stati già condannati per l’appartenenza alla cosca Alvaro con sentenze passate in giudicato.

Sono attualmente in corso anche attività di perquisizione presso le abitazioni degli indagati e di acquisizione del materiale di rilievo probatorio.

Nel corso dell’attività di indagine, svolta dalla Direzione Investigativa Antimafia con il supporto della rete @ON finanziata dall’Unione Europea, è stato avviato un coordinamento investigativo con la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, che in data odierna ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari custodiali nei confronti di n. 43 persone (38 in carcere e 5 agli arresti domiciliari).

Il procedimento versa tuttora nella fase delle indagini preliminari; conseguentemente per gli indagati opera il principio di presunzione di innocenza.

I nomi degli arrestati

Si riporta l’elenco degli indagati destinatari della ordinanza cautelare applicativa della custodia in carcere:

ALVARO Carmelo inteso “Bin Laden”, nato a Sinopoli (RC) il 02.01.1960
ALVARO Carmine inteso “U Cuvertuni”, nato a Sinopoli (RC) il 16.06.1953
ALVARO Domenico inteso “Micu u Merru”, nato a Sinopoli (RC) il 27.05.1976
ALVARO Domenico, nato a Cinquefrondi (RC) il 14.09.1988
ALVARO Francesco inteso “Ciccio Testazza”, nato a Taurianova (RC) 03.06.1957
ALVARO Giuseppe inteso “Stelio”, nato a Sinopoli (RC) il 08.09.1969
ASCRIZZI Alfredo, nato a Polistena (RC) 17.01.1998
ASCRIZZI Ferdinando inteso “Nando”, nato a Catanzaro 10.12.1972
CARMELITANO Francesco, nato a Taurianova (RC) 10.11.1966
CARZO Antonio inteso “Ntoni Scarpacotta”, nato a Sinopoli (RC) il 20.03.1960
CARZO Domenico inteso “Scarpacotta”, nato a Scido (RC) il 13.02.1941
CASELLA Vincenzo, nato a Cinquefrondi (RC) 01.04.1988
DURANTE Palermino Giuseppe inteso “Peppe u Palerminu”, nato a Cinquefrondi (RC) 20.05.1984
LICASTRO Angelo inteso “Micu u Biondo”, nato a Taurianova (RC) il 03.04.1973
LUPPINO Francesco inteso “Ciccio Mazza”, nato a Cosoleto (RC) 10.08.1948
MODAFFERI Giuseppe, nato a Taurianova (RC) 26.09.1986
MODAFFERI Raffaele, nato a Cosoleto (RC) il 16.01.1964
PENNA Antonino, nato a Sinopoli (RC) il 21.05.1985
PENNA Carmela, nata a Palmi (RC) il 06.10.1983
PENNA Carmine inteso “Zanchi”, nato a Sinopoli il 22.11.1979
PENNA Giovanni, nato a Reggio Calabria il 23.08.1997
RECHICHI Angelo, nato a Gioia Tauro (RC) 05.02.1978
RECHICHI Antonino, nato a Cosoleto (RC) 19.11.1961
RECHICHI Giovanni, nato a Polistena (RC) 06.08.1997
SURACE Domenico inteso “Pulentuni”, nato a Cosoleto (RC) 14.11.1950
VERSACE Antonio inteso “Ntoni u Brizzi”, nato a Cosoleto (RC) 29.10.1968
VERSACE Carmelo “Melo u Jack”, nato a San Procopio (RC) 03.10.1960
VERSACE Francesco inteso “Ciccio Jack”, nato a Cinquefrondi (RC) 14.04.1984
VERSACE Giuseppe inteso “Peppe Jack”, nato a Cinquefrondi (RC) 10.06.1989

e della misura degli arresti domiciliari:

ALESSI Salvatore, nato a Polistena (RC) il 03.05.1995 –
ALVARO Antonio inteso “Massaru ‘Ntoni”, nato a Sinopoli (RC) il 01.01.1937
GIOFFRE’ Antonino, nato a Taurianova (RC) il 24.06.1975
PANUCCIO Eugenio inteso “Genio”, nato a Oppido Mamertina (RC) il 04.08.1973
RUSTICO Maurizio, nato a Cinquefrondi (RC) il 22.11.1980

Fonte: CityNow

Riflessione personale

Quando la cronaca giudiziaria ci racconta episodi di questa portata e vastità, significa che qualcosa non ha funzionato bene nell’azione di controllo e che bisogna migliorare l’azione di contrasto al riciclaggio di denaro sporco da parte dei soggetti obbligati – in primis banche e professionisti.

Dove sta il punto debole allora?

Sta nel fatto che quando si avviano rapporti, non vengono svolte le necessarie verifiche circa l’esistenza effettiva dell’attività economica che si certifica con la partita Iva e le visure camerali – verifica di cantiere, idoneità dei mezzi ed infrastrutture, personale etc. – la presenza di prestanomi o teste di legno nell’attività di gestione delle riferite attività economiche.

In situazioni del genere i rischi per i soggetti obbligati sono altissimi, esponenziali e basta veramente poco per evitarli!

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