Risparmio & impresa: Idee in libertà!

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Risparmio & impresa: Idee in libertà!

Le genialità del banchiere!

 

L’amministratore della più importante banca nazionale qual é Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, in un recente incontro per una tavola rotonda al 2° Congresso nazionale della First Cisl, ha lanciato l’idea di “convogliare il risparmio delle famiglie in investimenti utili alla crescita delle imprese”.

Il suggerimento, per quanto semplice, si rende ancora più interessante laddove consideriamo che, secondo i dati diffusi dalla Banca d’Italia, nel periodo 2019/2021, ai tempi della pandemia sanitaria da Covid-19, il risparmio degli italiani è cresciuto di oltre il 7%, aumentato di oltre trecento miliardi di euro. Insomma, i risparmiatori sembra che preferiscano mantenere la provvista sui conti correnti invece di procedere a quelli che sono stati da sempre ritenuti gli investimenti migliori per generare reddito.

A dirla tutta, quello che ha detto il noto banchiere nazionale non è una grande novità, forse addirittura una cosa ovvia, naturale, limitandosi a ricordare, nella realtà, quello che si è sempre fatto. Ricordiamo tutti quando le banche, appena vedevano qualche zero in più sul conto corrente di qualche correntista, indipendentemente da ogni valutazione o ragione di opportunità, convocavano il cliente per invitarlo a sottoscrivere un investimento, azionario od obbligazionario che fosse.

L’offerta era generalmente variegata, viaggiando fra titoli pubblici (Bot e Cct) e privati, riguardanti società quotate in borsa o in qualche caso, raccolta del risparmio operato da piccole banche sul territorio, addirittura ricorrendo a stratagemmi truffaldini come quello dei “crediti baciati”, come alcune inchieste della magistratura ci hanno dimostrato – https://www.giovannifalcone.it/?s=popolare+di+vicenza

Tutti questi inviti, erano generalmente accompagnati da puntuali accorgimenti e raccomandazioni contenute nella Mifid1, considerata da tutti come un orpello di alcuna utilità, soprattutto con riferimento alla tutela ed interessi del risparmiatore secondo il dettato Costituzionale che, all’articolo 47, recita “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme…”.

Infatti, come si può immaginare di aprire una linea di credito o concedere un affidamento ad una impresa sul territorio e poi pretendere, dallo stesso imprenditore, l’acquisto di “obbligazioni” emesse dalla stessa banca?

Ai tanti episodi registrati nel nostro Paese a partire dai molteplici scandali finanziari succedutesi, dalla Partmalat al caso Enron, Worldcom, Cirio, Banca 121 etc. – , https://www.giovannifalcone.it/vicenda__parmalat___le_tante_verita_di_un_disastro/ siamo arrivati ai tanti falsi in bilancio scoperti con gli stress test disposti nel 2015 dalla Banca Centrale Europea, nel tentativo di accertare la reale solidità finanziaria dei nostri istituti di credito.

Si è scoperto il completo fallimento e le tante ruberie poste in essere da tanti banchieri che continuavano a definire ”poste attive”, quei crediti inesigibili per assenza di garanzie, quali sofferenze di fatto, con la complicità e certamente l’assenza degli organi istituzionali di controllo.

Questo stato comatoso provocato dalle tante sofferenze, con bilanci presentati in bonis e certificati i salute, non ha imposto i necessari accantonamenti o rettifiche per diversi anni a decorrere da molto tempo prima, determinando alla fine la impossibilità di onorare le scadenze con le tante obbligazioni verso la clientela Retail: banche insolventi con ingentissimo danno verso i risparmiatori obbligazionisti e intervento dello Stato per salvare il salvabile (posti di lavoro e affidamenti alle imprese in corso di ammortamento).

Emblematico infine, il recentissimo scandalo dei “diamanti”, in cui sono risultati coinvolti e già condannati a pagare pesanti sanzioni amministrative irrogate dall’AntiTrust per diversi milioni di euro, verso i più importanti istituti di credito del nostro Paese, laddove attendiamo l’esito della giustizia penale per un giudizio in corso presso il Tribunale di Milano – https://www.giovannifalcone.it/?s=diamanti

Questo scandalo, al netto dell’esito giudiziario che pure avrà la sua importanza, mi ha colpito – non come risparmiatore truffato ma come comune cittadino osservatore degli eventi – per l’atteggiamento assunto dalla Banca d’Italia quando, si è chiamata fuori da ogni responsabilità, riscrivendo di fatto il senso del dettato costituzionale.

Insomma, alla fine della giostra, come sempre accaduto, i vero danno è stato verso la fiducia riposta dalla nostra comunità verso il sistema bancario. In effetti, se oggi vediamo la clientela restia ad investire i propri risparmi, un qualche legame lo si potrà individuare anche negli accadimenti e negli scandali registrati negli ultimi anni nel nostro Paese.

Conclusioni

Al netto del coraggio dimostrato dall’amministratore di banca Intesa Sanpaolo, certamente animato dalle migliori intenzioni, nell’interesse di una economia che ha bisogno del risparmio degli italiani per crescere, per essere competitiva e produrre benessere, nella stessa misura in cui i risparmiatori hanno bisogno della tutela delle Istituzioni , ahimè spesso assente o comunque non adeguata per scongiurare ogni forma di malaffare.

Qualcuno, nella veste di Presidente, a conclusione dei lavori di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, ha tenuto a dire: “Per evitare in futuro questi scandali finanziari che tanto danno hanno procurato ai risparmiatori, bisogna cambiare le regole”.

Ebbene caro Presidente (Senatore Pier Ferdinando Casini, nel nostro caso), se i nostri banchieri, avessero rispettato la metà delle regole esistenti, non avremmo mai vissuto i disastri che conosciamo: dettagli!

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1La direttiva MiFID o Markets in financial instruments directive (2004/39/EC) ha disciplinato dal 31 gennaio 2007 al 2 gennaio 2018 i mercati finanziari dell’Unione europea. Dal 3 gennaio 2018 è entrata in vigore in tutta l’Unione la nuova direttiva MiFID II (2014/65/EU) che, insieme alla MiFIR o Markets in financial instruments regulation (regolamento EU n. 600/2014) ha preso il posto delle precedente regolamentazione europea. Spetta ai singoli Stati componenti l’Unione il recepimento delle nuove regole UE, con l’adattamento della disciplina nazionale.

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