SI’ TAV: UN VOTO RAGIONATO E CONDIVISIBILE, A PRESCINDERE

Si Tav
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SI’ TAV: UN VOTO RAGIONATO E CONDIVISIBILE, A PRESCINDERE

 

Le iniziative positive, condivisibili, non sono monopolio di destra o sinistra, ma solo di persone di buon senso.

Detto questo, se io condivido la ratio di una norma, di una iniziativa – che possa riguardare come il caso di specie la realizzazione di una grande opera pubblica come i Trasporti Alta Velocità Torino – Lione meglio conosciuta con l’acronimo TAV – non è che per acquisire un ipotetico consenso elettorale o, per far cadere un Governo, devo rinnegare le mie convinzioni votando in modo diverso.

La politica significa risolvere i problemi della gente comune e la realizzazione di una grande opera, strategica per il futuro del Paese e per la stessa Europa – che non a caso spende oltre la metà della somma necessaria – significa esattamente questo.

Il Partito democratico, seguendo questo ragionamento credo che abbia votato nel modo giusto dicendo SI alla realizzazione della TAV.

Stato dell’arte

Posto che il Governo dovrebbe dimettersi perché non ha più una maggioranza e il Premier in carica farebbe bene a trarne le opportune conseguenze recandosi dal Capo dello Stato per rassegnare le dimissioni, quale scelta dignitosa e definitiva di un’alleanza nata morta.

Quella della TAV, è stata da sempre una posizione dirimente che ha diviso le forze di maggioranza della Lega, assolutamente favorevole alla realizzazione dell’opera e il M5S, di posizione opposta.

Penso che il PD, almeno in questa occasione abbia votato coerentemente anche secondo il principio che nella vita e quindi anche in politica, la coerenza costa ma alla fine paga!

Forse finirà a “tarallucci & vino” e si continuerà in questa farsa nell’azione di Governo, con litigi continui non essendo d’accordo su nulla, continuando in questa agonia che tanto male sta facendo al Paese, tanto sul versante della economia per la stagnazione in atto a crescita zero, ma soprattutto nel consesso internazionale, per effetto di un isolamento totale dal giro delle nazioni che contano e che sono i nostri naturali competitor come la Francia e la Germania.

Il fatto di non essere riusciti ad ottenere un Commissario di peso in ambito UE, pure essendo un Paese fondatore, la dice lunga sul ruolo che il nostro Paese sarà destinato ad avere nei prossimi cinque anni.

Intanto, così è se vi pare.

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