Sos: cercasi causale!

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Sos: cercasi causale!

 

Più volte nel recente periodo, anche da parte di autorevoli soloni che scrivono sul Sole 24 Ore, è stato evidenziato l’esistenza di un  gran numero di segnalazioni di operazioni sospette, peraltro in crescita esponenziale, che sembrano non aiutare all’efficacia del complessivo sistema di contrasto al riciclaggio e finanziamento del terrorismo.

In proposito riporto il contenuto di un alert di questo tipo riguardante il focus sul tema: “<<Per la lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo internazionale, la prossima sfida si chiama “qualità”. Con le attuali centomila segnalazioni di operazioni sospette, si registra un trend esponenziale.  

Troppe, per un sistema che si vorrebbe efficiente e reattivo, e troppo sbilanciate sul versante di “chi” segnala. Oggi, ma direi da sempre, le “sentinelle” più attente sono gli intermediari finanziari (banche e assicurazioni) ma, appunto, attente sulla base di protocolli interni e procedure standardizzate che mirano principalmente a non incorrere in violazioni formali (che comporterebbero in ogni caso sanzioni, con il rischio aggiuntivo della serialità).

Questo alla fine non giova alla “qualità” delle informazioni raccolte[1]>>.

Come sempre avviene nel nostro Paese, si parla del problema che effettivamente esiste e non da ora, ma nessuno tenta un’analisi volta ad una qualche riflessione che possa in qualche misura aiutare coloro che sono tenuti alla collaborazione attiva, ovvero i soggetti obbligati, in primis il mondo delle banche o assicurazioni.

Finché si registrano “contestazioni lunari” o, come direbbe mio padre, senza “capo né coda” – alcune vissute direttamente per memorie difensive all’uopo prodotte[2] o altre desunte da sentenze di Cassazione quale, valga per tutte, quella depositata il 31 ottobre 2017, già oggetto di ampio commento da parte di chi scrive[3], cosa possiamo aspettarci in futuro?

Se da un lato si assiste a processi che si concludono mediamente nell’arco di un decennio con sentenze di condanna che vado a stigmatizzare con forza ed è stato il caso emblematico del Direttore della filiale di Bagheria  (PA) dell’ex Banco di Sicilia (Ora UniCredit – sub nota 3), dall’altro si assiste a vicende di cui giustamente si è occupata l’Autorità giudiziaria per una operatività della clientela assolutamente anomala che ha visto il coinvolgimento della banca, inerte, passiva e che peraltro non trova una sufficiente penalizzazione della propria condotta sotto il profilo sanzionatorio[4]. In questi casi, basterebbero sanzioni esemplari per indurre il sistema ad adeguarsi a fare formazione utile al personale di rete, sovente fatta con modalità “e-learning” di cui nssuno capisce niente.

Una volta si sarebbe detto: “quann crud e quann iars” che tradotto significa: “Quando cruda e quando bruciata” (Il riferimento è rivolto ad una esibizione culinaria).

Osservazioni di massima

Per quanto a mia conoscenza, alla luce dei tanti episodi che ho cercato di commentare, mi chiedo:

  1. Formazione

Malgrado il dettato normativo che impone una formazione del personale sistematica e continua, ad oggi, a 30 anni dalla prima normativa in materia, come ho lamentato più volte, nessuno ha mai pensato di stilare un “Albo dei formatori”. Tutti parlano di lotta e formazione antiriciclaggio, spesso facendo terrorismo psicologico senza fornire alcun valore aggiunto in termini di effettivo contributo pratico alla comprensione dell’annoso fenomeno – avvocati, commercialisti in cerca d’autore e saltimbanchi di varia natura.

  1. Zelanterie pericolose per anomalie inesistenti[5]

<<L’ESEMPIO DELLA PIZZERIA. Mettiamo che io abbia una pizzeria e secondo gli studi di settore debba incassare una media di 500 euro al giorno. Mettiamo anche che io quei soldi li depositi quotidianamente sul mio conto corrente. La volta che dovessi fare un versamento di 3 mila euro, l’operatore dovrebbe subito insospettirsi.

OBBLIGO DEL FUNZIONARIO. Questi è tenuto, infatti, a chiedermi da dove provenga quel denaro e se io gli rispondessi, ricevute alla mano, che la sera prima ho organizzato una festa con tantissimi coperti, potrebbe anche darsi che la cosa si risolva subito, ma se la scusa dovesse risultare poco convincente il funzionario avrebbe tutto il diritto di far partire la segnalazione, anzi ne avrebbe l’obbligo altrimenti potrebbe incappare in sanzioni penali>>.

Detto così, sembra comprendere che la lotta non è al riciclaggio ma all’evasione fiscale, a prescindere dall’importo ovvero dalla individuazione della soglia di rilevanza amministrativa o di rilevanza penale.

  1. Coerenza operativa

In ordine a quest’ultimo punto (l’esempio della pizzeria), una siffatta operatività, peraltro registrata su un conto aziendale (laddove, per la stessa operazione sono state emesse delle fatture, o ricevute fiscali a giustificazione dell’incasso e quindi siamo fuori da un conto extracontabile o conto personale ovvero un utilizzo di un  prestanome anche in ambito familiare), si fa onestamente fatica a comprendere la natura del problema in base al quale, secondo l’assunto del “solone”, andrebbe prodotta una Segnalazione di operazione sospetta.

Sospetta di che e con quale causale?

Senza dilungarmi mi fermo qua per non apparire noioso!

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[1] Passaggio ripreso interamente dall’articolo del Redattore Fabrizio Galimberti del Sole 24 ore del 27 giugno 2018

 

[2] Sempre vinte, non per mie capacità ma per assoluta insufficienza delle accuse facendomi sentire, il “1° della classe in quanto sapevo firmar, in un’aula analfabeti”

[3] https://www.giovannifalcone.it/antiriciclaggio-innocente/https://www.giovannifalcone.it/la-giustizia-dellantiriciclaggio-cari-avvocati-vi-commento/

 

[4] https://www.giovannifalcone.it/false_fatturazioni___riciclaggio__coinvolgimento_della_banca_e_del_professionista/

 

[5] https://www.giovannifalcone.it/lotta-al-riciclaggio-approssimazioni-informative-pericolose/

 

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