SUCCEDE IN ITALIA: Lettore coinvolto nel crack della NMC

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Nmc - amministrazione controllata
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SUCCEDE IN ITALIA: Lettore coinvolto nel crack della NMC

 

Ho acquistato alla fine del 2019 in due riprese 10mila azioni Nmc quotate a Londra.

Si tratta di una società che possiede ospedali e cliniche e opera prevalentemente negli Emirati Arabi Uniti. Verso marzo è stato diffuso un report circa le malversazioni effettuate dal management della società che hanno portato successivamente alla sospensione del titolo e al ritiro della quotazione.

Mi chiedo se esistono speranze di poter recuperare qualcosa e se vi sono azioni giudiziarie (class action o altro) a cui aderire.

R.M. – Via e-mail

R I S P O S T A

Nmc: Healthcare è il più grande gruppo di sanità privata negli Emirati Arabi.

“Il Gruppo, con un fatturato nell’ordine di 2 miliardi di dollari, secondo i dati extrapolati dal sito societario, gestisce oltre 200 strutture tra ospedali, cliniche, centri di chirurgia e riabilitazione, centri per la fecondazione assistita.

Nelle diverse strutture lavorano circa 1.000 medici e 20.000 tra paramedici e personale di supporto”, spiega Jacopo Ceccatelli, Ad di Marzotto Sim che ha risposto a questa lettera.

Nel dicembre 2019 è stato pubblicato un articolo dal Financial Times, in si ipotizzava l’utilizzo di debito “fuori bilancio” per costruire nuovi ospedali. L’FT segnalava che il debito complessivo di Nmc fosse in realtà molto maggiore di quanto stimato dagli analisti. L’articolo era conseguenza di un Report di Muddy Waters Research, società statunitense specializzata nelle short selling in diversi mercati.

La società è specializzata nel condurre accurate due – diligence e investigazioni nei confronti di società quotate che potrebbero avere incongruenze contabili.

In conseguenza di ciò, i titoli di Nmc sono precipitati per tutto il 2020 e il 10 aprile scorso la società, pur rimanendo operativa, è andata in amministrazione controllata, a seguito della richiesta di alcuni grandi creditori, il successivo 28 aprile c’è stato il delisting dalla piazza londinese. Il titolo tuttavia ha continuato a quotare come America Depositary Receipt (Adr) negli Usa, seppure a livelli quasi azzerati (circa -99% rispetto ad un anno fa), a dimostrazione della situazione estremamente compromessa.

Un’ulteriore conferma si ha purtroppo dalla quotazione dell’obbligazione in scadenza nel 2023, che al momento vale circa il 10% (dal 100% di inizio 2020).

Al momento il gruppo sanitario sta affrontando un difficile piano di ristrutturazione. Sono numerosi i gruppi internazionali interessati all’acquisto delle attività operative del gruppo, tuttavia anche se Nmc dovesse trovare un acquirente, difficilmente gli azionisti potranno recuperare i valori del przzo di un anno fa.

Che azioni potrebbe quindi intraprendere l’investitore?

“Una possibilità è quella di aderire eventualmente a un a classa action attraverso uno dei tanti studi legali che hanno lanciato iniziative di questo tipo – spiega Ceccatelli – tra cui in Usa gli studi: Bernestein Liebherd, Bronstein, Gewitiz & Grossman, Gainey, McKenna & Egleston e un Uk Edwin Coe LL.P..

E’ una strada comunque lunga e incerta, visto che dovranno prima essere ripagati in toto gli obbligazionisti e gli altri creditori”.

Se l’acquirente è un  investitore retail, è possibile verificare come si sia svolto il processo di investimento in Nmc e, se emergono comportamenti scorretti da parte dell’intermediario tramite cui si sono acquistate le azioni, si può tentare un’azione di rivalsa.

Infine, si può valutare di trasferire le azioni sull’Adr quotata sul mercato statunitense sperando in un  recupero del titolo (che ad oggi a dire il vero non sembra molto probabile), ma a parte l’attuale valore vicino allo zero, potrebbe essere un processo complicato e costoso.

“In conclusione purtroppo, per l’investitore non ci sono alternative particolarmente promettenti, ma nel caso di un investimento azionario su una società in fase di ristrutturazione sarebbe strano il contrario” spiega Ceccatelli.

DA PLUS 24 DEL SOLE 24 ORE DEL GIORNO 30 GENNAIO 2021

P.S. A titolo personale!    

Tutti rubano ed è quindi normale che anche aziende quotate in borsa, apparentemente solide, hanno al proprio interno personaggi di dubbia moralità che amministrano perseguendo interessi personali a danno dell’azienda che amministrano, della collettività e del mercato.

Questo è sempre successo e sempre succederà nella misura in cui il malaffare, l’appropriazione indebita attraverso la falsificazione delle scritture contabili – bilanci in  primis – sarà sempre un  libro aperto a disposizione di delinquenti di ogni risma.

Sconcerta tuttavia che, come al solito, l’unico a rimetterci debba essere il risparmiatore – sia pure l’azionista – che rimane sostanzialmente senza tutele quando si vede che organismi di controllo – interni ed istituzionali – società di revisione o certificazione dei bilanci ed intermediari vari compresi, non pagano mai pegno.

Il controllo, le procedure, la compliance adottata, diventano tutte parole vuote che contribuiscono ad alimentare quel senso di smarrimento verso le Istituzioni finanziarie che al contrario, dovrebbero restituire una fiducia che, se mai c’è stata risulta da tempo smarrita!

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