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SUCCEDE IN ITALIA: Quella gimkana realizzata dal lettore per la liquidazione  della polizza di Vera

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SUCCEDE IN ITALIA: Quella gimkana realizzata dal lettore per la liquidazione  della di polizza Vera

 

Sono un risparmiatore che il 18 giugno 2016 ha sottoscritto la polizza vita Beldomani 2014 con la compagnia Popolare Vita, diventata in seguito Cattolica Assicurazioni ed in ultimo trasformata in Vera Vita Assicurazioni.

Vi scrivo a causa del ritardo nella procedura di liquidazione di tale polizza.

Faccio una piccola  cronistoria per la migliore comprensione della vicenda. L’11 ottobre 2020 invio via Pec l’istanza di riscatto totale della polizza con indicazione del codice Iban del conto corrente presso cui accreditare l’importo derivante dalla liquidazione richiesta e allegando il documento di identità.

Il 15 ottobre 2020 tramite Pec la compagnia Vera Vita comunica di aver trasmesso la pratica all’ufficio di competenza.

Il 19 ottobre 2020 la società comunica con lettera ordinaria che per la regolare liquidazione della polizza è necessaria l’invio del modulo di certificazione Facta, senza allegare alcun documento alla lettera in oggetto.

Il 5 novembre 2020 richiedo con Pec quale modulo sia stato inviato al mio indirizzo di posta elettronica.

Il 9 novembre 2020 la società Vera Vita invia, in riferimento alla mia Pec precedente, l’allegato richiesto.

Nella stessa data invio tramite Pec il modulo di certificazione Facta richiesto dalla società Vera Vita.

L’11 novembre 2020 la società comunica di aver trasmesso la mia pratica all’ufficio di  competenza.

Il 12 novembre 2020 con Pec comunico alla compagnia che dal giorno 11 novembre 2020 sono strascorsi i 30 giorni previsti dalla legge per la liquidazione della polizza. Per cui dall’11 novembre 2020 come previsto dalla legge, decorreranno gli interessi di mora calcolati per il ritardato pagamento che vanno riconosciuti dal giorno di ricevimento della documentazione completa, avvenuta il 10 novembre con l’invio da parte mia della certificazione Facta.

Il 27 novembre 2020 la società Vera Vita via Pec comunica l’impossibilità di procedere all’operazione di liquidazione della polizza in questione per incompletezza della documentazione ricevuta e/o la mancanza di alcuni requisiti necessari.

In particolare, la società ritiene che manchino “Il modulo per l’identificazione e l’adeguata verifica  della clientela (articoli 15 e seguenti D.lgs 231/07 e Regolamento Ivass 44/2019)” e “il modulo di certificazione Facta debitamente compilato e sottoscritto dal contraente”.

Il 28 novembre 2020 invio per la prima volta il modulo per l’identificazione e l’adeguata verifica della clientela e per la seconda volta il modulo Facta.

Il 3 dicembre 2020 la società con Pec comunica l’impossibilità di procedere all’operazione di liquidazione della polizza in questione per incompletezza della documentazione ricevuta, sostenendo che “nella sezione/pagina relativa ai dati del contraente mancano i dati del documento di identità, l’indicazione del codice Tac e la descrizione”.

Il 9 dicembre 2020 invio con posta elettronica all’indirizzo da loro indicato, per la seconda volta, il modulo per l’identificazione e l’adeguata verifica della clientela, con i dati presunti mancanti con la richiesta degli interessi previsti per legge, facendo presente, come le precedenti volte, che, come previsto dalla legge, decorreranno gli interessi di mora calcolati per ritardato pagamento.

Alla data di redazione della presente lettera (15 dicembre 2020) non essendo ancora stata liquidata la polizza in oggetto chiedo formali spiegazioni alla società Vera Vita per il comportamento dilatorio della società nella procedura di liquidazione della polizza che per legge deve essere effettuato entro 30 giorni dalla data della richiesta e ad oggi sono passati più di due mesi dalla prima istanza di riscatto totale della polizza dell’11 ottobre 2020.

 

S.M. – via e-mail

 

RISPONDE CATTOLICA ASSICURAZIONI

 

La ricostruzione dei fatti presentati richiede alcune precisazioni.

Dalla corrispondenza intercorsa con il cliente emerge chiaramente che sin dal primo ricevimento della richiesta di riscatto, in data 11 ottobre, la compagnia si è attivata, ripetutamente e senza alcun intento dilatorio, segnalando l’incompleta e parziale compilazione dei moduli necessari per legge.

La documentazione è stata consegnata in forma completa solamente il 9 dicembre, momento dal quale decorrono i 30 giorni entro i quali la compagnia è tenuta per legge a liquidare della polizza. Il pagamento della prestazione, come il cliente potrà verificare, è avvenuto in data 30 dicembre e dunque all’interno dei termini previsti dalla normativa, pertanto la compagnia non è tenuta a riconoscere gli interessi di mora.

Ci scusiamo per l’eventuale disagio al signor M …… ma, come si evince da tutta la corrispondenza intercorsa, il presunto ritardo si deve soltanto alla incompleta documentazione fornita dal cliente.

Restiamo a disposizione del cliente, in caso  fossero necessari ulteriori riscontri.

 

DA PLUS24 DEL SOLE 24 ORE DEL 9 GENNAIO 2021

 

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P.S. a titolo personale

 

A leggere la vicenda che oggi ci occupa e pubblicata da Plus24, si ha la sensazione che le norme – fiscalità internazionale, antiriciclaggio, privacy o quant’altro – siano nate con l’unico scopo di complicare la vita del cittadino senza incidere in alcun modo nel contrasto al malaffare. 

Tutte le attenzioni e precauzioni adottate in questo caso, avrebbero avuto ed hanno un senso se ci riferiamo all’atto dell’investimento e sottoscrizione della polizza assicurativa, quando si tratta di comprendere e dare una identità alla provvista finanziaria, in relazione all’attività economica svolta dal contraente.

Nella fattispecie parliamo della richiesta di riscatto per una polizza giunta a scadenza da parte dello stesso contraente che, nell’occasione, insieme all’istanza, trasmessa con posta elettronica certificata, aveva inviato anche un documento di riconoscimento in corso di validità, con la indicazione dell’Iban del conto di accredito della provvista ricavata dal controvalore della polizza.

Come al solito e non è la prima volta nell’abituale condotta degli intermediari finanziari, nessuna valutazione ulteriore connessa all’approccio basato sul rischio, ma l’esecuzione burocratica di adempimenti inutili.

Ma tant’è!

 

 

 

 

 

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