Uif – Rapporto annuale 2020: Curiosità professionali!

Rapporto Uif 2020 - Curiosità
Rapporto Uif 2020 - Curiosità

Uif – Rapporto annuale 2020: Curiosità professionali!

Sono servite 142 pagine per compendiare il “Rapporto annuale 2020” dell’intera attività svolta dall’Unità d’informazione finanziaria della Banca d’Italia (Uif) – Unità di Informazione Finanziaria: Rapporto annuale 2020 (giovannifalcone.it) .

Sia pure sommariamente e mettendoci un impegno senza pari, ho cercato di leggere l’intero documento e, per mera curiosità, ne riporto un passaggio che mi ha particolarmente colpito:

““(Pag.22 – 1° paragrafo) Per alcuni segnalanti di medie e grandi dimensioni si sono rilevati: flussi segnaletici motivati prevalentemente dalla presenza di indagini a carico della clientela; carente qualificazione del sospetto (es. movimenti di contanti di modesta entità); tempi di risposta alle richieste di informazioni rivolte dalla UIF non soddisfacenti. Gli interventi condotti hanno consentito di mitigare alcuni dei fenomeni descritti.””

Se è vero quello che ho letto, si comprende che, sarebbero emerse talune anomalie provocate da “segnalanti di medie e grandi dimensioni” ed immagino che il riferimento sia rivolto al mondo delle banche.

Per la prima volta, nel leggere un documento dell’Organismo centrale di vigilanza, mi è sembrato di leggere qualche passaggio “sconveniente” ma nello stesso tempo condivisibile, umano, concreto, perché legato alla realtà acquisita sul campo: Chapeau!

A leggere l’appunto, le presunte anomalie sarebbero sostanzialmente tre:

  1. Sos generate da indagini dell’Autorità giudiziaria;
  2. Carente qualificazione del sospetto – movimento di contante di modesta entità;
  3. Tempi di risposta alla richieste informative dell’Uif, “non soddisfacenti”!

Con l’auspicio che nei contatti diretti, intercorsi con gli Istituti di credito, siano stati chiariti taluni passaggi di particolare importanza, voglio cercare di fornire un ulteriore contributo di chiarezza.

  1. Sos generate da indagini dell’Autorità giudiziaria

Ne ho parlato più volte ma l’occasione è propizia per tornare sull’argomento per dire che, inoltrare una Sos dopo l’intervento dell’autorità giudiziaria, potrebbe rivelarsi controproducente per gli interessi dello stesso soggetto obbligato alla “collaborazione attiva”.

Quanto appena accennato, è detto chiaramente dalla Circolare del Ministero dell’economia e delle finanze n. DT 54071 del 06/07/2017.

La richiamata circolare, per commentare il modus operandi della “collaborazione attiva”, fra l’altro precisa:

<<L’invio di una segnalazione di operazione sospetta priva di efficacia esimente, soprattutto nei casi in cui si verifichi in corso di accertamento ovvero successivamente all’adozione da parte delle autorità, ivi compresa l’autorità giudiziaria, di atti formali aventi connessione oggettiva od oggettiva con le operazioni contestate, costituisce, di per se, elemento non rilevante ai fini della valutazione del grado di collaborazione prestato,  potendo al più rilevare in termini negativi laddove, accertata la inequivoca preesistenza degli elementi di sospetto rispetto agli eventi successivi che hanno dato verosimilmente impulso alla segnalazione, essa si sostanzia in un atto palesemente ed oggettivamente privo di ogni utilità e valore in termini di collaborazione attiva>>.

Provo a tradurre: se, dopo l’intervento dell’autorità giudiziaria, in qualche caso  anche attraverso la esecuzione di misure cautelari in danno del nostro cliente di cui tutta la stampa ne parla, ci accorgiamo di non aver notato una certa operatività chiaramente anomala nella gestione di taluni rapporti di conto di tale cliente, ovvero di rapporti di conto allo stesso riconducibili – pensiamo ad un giro di “false fatturazioni” nell’ambito di una Holding – ci conviene stare zitti  e non fare niente in quanto, a differenza che in passato, con l’inoltro di una SOS, peraltro considerata  “… palesemente ed oggettivamente priva di ogni utilità e valore in termini di collaborazione attiva …” corro il rischio  di aggravare la nostra condizione e quindi provocare possibili contestazioni di Omessa segnalazione di operazione sospetta”.

Spero che l’occasione si stata utile per suggerire agli istituti di credito interessati, il corretto modus operandi.

2. Carente qualificazione del sospetto – movimento di contante di modesta entità

3. Tempi di risposta alla richieste informative dell’Uif, “non soddisfacenti”!

Mi chiedo, di fronte a disastri del genere, che tipo di riscontro può essere fornito per argomentare iniziative così improvvide?

Aspettiamo ansiosi di leggere il prossimo “Rapporto annuale”!

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