VICESEGRETARIO COMUNALE: I requisiti per l’incarico

Vicesegretario
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VICESEGRETARIO  COMUNALE: I requisiti per l’incarico

In un Comune con oltre 35mila residenti e una classe alta come “segreteria”, in caso di momentanea assenza del titolare, si può attribuire l’incarico di vicesegretario o di sostituto del segretario a un funzionario che, anche se laureato, non è dirigente?

Aggiungo che in pianta organica non è neanche prevista la figura del vicesegretario.

  1. G. – CANICATTI’

R I S P O S T A

Il tema della configurazione del ruolo del vicesegretario comunale e della sua posizione vicaria rispetto a quella del segretario all’interno della struttura del Comune è di attualità da quando è stata abrogata la norma prevista dall’articolo 70 del Dpr 268/1987, che prevedeva il vicesegretario quale figura professionale propria all’interno dell’organigamma dell’ente. Ad essa lo stesso ordinamento dell’ente affidava normalmente (ma non di regola) la responsabilità di una struttura amministrativa in linea con le competenze riferite al ruolo del segretario comunale, a cui l’ordinamento per l’accesso al posto di vicesegretario faceva riferimento circa i requisiti (titolo di studio di laurea), nomina (attraverso concorso pubblico) e posizione all’interno dell’organigamma (di vertice).

Con l’introduzione dell’articolo 97, comma 5, del Tuel (Dlgs 267/2000), con cui il legislatore attribuisce al regolamento dell’organizzazione dell’ente (articolo 35, comma 7, del Dlgs 165/2001) la facoltà di “prevedere un vicesegretario per coadiuvare il segretario e sostituirlo nei casi di vacanza, assenza o impedimento”, l’esercizio della funzione di vicesegretario ricade nelle prerogative di affidamento di incarico da parte del sindaco (ex articolo 50 del Tuel), secondo le disposizioni previste dal regolamento di organizzazione dell’ente, in merito alla disciplina di tali incarichi.

La giurisprudenza amministrativa, insieme ad alcune interpretazioni di istituzioni specifiche (Funzione pubblica, Interno, Albo nazionale dei segretari, Anci) si sono incaricate di fissare alcuni limiti alla discrezionalità delle scelte regolamentari ed organizzative degli enti.

In primo luogo, è stata fissata la priorità del titolo di studio che, anche per l’esercizio delle funzioni vicarie da parte dell’incaricato a vicesegretario, deve essere uno di quelli prescritti per l’accesso al concorso di segretario comunale: cioè le diverse lauree previste (Tar Lazio, I sezione, 338/1977) e la laurea specialistica in caso di posizioni dirigenziali nell’ente (Ages 22/12008).

Circa i requisiti per l’accesso dalla posizione di appartenenza nell’ente, vanno individuati “ratione officii” in ragione della qualifica ricoperta in via ordinaria (Tar Lombardia, Milano, 214/1996).

Più precisamente, è stato chiarito che l’incarico debba avvenire in relazione alla categoria “apicale” presente nell’ente (vicesegretario – funzionario direttivo in riferimento alla categoria D; vicesegretario – dirigente, in caso di dirigenza dell’ente), secondo i pareri Anci del 1° marzo 2002 e del 10 marzo 2006.

In proposito si deve richiamare la disposizione contenuta nella riforma “Madia” (articolo 11, comma 1, lettera b, n.4), che introduce la figura di dirigente “apicale” amministrativo nell’ente in sostituzione della figura del segretario comunale (la quale tuttavia rimarrebbe “ad esaurimento”).

Tale disposizione varrebbe in ogni caso come principio di riferimento per l’affidamento dell’incarico a vicario sia del segretario comunale che del dirigente “apicale” amministrativo.

Nel caso in esame, pertanto, si è dell’avviso che l’incarico di vicario vicesegretario dell’ente debba essere affidato a un dipendente laureato appartenente alla dirigenza dell’ente in base ai criteri stabiliti nel regolamento di organizzazione dell’ente o comunque in base ai principi desumibili dall’articolo 35 del Dlgs 165/2001.

DAL  “IL SOLE 24 ORE”  DEL  23  APRILE  2018

 

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