Violenza urbana: Convivenza difficile!

Giustizia per Willy
Giustizia per Willy

Violenza urbana: Convivenza difficile!

Falcone Antiriciclaggio

 

Con l’omicidio del giovane Willy Monteiro Duarte , ad opera di un gruppo di balordi, è iniziato il dibattito, mai del tutto assente, del grado di violenza esistente all’interno della nostra società.

In pratica, un ragazzo di 21 anni che tenta di proteggere un suo amico, viene assalito a suon di calci e pugni, fuori dal un locale di Colleferro in provincia di Roma, da quattro energumeni che rispondono al nome di Gabriele e Marco Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia.

Nell’immediatezza del gravissimo fatto di sangue che ha registrato la morte quasi immediata del ragazzo, si è cominciato a parlare di una imputazione leggera: omicidio preterintenzionale, oltre l’intenzione.

Se tale imputazione fosse rimasta, mi sarebbe piaciuto conoscere qual’era l’intenzione originaria dei nostri beniamini che hanno pestato a sangue per circa mezz’ora un povero disgraziato, sanguinante e rannicchiato per terra.

Per fortuna la Procura della Repubblica ha cambiato subito il capo di imputazione: omicidio volontario.

Nel frattempo, per meglio arricchire il contesto, appena oggi apprendo che tutti e quattro i nostri eroi del tempo perso, del bullismo portato ad estreme conseguenze sono percettori del reddito di cittadinanza.

Nell’arco delle successive 48 ore,  a Caivano (nord di Napoli), Michele, 30 anni ha speronato la moto della sorella Maria Paola Gaglione. L’avrebbe inseguita per punirla perché non sopportava che lei avesse una relazione stabile con Ciro, il ragazzo trans che era con lei sullo scooter.

E poi a Marconia, frazione di Pisticci, in provincia di Matera, otto giovani hanno pestato e stuprato due minorenni inglesi, durante una festa in una villa privata. Gli accusati hanno fra i 19 e i 23 anni.

Violenza gratuita

Per quanto trattasi di episodi molto diversi, il comune denominatore delle tre vicende vissute nel recentissimo periodo dimostrano che nelle nostre città non siamo sicuri e tutto può succedere, senza preavviso, in ogni momento.

Perché succede tutto questo?

Certamente questa è una domanda che ci facciamo tutti e che pochi potranno rispondere.

A mio avviso il vero vulnus è la politica che non riesce ad assumere quel ruolo che le compete, in grado di assicurare le regole necessarie e soprattutto di farle rispettare,  come un arbitro in una partita di calcio.

Lo stesso Premier Conte, a proposito dell’omicidio di Willy ha chiesto “pene esemplari” quando invece, i giudici applicheranno quelle leggi che la stessa politica ha costruito. Non servono ammonimenti di sorta, serve solo “giustizia”. 

Assenza di progetti, di futuro

Per sottolineare la latitanza della politica, vorrei ricordare che nella legge di bilancio 2019 è stato definanziato un grande progetto, forse il più grande da quando esiste la Repubblica ed ha riguardato il “Rammendo delle periferie e il Piano casa”.

Sto parlando di una iniziativa, di una brillante idea di Renzo Piano – noto architetto di fama mondiale e senatore a vita – nata nell’anno 2015 e prevede un impegno di spesa di 2,5 miliardi di euro all’anno per la durata di almeno mezzo secolo.

Quello che maggiormente sorprende è che questa cancellazione è avvenuta nel silenzio e nella consapevolezza dell’intera classe politica, senza che nessuno abbia manifestato chiari segni di dissenso.

Come si fa a non considerare che il disagio, il degrado, la violenza possa nascere proprio nelle periferie delle grandi città a cominciare dalle Baby gang nei dintorni di Napoli e che hanno già dato segni di grave preoccupazione.

Come si fa a non capire che la politica si deve assumere delle responsabilità dalle scelte urbanistiche, ai servizi che mancano, alla creazione di luoghi di cultura, socialità e quant’altro?

Intanto così è… se vi pare!

 

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