Reati fiscali e riciclaggio a Roma: due arresti, indagini su società e prestanome
La Guardia di Finanza ha eseguito due misure cautelari in carcere nell’ambito di un’indagine su una presunta organizzazione transnazionale composta da almeno 16 persone.
Due cittadini romani sono stati arrestati dai finanzieri del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Roma, su delega della Procura della Repubblica capitolina.
I destinatari del provvedimento sono gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere, intestazione fittizia di beni, riciclaggio e autoriciclaggio.
La notizia è stata diffusa il 14 ottobre 2026. L’ordinanza, emessa dal Tribunale di Roma – Sezione del Riesame, è divenuta esecutiva dopo la pronuncia della Corte di Cassazione. Si tratta di una misura cautelare, non di una condanna definitiva.
La presunta organizzazione transnazionale
Secondo gli investigatori, i due arrestati avrebbero svolto il ruolo di promotori e organizzatori di una rete composta da almeno 16 persone.
Il gruppo sarebbe stato dedito alla commissione di reati tributari e al successivo trasferimento e reimpiego dei proventi illeciti.
Le indagini sono state condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma, insieme al 3° Nucleo Operativo Metropolitano.
Società prive di operatività e intestazioni a prestanome
Il sistema ricostruito dagli investigatori si sarebbe basato sull’utilizzo di numerose società prive di reale operatività economica, formalmente intestate a prestanome.
Attraverso queste strutture sarebbero state emesse fatture per operazioni inesistenti ed effettuate indebite compensazioni di crediti fiscali, generando ingenti profitti illeciti.
La ricostruzione degli assetti societari e dei flussi finanziari avrebbe permesso di individuare i collegamenti tra le imprese e i soggetti che, secondo l’accusa, ne controllavano effettivamente l’attività.
Il trasferimento dei fondi su conti esteri
Le somme sarebbero state successivamente trasferite su conti correnti esteri, riconducibili principalmente a società collegate a cittadini cinesi appartenenti, secondo l’ipotesi investigativa, a un’altra organizzazione criminale.
Quest’ultima avrebbe gestito nell’area romana dell’Esquilino un centro clandestino di raccolta e consegna di denaro, basato sul sistema informale di trasferimento di fondi denominato “Fei Ch’ien”.
Nella ricostruzione accusatoria, tale rete avrebbe avuto un ruolo nella movimentazione delle disponibilità di origine illecita.
Il precedente arresto di uno degli indagati
Uno dei destinatari della misura era già stato arrestato nel 2024 dai militari del GICO di Roma, nell’ambito di un’indagine su una vasta piantagione di marijuana scoperta in un immobile della provincia.
Secondo quanto riportato, l’uomo, con precedenti anche per detenzione abusiva di armi ed esercizio abusivo di scommesse, sarebbe stato ritenuto vicino a una famiglia di narcotrafficanti attiva a Tor Bella Monaca.
Responsabilità ancora da accertare
L’indagine riguarda il presunto collegamento tra reati fiscali, società intestate a prestanome e circuiti di riciclaggio transnazionale.
Le responsabilità individuali e le condotte contestate dovranno essere accertate nel procedimento giudiziario, nel rispetto della presunzione di innocenza.
Fonte indicata nel testo originale: Guardia di Finanza.






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