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ANTIRICICLAGGIO: Genialità criminale!

Di Giovanni FalconeOttobre 27, 20266 min di lettura
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Inizio lettura

Antiriciclaggio, frodi fiscali e responsabilità bancaria: il caso Labellarte

Dalle società “apri e chiudi” nel commercio informatico al progetto del campus universitario di Valenzano: una vicenda vissuta prima come comandante della Guardia di Finanza e poi come consulente tecnico della difesa.

La storia che sto per raccontare l’ho vissuta attraverso due esperienze professionali differenti, separate da diversi anni ma unite dallo stesso protagonista: Michele Labellarte.

La prima risale alla fine degli anni Novanta, quando comandavo un reparto della Guardia di Finanza nel Barese. La seconda riguarda la consulenza tecnica difensiva svolta nell’interesse di un direttore di banca coinvolto in una successiva indagine.

Una vicenda che offre diversi spunti di riflessione su frodi fiscali, riciclaggio, segnalazioni di operazioni sospette e responsabilità dei professionisti.

Società “apri e chiudi” nel commercio di componenti informatici

L’indagine di cui mi occupai interessava una rete di società di capitali attive nell’importazione e nel commercio all’ingrosso di componentistica per personal computer.

Avevano una vita media di appena sei o sette mesi ed erano riconducibili a Labellarte.

Nella ricostruzione maturata durante quell’attività investigativa, il protagonista operava senza una propria struttura organizzativa: niente magazzini, dipendenti o apparato logistico proporzionato ai volumi commerciali.

Attraverso società dotate di partita IVA e iscrizione camerale, acquistava merce da operatori di altri Paesi europei e la destinava a clienti del Barese e del Mezzogiorno.

Il sistema faceva leva sull’omesso versamento dell’IVA e sulla mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali. La documentazione commerciale accompagnava le vendite, ma gli obblighi tributari venivano sistematicamente disattesi.

IVA non versata e prezzi sottocosto

Il mancato versamento dell’imposta consentiva di praticare prezzi difficilmente sostenibili per i concorrenti rispettosi delle regole.

Gli sconti attiravano nuovi clienti, facendo crescere rapidamente il fatturato e il danno erariale.

Ricordo una conversazione intercettata nella quale un operatore spagnolo osservava, rivolgendosi a un interlocutore italiano: “Beati voi che avete l’IVA al 20%, perché da noi è soltanto al 16%!”

Una frase che, nel contesto dell’indagine, rendeva evidente quanto il meccanismo tributario fosse diventato uno strumento di vantaggio concorrenziale illecito.

Per le vicende di frode fiscale e bancarotta richiamate nella mia ricostruzione, Labellarte riportò una condanna a quattro anni di reclusione.

Il progetto della cittadella universitaria di Valenzano

Negli anni successivi, il nome di Labellarte tornò al centro dell’attenzione per un ambizioso progetto immobiliare: la realizzazione di un campus universitario a Valenzano, in provincia di Bari.

Il progetto riguardava terreni acquisiti anche attraverso familiari e altri soggetti e aveva ottenuto una rilevante esposizione pubblica.

La successiva indagine esaminò la provenienza delle risorse investite e i rapporti che, secondo l’ipotesi accusatoria, collegavano l’imprenditore ad ambienti della criminalità organizzata locale.

È essenziale distinguere questa ricostruzione investigativa dagli esiti processuali relativi alle singole persone coinvolte.

L’operazione Domino e il coinvolgimento dei professionisti

Nel dicembre 2009, l’operazione Domino portò all’esecuzione di 83 provvedimenti cautelari e a sequestri patrimoniali di grande consistenza.

Nel successivo filone Domino 2, riguardante il progetto universitario, furono coinvolti anche direttori di banca e professionisti.

Le contestazioni investivano, secondo le diverse posizioni, l’operatività dei rapporti bancari, le presunte intestazioni fittizie e il contributo che gli indagati avrebbero fornito alle attività di Labellarte.

Una parte importante del confronto riguardava gli elementi conosciuti dagli operatori e la valutazione delle operazioni ai fini della collaborazione attiva antiriciclaggio.

L’assoluzione dei direttori di banca e dei tre avvocati

Il 26 settembre 2014, il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Bari assolse, nel procedimento celebrato con rito abbreviato, i sei direttori di banca e i tre avvocati coinvolti, con la formula “perché il fatto non sussiste”.

Le cronache pubblicate nel dicembre successivo riferirono delle motivazioni, evidenziando le criticità della ricostruzione accusatoria sulla provenienza delle risorse destinate al campus.

Per le persone assolte si concludeva un percorso giudiziario durato anni, con conseguenze personali e professionali che nessuna formula processuale può cancellare automaticamente.

L’assoluzione deve essere riportata con chiarezza, senza continuare a presentare le precedenti accuse come fatti accertati.

Al tempo stesso, il successivo esito assolutorio non permette, da solo, di affermare che le misure cautelari originarie fossero state adottate “senza prove”: la valutazione cautelare e quella necessaria per una condanna hanno presupposti differenti.

La mia consulenza tecnica per un responsabile di filiale

In questo contesto fui incaricato di predisporre una consulenza tecnica difensiva nell’interesse di uno dei responsabili di filiale.

Ricordo ancora il peso umano della vicenda: il professionista era stato raggiunto dalla misura mentre si trovava ricoverato in ospedale per accertamenti e cure.

Il lavoro difensivo richiedeva di ricostruire le operazioni contestate e, soprattutto, il patrimonio informativo disponibile nel periodo interessato.

La domanda centrale era:

quali elementi conosceva, o avrebbe dovuto acquisire nell’adempimento dei propri obblighi, il personale bancario quando valutò il cliente e la sua operatività?

Nella relazione sostenni che la condotta del responsabile dovesse essere esaminata alla luce delle circostanze concretamente ricostruibili, evitando di attribuirgli automaticamente conoscenze emerse soltanto nelle indagini successive.

Patrimonio, progetto immobiliare e operazioni documentate

Tra gli elementi esaminati nella consulenza figuravano:

  • un patrimonio immobiliare di rilevante valore economico;
  • un progetto imprenditoriale pubblicamente conosciuto;
  • società formalmente costituite e iscritte nei registri;
  • compravendite documentate da atti notarili;
  • movimentazioni che, secondo la ricostruzione difensiva, risultavano coerenti con il progetto;
  • un utilizzo prevalentemente tracciabile dei mezzi di pagamento.

Questi elementi costituivano parte del quadro valutativo sostenuto dalla difesa.

Occorre tuttavia precisare che l’iscrizione camerale, la partita IVA o la costituzione regolare di una società non certificano l’onorabilità del cliente né la liceità delle risorse.

Allo stesso modo, la tracciabilità di un bonifico permette di ricostruire il trasferimento, ma non dimostra automaticamente la legittimità della sua causa economica.

Garanzie reali e antiriciclaggio: valutazioni differenti

Un passaggio della consulenza riguardava un affidamento di circa 400.000 euro, sostenuto da garanzie immobiliari.

Nella prospettiva difensiva, tali garanzie contribuivano a spiegare le ragioni economiche della decisione bancaria.

È però importante distinguere i due piani: la garanzia reale riguarda la tutela del credito; l’adeguata verifica riguarda anche il cliente, la provenienza delle risorse e il significato delle operazioni.

Un patrimonio capiente non esclude il rischio di riciclaggio. La valutazione deve considerare tutti gli elementi pertinenti, senza trasformare un singolo dato favorevole in una giustificazione generale.

Valutare le responsabilità senza il senno del poi

La lezione professionale che ricavo da questa esperienza riguarda la qualità della ricostruzione.

Bisogna comprendere quali informazioni fossero disponibili, quali approfondimenti siano stati svolti e come siano state motivate le decisioni.

Il giudizio successivo deve confrontarsi con questo percorso, distinguendo le eventuali omissioni dagli elementi che l’operatore non poteva conoscere.

Documentare le verifiche significa rendere comprensibile il proprio lavoro anche a distanza di anni.

Il costo umano di una vicenda giudiziaria

Questa esperienza mi ha lasciato molto, sul piano professionale e personale.

Ho conosciuto la sofferenza di chi vede compromessi reputazione, lavoro e serenità familiare prima che il processo giunga a conclusione.

Resto convinto dell’importanza di un contrasto rigoroso alla criminalità economica. Proprio per questo, considero altrettanto necessario accertare con precisione le responsabilità individuali e dare agli esiti assolutori la visibilità che meritano.

Il filo conduttore di questa storia attraversa frodi fiscali, progetti immobiliari, indagini finanziarie e difesa tecnica.

Fare antiriciclaggio richiede attenzione ai fatti, conoscenza delle operazioni e capacità di spiegare le proprie valutazioni. Anche quando, molti anni dopo, qualcuno è chiamato a giudicarle.

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