“Oggi ho avuto modo di apprendere la condanna a Vibo Valentia del direttore di Banca Antonveneta per il reato di usura. E’ la prima volta in Italia che ciò avviene, e sicuramente rappresenta la prima crepa nel muro di gomma costruito dalle banche per difendersi dalle continue illegalità commesse ai danni dei milioni di clienti e di un intero territorio”. E’ quanto afferma, in una nota, l’imprenditore Nino De Masi che con alcune sue denunce ha portato ad un’inchiesta contro i vertici di banche nazionali. “Credo di essere stato il primo in Italia – prosegue De Masi – che ha combattuto e sta tuttora combattendo una dura battaglia giuridica senza esclusione di colpi. Il reato di usura, confermato nei miei casi in tutte le fasi procedurali e in tutte le sentenze emesse, ha dimostrato l’illegalità e l’immoralità del modo di operare del sistema bancario in Calabria, e non solo. Nei tribunali di tutta Italia infatti i procedimenti per usura contro le banche sono in continuo e progressivo aumento e non si concentrano più solo sui conti correnti ma su tutte le operazioni finanziarie gestite dalle banche, come i famosi swap a tassi di usura fatti sottoscrivere agli enti pubblici, Regione Calabria compresa”. Per De Masi “i soprusi bancari, che sino ad oggi hanno proliferato in Italia anche grazie alla ‘distrazione’ degli organi di controllo, sono stati commessi nell’arrogante nome di una impunità ed immunità che ha sempre protetto tali criminali comportamenti, sfociati nell’usura e non solo. La Calabria quindi, per una volta, assurge alla ribalta della cronaca come grimaldello che ha scardinato un sistema che ha provocato enormi danni non solo ai cittadini, non solo ai risparmiatori, ma ad un’intera economia”.
Fonte: Telereggiocalabria.it
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