La truffa dei diamanti: Il “cartello” degli Organi di vigilanza, interni e Istituzionali!

Diamanti in libertà
Diamanti in libertà

La truffa dei diamanti: Il “cartello” degli Organi di vigilanza, interni e Istituzionali!

Diamanti in libertà!

 

La truffa dei diamanti in danno del pubblico risparmio o per meglio dire, alla rete retail delle diverse banche coinvolte nella vicenda nella completa assenza della vigilanza centrale, rappresenta un caso di scuola o di quello che nella vita non si deve fare non solo per la truffa in sé,  ma soprattutto per non tradire quella fiducia che caratterizza il ruolo delle banche sul territorio nei rapporti con la propria clientela.

Uno scandalo a cielo aperto, dove tutti sapevano ma nessuno ha agito, nessuno ha dato segno di un qualche gesto di vitalità, tutti hanno dormito, vegetato, nel mentre cresceva solo il malaffare.

Qualche giorno addietro, dopo un lungo periodo di sospensione dall’attività, è stato definitivamente “destituito”licenziatol’unica persona che in tempo utile, aveva cercato di allertare l’Istituzione Banca d’Italia della gravissima truffa in atto in danno dei risparmiatori.

Sto parlando di Carlo Bertini, già funzionario del Servizio ispettivo della Banca d’Italia, una persona che mi onoro di aver conosciuto in questo frangente che non avrei mai voluto che si verificasse. In pratica, un’applicazione rovesciata della normativa del “whistlebowing”, posta a tutela dei dipendenti che segnalano condotte illecite di dipendenti infedeli – legge 197/2017.

Vicenda diamanti

Oltre alle tonnellate d’inchiostro che è stato consumato, un punto fermo è stato tracciato dalla sentenza di condanna dell’antitrust che ha sanzionato le quattro banche coinvolte con diversi milioni di euro (Banca Intesa, Banca Popolare di Milano, UniCredit e Monte Paschi di Siena).

La Banca d’Italia, nella sua veste di organo di controllo e vigilanza centrale sulle banche, ancora oggi, continua a disquisire  sulla natura finanziaria o meno dell’operazione quando invece, se parliamo di “investimento”, peraltro caldeggiato dalle stesse banche, faremmo bene a ricordarci il contenuto dell’articolo 47 della Carta costituzionale che testualmente recita:  “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme….”.

Ciò detto, se una banca si mette  a promuovere la vendita di “patate”, utilizzando la propria organizzazione (filiali, personale, ordini di servizio etc.), per definizione, a mio avviso, contrariamente a quanto affermato dal Governatore Bankit e dallo stesso Direttore Generale Signorini innanzi alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle banche, rientra in pieno nella portata del dettato costituzionale appena citato.

Ne consegue che, se il direttore di una banca mi chiama in filiale e mi propone l’acquisto di un prodotto in misura significativa (diamanti, patate o anticoncezionali), utilizzando l’intera disponibilità del mio conto corrente (Tfr del mio collocamento in quiescenza) pari a 100nila euro, può considerarsi un investimento da poter rientrare a pieno titolo nel dettato costituzionale della “Tutela in tutte le sue forme”?
Nelle more di conoscere una risposta da parte del solone che difficilmente arriverà, sono fiducioso invece di conoscere l’esito del processo penale presso il Tribunale di Milano che, secondo i programmi, sarebbe dovuto iniziare a maggio u.s. e che pare essere stato rinviato a ottobre pv.
Potrebbe essere quella una grande occasione per restituire una decorosa dignità ad una giustizia smarrita!

Adempimento omesso

In tutti gli interventi letti nel recente periodo sulla stampa, si è dato tanta importanza ad una condotta omissiva e assente  degli Organi di vigilanza della Banca d’Italia che non è intervenuta con la necessaria determinazione e sollecitudine.

Se questo è vero, penso che analoga omissione potrebbe addebitarsi agli organismi di controllo interno delle singole banche come i Collegi sindacali, gli Audit dell’ispettorato, gli Organismi di vigilanza ex 231/2001 etc.

Insomma, per farla breve, tutto il progetto truffaldino architettato dalle società private fornitrici del prodotto (diamante) d’intesa con le banche interessate, andava sottoposto, da subito, ad un’apposita perizia e stima del valore effettivo, scongiurando sul nascere la truffa di 1,5 miliardi di euro.

Una semplice stima avrebbe evitato lo scandalo.

Nel contempo, al commento di questo grave episodio di cronaca giudiziaria, assistiamo a tavole rotonde, convegni, fatiche editoriali dove si parla di lotta alla corruzione, si parla della pubblica amministrazione che non funziona, non collabora in materia di antiriciclaggio e poi ci si dimentica di fare una perizia di valore per non truffare migliaia di risparmiatori.

Qualcosa mi sugge?

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