Lo Stato, l’economia, il territorio: Una storia vissuta!

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Verifica Guardia di finanza
Verifica Guardia di finanza

Lo Stato, l’economia, il territorio: Una storia vissuta!

Correva l’anno 1991, in terra di Calabria, al Comando di un reparto della Guardia di finanza deputato al contrasto alla criminalità organizzata, mi trovo a dirigere personalmente un’attività di verifica fiscale nei confronti di un’azienda, una società di capitali, operante in provincia di Catanzaro con circa trenta dipendenti ed operante nel settore della produzione e commercio di materiale elettrico.

La mia presenza, nella veste comandante del reparto,  era ed è imposta dalle regole interne al Corpo, secondo le quali, l’ufficiale deve presenziare l’attività di verifica, almeno all’atto dell’aperura e conclusione dell’attività di servizio che, come spesso accade, può durare anche diversi mesi.

Nella prima mattinata, accompagnato da una decina di collaboratori, chiesi dell’amministratore e venni invitato a seguire la segretaria di direzione quando la stessa, aprì una porta facendomi cenno di seguirla, trovando un signore di mezza età, visibilmente sconvolto che aveva appena chiuso una telefonata.

Attesi qualche secondo, anche con qualche imbarazzo, mi presentai come Ufficiale della Guardia di finanza, al suo cospetto per avviare una verifica fiscale generale, biennale, anche previa esibizione della tessera di riconoscimento personale.

Lo stesso amministratore, ricompostosi alla meglio, ebbe a confidarmi le ragioni del suo grave turbamento dicendo:

Ho appena ricevuto una telefonata da parte di delinquenti che ho già denunciato per varie estorsioni ricevute, i quali mi hanno appena riferito a telefono che sanno di mia figlia appena iscritta all’Università di Roma. Gli stessi, mi hanno intimato ad adeguarmi al sistema”.

E’ stata una delle più brutte giornate della mia vita, provando un senso di impotenza verso una forma di Stato invisibile, forte e violento che imponeva le sue regole.

Delocalizzazione d’impresa

Nella stagione che stiamo vivendo, ci capita spesso di assistere a “delocalizzazioni d’impresa” con grave nocumento della economia sul territorio, aumentando significativamente il disagio occupazionale di tante persone.

Anche di fronte a queste fughe imprenditoriali, ho sempre propugnato una libertà d’impresa, laddove non ci sono contributi pubblici. In proposito, di fronte a centinaia di persone allocate in “cassa integrazione”, mio malgrado, mi sono trovato a leggere invettive varie, non sempre lusinghiere anche da parte di esponenti del Governo contro questa classe imprenditoriale.

Premesso che la libertà d’impresa é meritevole dello stesso riguardo e considerazione che uno Stato deve riservare alla tutela occupazionale, in ossequio a quanto indicato dall’articolo 41 della Costituzione: “L’iniziativa economica privata è libera”.

In proposito, mi sono già pronunciato, rivendicando il diritto dell’imprenditore ad esercitare il principio costituzionale con tutte le garanzie possibili e immaginabili, soprattutto se gli investimenti non sono accompagnati da risorse pubbliche – https://www.giovannifalcone.it/delocalizzazione-dimpresa-precetti-e-sanzioni-dalle-autorita-di-governo/

Per restare al recente periodo e rimanere sul tema, posso solo ricordare che la manovra di bilancio per l’anno 2022, in conseguenza di numerose delocalizzazioni d’impresa registrate nel recente periodo, ha inteso introdurre taluni accorgimenti nel tentativo di ostacolare o comunque limitare questi effetti.

Le norme anti-delocalizzazioni introdotte e testé ricordate nella manovra anzidetta, si applicano ai datori di lavoro con almeno 250 dipendenti, laddove questi, intendessero procedere alla chiusura di una sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo con cessazione definitiva della relativa attività e un conseguente licenziamento di almeno 50 lavoratori.

In questi casi, pena nullità dell’iniziativa, dovranno informare per iscritto i sindacati di categoria, le Regioni interessate, il Ministero del Lavoro, il Ministero dello Sviluppo economico e l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro.

La comunicazione dovrà contenere le ragioni economiche, finanziarie, tecniche o organizzative della chiusura, il numero e i profili professionali del personale occupato e il termine entro cui è prevista la cessazione dell’attività. Inoltre, lo stesso datore di lavoro, secondo la novella introdotta, entro 60 giorni dalla comunicazione della chiusura, è tenuto ad elaborare un piano per limitare le ricadute occupazionali ed economiche derivanti dalla chiusura stessa e lo presenti ai sindacati, alle Regioni, ai Ministeri e all’Anpal1.

Il piano dovrà essere discusso con sindacati, Regioni interessate, Ministero del Lavoro, Mise e Anpal. In caso di accordo sindacale si procede alla sottoscrizione del Piano e il datore di lavoro assume l’impegno di realizzare le azioni contenute. Prima della conclusione dell’esame del piano e della sua eventuale sottoscrizione il datore non può avviare la procedura di licenziamento collettivo né intimare licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, con pesanti oneri in capo all’impresa in caso di violazioni.

Il più delle volte stiamo parlando di aziende in bonis, che fanno utili sul mercato e ciò malgrado decidono di delocalizzare per andare a produrre all’estero (Portogallo, Polonia, Olanda etc.). Sono imprenditori che, a loro modo, cercano di sfruttare a proprio vantaggio i diversi trattamenti fiscali esistenti all’interno della stessa unione Europea che, grazie a tali regole, viene consentita una concorrenza sleale.

Insomma, se fossi un datore di lavoro mi verrebbe da dire: Cose da pazzi!

Conclusioni

A questo punto mi chiedo se il mio, il nostro Stato, fatto di regole da rispettare, si è posto il problema del controllo del territorio, cercando di colmare debolezze strutturali prima di introdurre regole nuove come quelle appena accennate e contenute nella passata manovra di bilancio?

In presenza di una delocalizzazione, per un’azienda che scappa, senza inveire alla cattiva sorte, dobbiamo chiederci quali sono le criticità del nostro territorio in termini di sicurezza, viabilità, trasporto e infrastrutture in genere.

Insomma, per contrastare queste fughe, quali che siano le ragioni, dobbiamo creare l’appeal necessario per incoraggiare l’impresa ad investire per creare le giuste opportunità per i nostri giovani e la crescita del nostro territorio.

Non è facile, ma la politica deve servire a questo per darci una visione e restituirci una speranza!

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1 I lavoratori interessati dal Piano potranno beneficiare dei trattamenti straordinari di integrazione salariale. I lavoratori inoltre potranno anche accedere al programma di garanzia di occupabilità-Gol.

 

1 Comment

  1. Problematiche complesse, come quelle di cui stiamo parlando, non possono essere risolte con discussioni da Bar Sport come ahimè, spesso accade.
    Per la cura del territorio, il rispetto delle regole, il contrasto alla evasione o ancora peggio la frode fiscale, serve un quadro d’insieme, una visione, forse addirittura una speranza.
    Per questo, conserviamo il pessimismo per i giorni migliori che, con la fine della guerra, la pandemia ormai alle spalle, l’inflazione al 2% e la siccità superata, certamente arriveranno: Non siamo pronti!

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