Niente aggravante mafiosa al commercialista che cura gli affari della criminalità organizzata. Per la condanna andrebbe provata la consapevolezza del ruolo all’interno della cosca.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione che ha fissato uno stringente paletto alla misura delle condanne da infliggere ai professionisti che seguono gli affari della criminalità organizzata.
In altri termini, ai fini dell’inasprimento di pena, sarebbe necessario provare, per usare le parole dei giudici, “che con la sua condotta il professionista (anche se primariamente volta all’utile personale) fosse consapevole di favorire (anche l’attività della cosca)”.
Nel caso sottoposto all’esame della Corte, in particolare, il ruolo del commercialista di riciclatore di denaro della cosca non è affatto contestato, tanto che ne avevano parlato anche dei collaboratori di giustizia, ma la difesa è riuscita a dimostrare che il professionista non fosse consapevole “agendo nel suo ruolo, pure distorto” nel solo interesse del proprio cliente”.
Né valgono a sopperire la mancanza della consapevolezza di questo preciso ruolo, dice ancora Piazza Cavour, i contatti diretti del commercialista con gli appartenenti all’organizzazione.
CONTABILITA’ MAFIOSA: Il commercialista non sapeva!
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