SEQUESTRO E CONFISCA COME MISURE PATRIMONIALI – Modalità, forme, percorsi investigativi

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Introduzione

Il “progetto beni confiscati”, nel più ampio quadro della formazione degli operatori di giustizia, ma soprattutto delle forze dell’ordine, si prefigge di migliorare il complesso meccanismo di amministrazione dei beni confiscati.

E’ un progetto ambizioso, che si inserisce nell’ambito dell’azione di contrasto alle consorterie mafiose, laddove inizia con l’indagine, prosegue con la individuazione del soggetto indagato e quindi del sequestro del patrimonio, per finire alla confisca dei beni, ovvero alla sua gestione economica.

Il mio intervento in questa sede, seguirà le seguenti direttrici principali:

• quadro normativo di riferimento della legislazione nazionale per il contrasto alle associazioni di stampo mafioso e crimine organizzato;

• la polizia giudiziaria secondo il vigente codice di procedura penale, ovvero l’attività ad iniziativa della p.g.;

• commento dei principali atti di polizia giudiziaria, anche avuto riguardo, in particolare, alle diverse forme di sequestro (d’iniziativa, probatorio, preventivo, conservativo, delegato);

• tecniche investigative di contrasto al crimine organizzato, avuto riguardo, in particolare, alla ricerca delle “fonti d’innesto” di una indagine d’iniziativa, finalizzata al sequestro e confisca del patrimonio – mobile ed immobile – delle associazioni di stampo mafioso;

• economia & criminalità: appalti pubblici, finanziamenti conto capitale nazionali e comunitari, finanziarie sul territorio, garanzie fidejussorie, variazioni patrimoniali di soggetti condannati per associazione mafiosa e/o misura di prevenzione personale, ricerca dei prestanomi etc.;

• casistica di metodi di infiltrazione della criminalità organizzata nel sistema degli appalti di opere pubbliche, attraverso l’elusione delle norme, la minaccia dei concorrenti, la variante in corso d’opera, la collusione della pubblica amministrazione;

• riciclaggio di denaro sporco – evoluzione storica – reati presupposti.

 

 

 

Prima parte 

Premessa

L’istituto del sequestro e della confisca, intese tanto come sanzioni amministrative che sanzioni penali accessorie, quantunque già esistenti nel nostro codice penale, entrarono nella legislazione antimafia con riferimento al procedimento di prevenzione, con la legge nr.646/1982 comunemente denominata “Rognoni – La Torre”. La stessa legge, tanto invocata dal compianto Generale dei Carabinieri C.A. Dalla Chiesa, fu approvata peraltro, ironia della sorte, dopo una settimana dal suo assassinio ad opera di organizzazioni mafiose palermitane, introdusse alcuni significativi e, oserei dire, rivoluzionari accorgimenti anche in materia di licenze, concessioni, autorizzazioni, appalti pubblici e, non ultimi, la possibilità di verifica della posizione fiscale tributaria del soggetto indiziato di appartenere ad associazioni mafiose, o nei cui confronti fosse stato disposto, con provvedimento anche non definitivo, una misura di prevenzione personale (ex legge nr.1423/1956).

Il nostro Paese, ahimé, dispiace dirlo, ha prodotto le migliori leggi ma sicuramente le più efficaci sull’onda emotiva di stragi mafiose, posto che analoga iniziativa legislativa si è avuta dopo un decennio con la morte di due valenti magistrati “Falcone-Borsellino”. Questa legge tanto attesa, è stata anche una risposta a quell’anonimo cittadino palermitano che nelle immediate adiacenze dell’eccidio mafioso appena ricordato, ebbe a scrivere testualmente: “Qui e’ morta la speranza dei palermitani onesti”. Ebbene, con la legge nr.646/82, è stato dimostrato, sia pure con le lentezze, le disfunzioni e quant’altro della nostra vituperata pubblica amministrazione che la speranza c’è, è viva e che forte è stata la risposta della Istituzione nel suo complesso, da quello investigativo a quello giudiziario ed alla stessa società civile.

Oggi, forse, noi siamo qui anche per questo.

Siamo qui per rispondere alla stragrande maggioranza della gente stanca i subire le vessazioni e l’oppressione della violenza, della intimidazione e sopraffazione: il potere della mafia.

Le organizzazioni mafiose, quotidianamente disposte a sfidare la morte, propria e/o di altri, al loro interno e verso la società civile con l’unico obiettivo del profitto, la ricchezza a tutti i costi e con ogni mezzo. con la legge nr.646/82, iniziava una lotta ad armi pari con la mafia, una contesa sullo stesso terreno, quello del patrimonio.

Questa legge, peraltro, introdusse, con l’art. 416 bis del c.p., l’esatta definizione di associazione mafiosa, quale “forza intimidatoria espressione del vincolo associativo, la condizione di assoggettamento e lo stato di omertà, caratterizzato quest’ultimo, dalla indisponibilità della vittima a collaborare con l’Istituzione perché minacciato di gravi e violente ritorsioni”.

Fu una legge innovativa che mirava a colpire il patrimonio illegalmente accumulato dalle diverse associazioni mafiose e che influì in modo determinante nella strategia di contrasto al crimine organizzato, il cui impianto normativo di base era contenuto nella legge nr.575/1965.

Con tale nuova formulazione, si è potuto contrastare il grave fenomeno della mafia in Sicilia come della ndrangheta in Calabria, della camorra in Campania come della sacra corona unita in Ppuglia, della mafia del brenta del nord est e delle molteplici organizzazioni criminali estere (mafia russa, albanese, cinese, turca-curda, nigeriana e colombiana), con accresciuta efficacia, invertendo una linea di tendenza di un dominio incontrastato del crimine organizzato, che fino a quel momento aveva visto l’Istituzione soccombente.

1. Tecniche investigative

L’aggressione al patrimonio appartenente al crimine organizzato deve avvenire, ovviamente, nel rispetto della legge, considerando che possiamo partire da basi diverse, tanto per attività d’iniziativa della polizia giudiziaria – ax art 55 del c.p.p. – che su delega dell’autorità giudiziaria – ex art.370 dello stesso codice.

Mi riferisco in particolare a talune tecniche investigative idonee alla individuazione di soggetti da sottoporre alle indagini e finalizzate al sequestro e confisca dei beni e delle fonti di finanziamento dell’attività criminale.

In tal senso, possiamo provare ad immaginare:

a) dalla persona, per giungere al patrimonio – tenore di vita particolarmente elevato e non coerente ai redditi imponibili dichiarati, ovvero, soprattutto, all’attività economica esercitata;

b) persona che si accompagna frequentemente con altri soggetti già condannati per associazione mafiosa o sottoposte al procedimento per l’applicazione di una misura di prevenzione perché ritenute pericolose per l’ordine e la sicurezza pubblica;

c) osservare le “frequentazioni” presso l’abitazione del condannato (in modo particolare se l’indagato abita in villa isolata); acquisire informazioni presso le società private che installano “strumenti per la sicurezza”, avuto riguardo a quei soggetti che attrezzano l’abitazione come bunker;

d) i partecipanti alle nozze dei figli del soggetto in odore di mafia; i partecipanti a funerali o eventi particolari;

e) rilevamento delle utenze telefoniche in uscita (è un’operazione a costo zero e consente di conosce i collegamenti del soggetti ovvero della sua famiglia);

f) rilevare informazioni presso le officine specializzate alla blindatura degli autoveicoli e, attraverso questi risalire ai committenti;

g) acquisire l’elenco se non dei visitatori ma degli acquirenti delle ultime novità in occasione del salone nautico di Genova;

h) rilevare la presenza in occasione dei raduni, tipo ferrari day, motor show etc.;b) dal patrimonio, per giungere alla persona – attraverso rilevazioni presso l’ufficio del registro ovvero il pubblico registro automobilistico, avrò la possibilità di rilevare, rispettivamente, l’elenco delle compravendite di beni immobili e beni mobili registrati (auto di lusso). partendo da una determinata soglia economica, potrò individuare il titolare e percettore del bene;c) attività investigativa, soprattutto in concomitanza alla esecuzione di atti di polizia giudiziaria – perquisizioni personali e/o domiciliari; agende telefoniche, scritture private per compravendite immobiliari firmate in bianco, contratti bancari, polizze assicurative con beneficiari estranei, assegni post datati, originali di effetti cambiari, carnet assegni in bianco regolarmente firmati da soggetti estranei – prestanomi del perquisito;d) attività informativa, collaboratori di giustizia, fonti confidenziali;e) omesse comunicazioni di variazioni patrimoniali – ex artt. 30 e 31 della legge nr.646/82 – i soggetti condannati con sentenza definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso (art.416 bis del c.p.), o già sottoposti, con provvedimento definitivo ad una misura di prevenzione – ex art.3 della legge 1423/1956 – persone pericolose per la sicurezza e la pubblica moralità – sono tenuti a comunicare al locale comando nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, per 10 anni, ogni variazione patrimoniale intervenuta di importo superiore a 20 milioni di vecchie lire (€.10.329,14). la comunicazione deve essere effettuata entro 30 giorni dal fatto. analoga comunicazione, andrà effettuata entro il 31 gennaio di ogni anno con riferimento all’anno precedente, allorquando le operazioni nel loro complesso superino la somma anzidetta. la omessa comunicazione implica per il trasgressore la sanzione penale della reclusione da due a sei anni e la multa da 20 a 40 milioni di lire. alla condanna, segue la confisca dei beni a qualunque titolo acquistati nonche’ del corrispettivo dei beni a qualunque titolo alienati (sulla base di un elenco dei soggetti condannati acquisibile presso il locale tribunale, avrò cura di effettuare un rilevamento anagrafico presso il comune interessato dei soggetti conviventi con il mafioso. sulla scorta di tali informazioni, sarà sufficiente effettuare un rilevamento presso il sistema informativo dell’anagrafe tributaria per riscontrare l’eventuale esistenza di variazioni patrimoniali intervenute in data successiva alla condanna – basta l’acquisto di un’autovettura..);f) gestione “di fatto” di attività economiche – controlli strumentali dell’attività economica, da cui si può rilevare la presenza di congiunti e/o persone contigue al personaggio noto alle cronache giudiziarie per essere gia stato condannato ad una misura di prevenzione personale ovvero per associazione mafiosa. addirittura, in qualche caso, può capitare di trovare tali congiunti in ruoli chiave nella gestione dell’attività imprenditoriale.g) ristrutturazioni di grossi complessi immobiliari, ovvero cambi di proprietà di complessi immobiliari o di rilevanti attività economiche, avuto riguardo, in particolare a settori turistico alberghieri – esaminare la moralità degli amministratori e della compagine sociale della persona fisica e/o giuridica al fine di comprendere in qualche misura, la eventuale illiceità circa la provenienza dei capitali utilizzati per la ristrutturazione o per l’acquisto;h) società finanziarie – dopo aver acquisito l’elenco delle “finanziarie” operanti sul territorio (camera di commercio o, ancora meglio, seguire gli annunci pubblicitari anche sui mass media, internet compreso), verificare, in prima facie la regolare iscrizione presso l’albo generale degli intermediari abilitati – ex art.106 del tub (d.lgs 385/93), riscontrabile presso il sito internet dell’ufficio italiano cambi (vedi fideiussione garantita). l’eventuale omessa iscrizione rappresenta sicuramente un primo elemento di particolare interesse per l’attivazione di una indagine, verificando la compagine sociale (statuto e atto costitutivo). ricordo in proposito che, un amministratore troppo giovane o troppo vecchio può essere considerato un interessante campanello di allarme – prestanome. analoga attenzione dovrà essere posta in presenza di repentini incrementi di volumi di affari (rilevabili dall’anagrafe tributaria), ovvero aumenti di capitale;i) finanziamenti pubblici, nazionali e/o comunitari – dopo aver acquisito l’elenco dei percipienti o anche dei soggetti ammessi al finanziamento presso il competente assessorato dell’ente pubblico territoriale (regione), effettuare un’analisi sommaria circa i requisiti soggettivi per l’accesso al finanziamento, selezionando ovviamente le operazioni più significative. con riferimento all’analisi dei costi sostenuti e documentati in occasione dello sal, suggerisco l’opportunità di verificare il luogo e lo sportello bancario in cui l’assegno è stato cambiato. se il titolo è stato “negoziato” presso lo stesso sportello che lo ha emesso (immaginiamo l’assegno circolare), o dove l’assegno è tratto (assegno di conto corrente), soprattutto se il beneficiario dei pagamenti (l’esecutore dell’opera edile o il fornitore del servizio, del macchinario etc) è residente in altra località. in casi della specie, suggerisco di approfondire le indagini, in quanto è verosimile che le forniture di beni o le prestazioni di servizi siano in tutto o parzialmente false. il pagamento è fittizio perché la somma incassata dal “cambio del titolo” è stata restituita in contanti nelle mani del soggetto finanziato;j) agente infiltrato e agente provocatore (attività sottocopertura) – per quanto siano ambedue animate dalle stesse finalità investigative ed istituzionali, possiamo dire che l’infiltrato, nella generalità dei casi, è un soggetto che si inserisce in un contesto criminale in modo passivo, statico, facendo quasi l’osservatore nel senso che “nota ed annota “. l’agente provocatore, invece, una volta entrato in contatto con l’organizzazione criminale, è un soggetto dinamico, attivo, che di fatto, può trovarsi nella condizione di compiere anche attività illecite alla stregua di un qualunque altro appartenente alla stessa organizzazione. in questi casi, spesso, non è una scelta dell’agente provocatore, ma una condizione della stessa organizzazione per ottenere quella fiducia necessaria al suo interno ovvero l’accesso ai suoi segreti.l’introduzione di un’esimente per l’agente provocatore nel nostro paese, si è avuta con l’art.25 della legge nr.162/90 che aggiungeva gli articoli 84 bis e ter alla legge nr.675/85, in attuazione dell’art.11 della convenzione delle nazioni unite contro il traffico di sostanze stupefacenti, resa esecutiva in italia con la legge nr.328/1990. la novità riguardava la possibilità di operare “consegne controllate” di sostanze stupefacenti in ambito internazionale.in epoca successiva, tale potere è stato ampliato nel campo dei “sequestri di persona a scopo di estorsione” di cui alla legge nr.82/1991, ove veniva prevista la possibilità di effettuare “pagamenti simulati” finalizzati ad acquisire rilevanti elementi probatori per la individuazione dei responsabili di tale delitto.analogo potere, in base all’art.10 della legge nr.172/92, circa la possibilità di ritardare l’esecuzione di una misura cautelare, dell’arresto, del fermo di indiziato di delitto o del sequestro in presenza di decreto motivato del p.m., quando si indaga in materia di estorsione, usura, riciclaggio.l’estensione, ha riguardato anche i reati in materia di riduzione in schiavitù e pedopornografia – artt. 600 e seguenti del codice penale – ove, la polizia giudiziaria può omettere o ritardare gli atti di propria competenza.

 

l. appalti pubblici – è il contratto col quale, una parte, dotata di una organizzazione logistica imprenditoriale e gestione adeguata, a proprio rischio, assume l’onere per la esecuzione di un’opera o un servizio verso un corrispettivo in denaro all’uopo pattuito (art.1655 codice civile).

appalto di opere pubbliche

2. premessa

alla fine degli anni ’80, soprattutto in conseguenza del noto scandalo di “tangentopoli”, emerse una sostanziale carenza di controllo di legittimità dell’azione amministrativa nella pubblica amministrazione.

sovente la corte dei conti sottolineava le passività occulte, i disavanzi, le difficoltà gestionali, la poca trasparenza amministrativa, tanto da suggerire una profonda riforma nel settore degli appalti pubblici, tanto per la esecuzione di opere pubbliche che di fornitura di beni e servizi.

si ritenne superata, per esempio l’esperienza dell’albo nazionale costruttori introdotto nel nostro ordinamento con la legge del 1962. era un organismo, questo, inserito nell’ambito del ministero dei lavori pubblici, ove venivano annoverate le aziende, distinte per dimensioni, previo esame, tanto per capacità tecniche che moralità degli amministratori. l’anc, in definitiva, aveva lo scopo di sottrarre alle singole amministrazioni il potere di valutazione circa la “validità” dei concorrenti onde individuare i soggetti migliori.con la legge “merloni” nr.109/04 – legge quadro in materia di lavori pubblici – modificata una prima volta con la legge nr.216/95 e successivamente con la legge nr.415/98, denominata “merloni ter”, furono perseguiti alcuni principali obiettivi:1. ripristinare una effettiva e reale concorrenza nel mercato degli appalti pubblici;2. realizzare efficaci criteri di garanzia per la pubblica amministrazione;3. creazione di un sistema di controlli sostanziali e non solo formali, attraverso la istituzione di un’autorità indipendente.

possiamo pertanto dire che il progetto di riforma nel sistema degli appalti pubblici può essere così riassunto:

a. le opere pubbliche vengono inquadrate in un programma triennale, rendendo più trasparente gli indirizzi e le priorità della p.a.;b. viene introdotta la certificazione di qualità (a norma iso 9000) come in altri settori dell’industria e dei servizi. vediamo in tal modo che siamo passati dalla burocrazia dell’anc ad un sistema di qualificazione più efficace e oggettivo nel senso che si è passati alla valutazione del risultato;c. vengono previste garanzie più chiare e rigorose, con lo scopo di tutelare l’amministrazione da comportamenti scorretti, ma anche ad una migliore selettività dei concorrenti in relazione alla capacità tecnica ed operativa.

per ottenere tali ambiziosi risultati, viene introdotta la c.d. autorita’ nazionale di vigilanza, dotata di una segretaria, un organo ispettivo ed un osservatorio di opere pubbliche.

ciò , al fine di demandare alla magistratura solo l’estrema ratio del controllo – formale e sostanziale – e quindi eccezionale, anziché la norma come sinora avvenuto.

nel prosieguo, e precisamente con la legge obiettivo nr.443/01 e relativo regolamento di attuazione nr.190/02 “delega al governo in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ed altri interventi per il rilancio delle attività produttive”, è stata introdotta la figura del “general contractor” che, a differenza dell’appaltatore di lavori pubblici, è autorizzato all’esecuzione dell’opera “con qualsiasi mezzo” nell’intento di realizzare l’opera aggiudicata.

in sostanza, il g.c., può realizzare l’opera commissionatagli essendo libero di stabilire le modalità esecutive, nel senso che egli potrà affidarne l’esecuzione – in tutto o in parte – a terzi da lui prescelti e coordinati, dovendo anche rendere al proprio committente i servizi collaterali (progettazione, acquisizione di aree, rapporti con i terzi etc.):

in sostanza, al g.c., si richiede una grande capacità organizzativa nel coordinare l attività di altri soggetti (progettisti, esecutori etc.).

un’altra fondamentale novità, è rappresentata dalla “privatizzazione dei rapporti” fra il g.c. e il concessionario dell’appalto, finalizzata allo snellimento delle procedure, con il rischio, ahimé, di un abbassamento del livello dei controlli finalizzati al contrasto di fenomeni di infiltrazione mafiosa. del resto lo spirito della legge obiettivo è stato quello di adeguare il mezzo in funzione dell’obiettivo, essendo ritenuta la rapida esecuzione dell’opera un traguardo strategico prioritario.

 

2.1 come si esegue un’opera pubblica

nell’ambito della esecuzione dei lavori pubblici, le modalità operative possono distinguersi:

• diretti : quali quelli in economia, a regia e per cottimo che si caratterizzano per la rapidità, completa assenza di formalismi e modesta rilevanza dell’importo (art.3 legge quadro 109/04). trattasi dei cosiddetti lavori in amministrazione diretta. il cottimo autonomo o fiduciario sono istituti diversi e sono configurati come “contratti d’opera” e si differenziano dall’appalto perché manca una organizzazione ovvero un’impresa.• indiretti : vincolati al procedimento amministrativo per la scelta dei contraenti, qual è l’appalto e la concessione.

prima di addentrarci sui principali aspetti di interesse riguardanti gli appalti pubblici, voglio ricordarvi il quadro normativo di riferimento:

legge 11 febbraio 1994, nr. 109 – legge quadro in materia di lavori pubblici;

direttiva del consiglio 14 giugno 1993, nr. 93/37/cee – coordinamento delle procedure di aggiudica degli appalti pubblici e dei lavori, recepita nella nostra legislazione con d.legislativo nr. 406/1991;

legge 19 marzo 1990, nr. 55 – nuove disposizioni per la prevenzione della delinquenza di tipo mafioso e di altre gravi forme di manifestazione di pericolosità sociale.

a. contraenti dell’appalto

soggetti pubblici committenti: i soggetti che presiedono alla realizzazione di un’opera pubblica sono gli enti pubblici territoriali (regioni, province e comuni), quindi abbiamo lo stato che abbraccia la competenza maggiore e, per esso il ministero dei lavori pubblici con i suoi organi periferici, quali il provveditorato alle oo.pp. e uffici del genio civile. poi abbiamo l’anas, l’ente ferrovie dello stato e più in generale il ministero dei trasporti e il ministero della difesa.

al ministero dei ll.pp. compete l’edilizia statale, quale quella carceraria, scolastica, abitativa, l’edilizia sovvenzionata, l’edilizia religiosa, le strade, le ferrovie, le opere marittime, le acque pubbliche, le opere igieniche e sanitarie, l’urbanistica etc.

soggetti privati esecutori (appaltatori) – i soggetti appaltatori che possono essere ammessi alle gare di appalto e quindi a contrarre con la pubblica amministrazione, sono individuati negli articoli 10 e 11 della legge quadro nr.109/04, distinti nelle categorie di imprese individuali anche artigiane, società commerciali, società cooperative, consorzi fra società cooperative di produzione e lavoro, i consorzi fra imprese artigiane, i consorzi stabili, le associazioni temporanee di imprese.

avvertenze operative

prima di avviare una qualunque attività di servizio, soprattutto d’iniziativa ed in qualunque settore, suggerisco l’opportunità di approfondire preliminarmente la tematica in ordine al quadro normativo, soprattutto con riferimento ai poteri d’indagine.

inoltre, a fattor comune delle diverse e non esaustive tecniche di indagine, peraltro gia’ sommariamente descritte nella parte che precede, una volta acquisiti i nominativi di potenziale interesse ai fini dell’avvio di un’autonoma attivita’ investigativa, bisogna in ogni caso preparare una “scheda economico sintetica” sui soggetti degni di attenzione.

 

 

2.2 casistica operativa – rilievi

in materia di “appalti pubblici”, voglio ricordare insieme a voi, alcune esperienze di servizio che mi hanno consentito di fare interessanti “rilievi” tanto di carattere amministrativo che penale.

in via preliminare, ricordo il contenuto del combinato disposto degli art.13 e 20 del dpr 29 settembre 1973, nr.605 “disposizioni relative all’anagrafe tributaria e al codice fiscale dei contribuenti”, integrati e modificati dalla legge 30 dicembre 1991 nr.413 e dal decreto .legislativo 18 dicembre 1997, nr.473.in altri termini, il citato art. 20, stabilisce che ogni qual volta la pubblica amministrazione e gli enti pubblici stipulano un contratto di appalto, di somministrazione e di trasporto conclusi mediante scrittura privata non registrata, devono farne comunicazione all’anagrafe tributaria. l’omissione, è punita con una sanzione amministrativa da €. 206 a €.5.164.

ulteriori spunti operativi, possono riguardare:

1) nolo a freddo –

il principale punto debole sul quale ho avuto contezza di infiltrazione della criminalità organizzata è stato il subappalto.e’ un contratto attraverso il quale viene parzialmente trasferitoad altri l’onere di esecuzione di un’opera (nel campo dei “servizi”, il subappalto è generalmente vietato), giàaggiudicato dalla pubblica amministrazione ad una ben determinata “impresa”.secondo le vigenti norme, l’entità dei lavori e/o delle opere “subappaltabili”, deve essere indicata fin dalla presentazione dell’offerta di partecipazionealla gara, non potendo comunque superare il 30% dell\’importo dei lavori o delle opere complessivamente aggiudicate dal bando di gara. la procedura, ovvero i requisiti necessari per la corretta gestione del rapporto fra committente(pubblica amministrazione) e aggiudicatario (impresa o consorzio di imprese), è dettagliatamente descritta nell\’art.18 della legge nr.55/1990 “nuove disposizioni per la prevenzione della delinquenza di tipo mafioso e di altregravi forme di manifestazione di pericolosità sociale”.

il nolo a caldo invece, è un contratto di “noleggio” fra aggiudicatario dell\’appaltoconcesso dalla p.a. e la singola impresa. tale contratto, prevede sia l\’impiego di macchinari e attrezzature che mano d\’opera, ambedue fornite dall\’impresaaffidataria del nolo a caldo (12° comma della legge suindicata che, fra l\’altro, equipara tale contratto – in termini di osservanza delle procedure quali l\’autorizzazione del committente, presentazione della certificazione antimafia, assenza di pregiudizi di cui all\’articolo 10 della legge nr.575/65). faccioun esempio pratico. immaginiamo che la grande impresa, multinazionale, dopoaver vinto la gara per la esecuzione del ponte sullo stretto di messina,affida un nolo a caldo ad una piccola impresa locale per la esecuzione dilavori connessi al solo “movimento terra”.il ricorso alla piccola impresa locale è dettato tanto dall\’esigenza di stare”tranquilli” (senza avere bombe nel cantiere, tanto dal fatto che potrebbeessere antieconomico trasportare, immaginiamo una grossa gru dal nord italia).la piccola impresa locale, ovviamente, pretende l\’uso di propria mano d\’opera specializzata per la conduzione del grosso mezzo meccanico. pertanto il nolo a caldo, significherà, gru piu gruista (dipendente addetto all\’uso del mezzo). ne consegue che, il nolo a freddo, non contemplato da alcuna legislazione antimafia,è inteso, nella pratica corrente, il noleggio del solo mezzo meccanico (senza mano d\’opera). ricordo infine che, nel frattempo, il “guidatore” del grosso mezzo meccanico, viene “licenziato” dalla piccola impresa locale (generalmente in odore di mafia che non avrebbe ottenuto alcuna certificazione antimafia), per essere “assunto”, guarda caso, il giorno dopo, dalla grande impresa aggiudicataria della realizzazione del ponte sullo stretto di messina;

2) variante in corso d’opera

a fronte di una base d’asta di 3 miliardi delle vecchie lire, fu indetta una licitazione privata da parte del ministero dei ll.pp. – anas, per la realizzazione di un tratto della ss 106 che collega due importanti città calabresi: catanzaro – crotone.

la realizzazione dell’opera fu aggiudicata ad un consorzio temporaneo di imprese che offrirono un eccezionale ribasso del 45% sulla base d’asta.

con il cantiere appena transennato e prima di iniziare i lavori, si ritenne di dover accogliere alcune importanti osservazioni di uno studio del cnel (centro nazionale di economia e lavoro), il quale affermava la necessità di realizzare un’arteria a 4 corsie (e non a due come programmata dalla licitazione appena aggiudicata), in considerazione dell’elevato volume di traffico direttamente proporzionale alla densità demografica del territorio.applicando il criterio della “complementarietà dei lavori non figuranti nel progetto posto a base del primo appalto, resisi necessari da una circostanza imprevista per l’esecuzione dell’opera a 4 corsie, la stessa fu affidata allo stesso consorzio, al costo di 80 miliardi del vecchio conio, attraverso la procedura delle “trattativa privata” che, senza concorrente alcuno fu affidata a prezzo pieno.

3) inviti giunti in ritardo

un comune della provincia di catanzaro, aggiudicò una licitazione privata per la realizzazione di un manufatto in prefabbricato, destinato ad ospitare gli uffici di circoscrizione comunali di vibo marina, per 800 milioni delle vecchie lire ed invitando numero 35 imprese sparse in ambito regionale.

l’apposito “capitolato” annesso all’atto deliberativo comunale del bando di gara, prevedeva, fra l’altro, l’aggiudicazione dell’opera anche in presenza di una sola offerta.

delle 35 aziende invitate, sentii a verbale i singoli amministratori, allo scopo di comprendere le ragioni circa la mancata partecipazione alla gara di cui trattasi, i quali, per grandi linee riferirono:• di non essere specializzate nella esecuzione di opere della specie (prefabbricati);• di essere allocate in area geografica troppo distante tale da non rendere conveniente la partecipazione;• di avere ricevuto l’invito alla partecipazione alla gara, solo il giorno prima alla data fissata per l’apertura delle offerte e, pertanto di non avere avuto il tempo per preparare una oculata e ponderata offerta.

4) asta pubblica

in occasione della vendita di un complesso immobiliare turistico, con il sistema dell’asta pubblica, uno dei concorrenti fu pesantemente minacciato a non presentare l’offerta.

 

3. quadro normativo

a) attività ad iniziativa della polizia giudiziaria

completata la prima fase di ricerca ed individuazione dei soggetti da indagare, ovvero quantificato il patrimonio nelle sue molteplici forme, sia pure in modo non esaustivo, ma comunque ritenuto sufficiente a formalizzare una informativa alla procura della repubblica o al questore.quest’ultimo, in via preliminare, invia all’interessato un avviso orale invitandolo ad ottemperare ad una serie di precetti (non accompagnarsi a determinate persone, cercarsi un lavoro e non dedicarsi ad attività illecite).

trascorsi 60 giorni, senza che il soggetto abbia modificato la propria condotta ed in presenza di sufficienti indizi circa la illecita provenienza del patrimonio quantificato all’interno del nucleo familiare dell’indagato (moglie e figli conviventi ultimo quinquennio), ha inizio il procedimento di prevenzione, chiedendo al presidente del tribunale il sequestro anticipato dei beni (art.2 ter della legge nr.575/65). il tribunale, salva la ipotesi di sospensione temporanea dei beni in capo all’indiziato per effetto del precedente provvedimento emesso in forza dell’art.22 della legge nr.152/75 (disposizioni a tutela dell’ordine pubblico), con decreto motivato, dispone il sequestro anticipato dei beni in accoglimento della proposta, dei quali la persona destinataria del procedimento di prevenzione, risulta poterne disporre, direttamente o indirettamente, quando il loro valore risulta sproporzionato al reddito dichiarato o all’attività economica svolta o, sulla base di sufficienti indizi, si ha motivo di ritenere che gli stessi siano il frutto di attività illecite ovvero ne costituiscano il reimpiego.ove ritenuto utile alle indagini, in questa fase, potranno essere avviati gli accertamenti bancari, a livello locale o sull’intero territorio nazionale.

in questi casi, ma in tutte le indagini, come regola generale suggerisco sempre di rinviare alla fase finale tutte quelle attività “palesi” che possano in qualche modo “allarmare” l’indagato (come una escussione in atti, una perquisizione personale o domiciliare, un sequestro – cui peraltro andrebbe notificato un avviso di garanzia – ex art.369 c.p.p. – gli stessi accertamenti bancari, per delle inevitabili “fughe di notizie”, soprattutto quando parliamo di contesti geografici limitati o personaggi particolarmente conosciuti).

ciò al fine di ridurre al minimo il rischio di un’alienazione improvvisa di un bene immobile facendone scomparire il ricavato, frazionamento repentino del patrimonio utilizzando prestanomi compiacenti, prelevando ingenti somme fino ad estinguere i rapporti o trasferendo denaro, azioni, obbligazioni, titoli al portatore, polizze assicurative o strumenti finanziari in genere.

al termine del procedimento, con l’applicazione della misura di prevenzione (sorveglianza speciale, obbligo e/o divieto di soggiorno ex art.3 della legge 1423/56), lo stesso tribunale dispone, con provvedimento definitivo, la confisca dei beni sequestrati dei quali non sia dimostrata la legittima provenienza (“inversione dell’onere della prova”, significando che sarà il detentore del patrimonio a dimostrare la legittima provenienza e non l’ufficio inquirente a provarne la illiceità). regola quest’ultima, introdotta dopo le ormai famose stragi mafiose di capaci e via d’amelio del ’92 (falcone-borsellino) con il denominato superdecreto scotti – martelli (nr.306/92).

b) attività delegata dall’autorità giudiziaria o dal questore

allo stesso risultato della confisca, possiamo giungere sulla scorta di un’attività delegata dal procuratore della repubblica o dal questore territorialmente competente.

questi organi, in forza dell’art.2 bis della legge nr.575/65 (articolo aggiunto dalla legge nr.646/82 e sostituito dall’art.1 della legge nr.55/90), possono avvalersi della guardia di finanza o della polizia giudiziaria in genere (la prima formulazione prevedeva solo i nuclei di polizia tributaria) per la esecuzione di indagini sul tenore di vita, sulle disponibilità finanziarie e sul patrimonio dei soggetti indicati nell’art.1, ovvero gli indiziati di appartenenza ad associazioni mafiose, alla camorra ed altre associazioni comunque localmente denominate, che perseguono finalità o agiscono con metodi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso.

seconda parte

1. compiti e funzioni della polizia giudiziaria

i compiti della polizia giudiziaria sono racchiusi, in larga misura, nella parte iniziale del procedimento per l’applicazione della misura di prevenzione ovvero per l’esercizio dell’azione penale in un qualsiasi altro procedimento finalizzato all’accertamento di fatti e circostanze di rilevanza penale.

possiamo dire che la funzione e l’importanza della polizia giudiziaria rappresenta le fondamenta di un processo, di un iter che, inizia con l’avvio delle indagini (d’iniziativa e/o delegate) e termina con la condanna e/o l’assoluzione dell’imputato. si comprende da questo, come essa costituisce l’ossatura portante dell’intero castello accusatorio di un iter processuale, spesso lungo, sicuramente complesso che si gioca sul filo di un equilibrio fra le parti (pubblica accusa e difesa dell’imputato), dove l’istituzione e quindi la legge, è interessata da una parte a salvaguardare la pubblica incolumità e la sicurezza sociale della collettività e dall’altra ad assicurare le giuste garanzie difensive dell’imputato codificate dalle norme di procedura e dalla stessa carta costituzionale.

possiamo in sintesi dire che la polizia giudiziaria:

• deve, anche d’iniziativa accertare l’esistenza di reati ovvero fatti penalmente rilevanti, ricercarne gli autori e compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova (con il vecchio codice ante ’89 si diceva “prove”, che allo stato invece si formano in dibattimento, ove si instaura un contraddittorio fra accusa e difesa secondo un principio paritario) – ex art.55 c.p.p.;• svolge, ogni indagine o attività disposta o delegata dall’autorità giudiziaria – 2° comma;le funzioni indicate nei primi due commi, sono svolte dagli ufficiali e dagli agenti di p.g.;• riceve, la denuncia di un reato presentata dai privati o da pubblici ufficiali – ex art.333 e 331 c.p.p. . la stessa può essere presentata oralmente o per iscritto, in ambo i casi deve essere sottoscritta dal denunciante che ha diritto a ricevere copia del verbale o di una certificazione attestante l’avvenuta presentazione (art.107 norme di attuazione c.p.p.). per il privato, a conoscenza di fatti penalmente rilevanti, ovvero per reati perseguibili d’ufficio, la denuncia è generalmente facoltativa. in qualche caso diventa obbligatoria (art.364, reati contro la personalità dello stato), nascondiglio materie esplodenti, o abbia ricevuto in buona fede monete contraffatte, o comunque abbia ricevuto cose provenienti da delitto senza conoscere o sospettarne la provenienza.

ovviamente il denunciante è responsabile delle proprie dichiarazioni, pertanto se la denuncia è falsa, potrà incorrere nel reato contro l’amministrazione della giustizia (art.367, simulazione di reato, art. 368, calunnia o autocalunnia art.369 del c.p.).

abbiamo detto che l’attività di p.g., si svolge principalmente nella fase iniziale del procedimento, ben sapendo tuttavia che non si esaurisce.infatti, lo stesso 2° comma del ripetuto art.55 parla di indagini disposte o delegate dall’autorità giudiziaria (pubblico ministero dal quale la p.g. dipende). inoltre esistono importanti ed ulteriori incombenze:• l’accompagnamento coattivo dell’imputato o di altre persone su ordine del giudice o del p.m. (art.132 e 133 c.p.p.);• le notificazioni richieste dagli stessi (giudice o p.m.) (art.149 comma 2 e art.151 comma 1);• la documentazione degli atti del p.m. (art.373, comma 6), quali l’interrogatorio, la ricezione di denuncia, le sommarie informazioni, ispezioni, perquisizioni, sequestri, accertamenti tecnici.

a. principali atti di polizia giudiziaria

1. verbale di perquisizione locale- domiciliare (art.41 tulps, anche agenti)la parte, viene preliminarmente invitata ad esibire le cose oggetto della ricerca e, in caso di presentazione, può non procedersi a perquisizione. il difensore di fiducia, ha diritto di assistere all’atto, ma non di essere avvertito preliminarmente. pertanto, se è presente, potrà assistere, ma se è assente e il suo intervento può ritardare l’esecuzione dell’atto pregiudicandone l’esito, la perquisizione potrà essere compiuta senza la presenza del difensore;2. verbale di perquisizione domiciliare d’iniziativa – art.33 della legge 7.01.1929, nr.4. si può eseguire anche in tempo di notte, solo da parte di ufficiali di p.g., quando si ha il sospetto che in un determinato luogo si nascosta merce in violazione alle leggi finanziarie (contrabbando tle);3. verbale di perquisizione personale d’iniziativa (ex art. 352 c.p.p.);4. verbale di perquisizione personale e locale d’iniziativa (ex art. 352 c.p.p.);5. verbale di perquisizione locale su decreto a.g. (ex art.247 e seguenti c.p.p.);6. verbale di perquisizione personale e locale su delega a.g. (ex art.247 c.p.p. e seguenti);7. verbale di perquisizione autoveicolo;8. richiesta di autorizzazione all’accesso per verifica fiscale nei confronti di professionisti;9. verbale di accesso domiciliare;10. verbale di accesso in studio professionale che detenga documentazione di terzi;11. verbale di rilievi tecnici;12. verbale di accertamenti urgenti ex art.354 c.p.p.;13. verbale di sommarie informazioni ex art.349 c.p.p. accompagnamento per la identificazione dell’indagato;14. verbale di sommarie informazioni dall’indagato ex art.350 c.p.p.;15. verbale di dichiarazioni spontanee;16. verbale di altre sommarie informazioni ex art.351 c.p.p.;17. verbale do informazioni da persona che può riferire circostanze utili ai fini dell’indagine ex art.362 c.p.p.;18. verbale di arresto obbligatorio;19. verbale di arresto facoltativo (circostanze del fatto e personalità del trasgressore);20. verbale di fermo d’iniziativa di indiziato di delitto;21. verbale di fermo su ordine del pubblico ministero;22. verbale di fermo per identificazione ex art.349 c.p.p.;23. verbale di arresto in flagranza di minorenne;24. verbale di immediata liberazione;25. verbale di sequestro merci;26. verbale di sequestro d’iniziativa ex art.354 c.p.p. – quando il p.m. è impossibilitato a presenziare;27. verbale di sequestro su ordine dell’autorità giudiziaria;28. verbale di sequestro su ordine del p.m. ex art 253 c.p.p.;29. verbale di acquisizione plico (o plichi);30. verbale di sospensione inoltro corrispondenza;31. verbale di sequestro automezzo;32. verbale di consegna in giudiziale custodia di merce sequestrata;33. verbale di ispezione (art.244 – 246 c.p.p.);34. verbale di intercettazione di conversazioni (o comunicazioni) gip;35. verbale di intercettazione di conversazioni (o comunicazioni) p.m.;36. richiesta di autorizzazione per aprire carte sigillate e corrispondenza;37. verbale di vane ricerche;38. verbale di accompagnamento per rifiuto di generalità ex art.349 c.p.p. (per rifiuto di generalità;39. segnalazione di accompagnamento presso gli uffici di polizia ex art.349 c.p.p. del sedicente;40. segnalazione del rilascio;41. fermo di p.g.;42. avviso di consegna (art.94 norme di attuazione del c.p.p.);43. comunicazione di notizia di reato ex art.347 c.p.p.;44. annotazione relativa ai risultati dell’attività di indagine svolta;45. informazione di garanzia ex art.369 c.p.p.;46. invito a comparire davanti alla p.g. o davanti al p.m.;47. avviso al difensore;48. verbale di querela;49. verbale di ricezione di denuncia orale.

2. notizia di reato: denuncia e referto

la notizia criminis, comunemente denominata “informativa di reato” è una attività specifica della polizia giudiziaria, non a caso codificata nel primo articolo della parte iv del codice di procedura penale “attivita’ a iniziativa della polizia giudiziaria” che , come a tutti noto, consta di 11 articoli (dall’art. 347 al 357 c.p.p.).la stessa, senza ritardo (originariamente si parlava entro 48 ore), va presentata per iscritto al pubblico ministero, precisando gli elementi del fatto, l’attività svolta, ovvero gli elementi di prova individuati, trasmettendo la relativa documentazione.

ove possibile, in relazione allo stato delle indagini, si dovranno indicare le generalità dell’indagato, delle persone offese e delle persone che eventualmente possono riferire elementi di interesse per l’ulteriore corso dell’attività investigativa.

resta inteso che, ove siano stati compiuti atti per i quali è prevista la presenza del difensore (perquisizioni, sequestro), la stessa informativa andrà depositata entro 48 ore, per la necessaria convalida degli atti eseguiti d’iniziativa.

l’input per un’attività investigativa potrà essere autonomo della polizia giudiziaria, ovvero su denuncia di soggetti terzi (privati e incaricati di pubblico servizio ex art.333 e 331 cp.p.).

oltre alla denuncia, abbiamo il “referto” stilato dal titolare di una professione sanitaria che si trova ad intrvenire per curare una ferita da arma da fuoco, essendo obbligato a riferire al p.m. o alla p.g. entro 48 ore (ax art.365 c.p.p.).

il referto potrà essere omesso, allorquando esponga il ferito a procedimento penale – art.365, comma 2 – seguendo la logica che il ferito non dovrà scegliere fra libertà e salute, accogliendo il principio costituzionale di cui all’art.32 (la repubblica tutela la salute e favorisce….).

a. denuncia anonima

delle denunce anonime non può essere fatto alcun uso perché non conoscendo l’autore nessun contraddittorio dibattimentale è possibile.

tuttavia, per esperienza di servizio vissuta, dico che una denuncia dettagliata, sia pure anonima, può costituire un utile contributo per l’avvio di un’autonoma attività investigativa da parte della polizia giudiziaria. in altri termini, il cittadino con un alto senso civico celle istituzioni che, vivendo in certi contesti ambientali, che non è pagato per correre gravi rischi anche personali, ma che segnala un grave fatto di rilevanza penale, sia pure dimenticando di sottoscrivere la missiva, rimane comunque un fatto meritevole della massima considerazione se non processuale almeno investigativa.

personalmente, il vezzo della lettera anonima, in situazioni particolari, non lo assolvo, ma neppure lo condanno: lo capisco.

ciò che è importante è il contenuto, che corrisponda al vero e che non rappresenti una mera strumentalizzazione finalizzata a danneggiare un concorrente in affari, o per rivalità di altro genere che nulla hanno in comune con la giustizia penale.

da ultimo, l’avvio dell’azione penale che, si ricorda, è ahimé obbligatorio secondo il dettato costituzionale (art.112), può nascere anche sulla base di notizie di reato atipiche (a mezzo stampa o appresa privatamente dal p.m.), o per ultima , anche a mezzo di querela da parte della persona offesa dal reato.

b. mezzi di ricerca della provasi tratta di strumenti che il codice mette a disposizione degli organi inquirenti (polizia giudiziaria e pubblico ministero) al fine di assumere ed addivenire alla prova del reato commesso ed alle conseguenti responsabilità penali.si tratta delle ispezioni, perquisizioni, sequestri, intercettazioni telefoniche, il cui esito sarà presentato in dibattimento per assurgere alla prova vera e propria. trattasi di attività per lo più riferibile alla fase delle indagini preliminari, ove il p.m. utilizza tali strumenti per la ricerca della prova sfruttando l’elemento “sorpresa”.

con riferimento al sequestro, possiamo distinguere:

1) il sequestro probatorio – art. 253 c.p.p. – disposto dall’autorità giudiziaria con decreto motivato ed è finalizzato ad acquisire il corpo del reato o le cose ad esso attinenti, ritenuto indispensabile per il prosieguo dell’attività investigativa.

in genere trattasi di un atto conseguente ad una perquisizione, perché esso scaturisce da una indagine finalizzata, per l’appunto, ad acquisire il corpo del reato e le cose a questo pertinenti.tale sequestro è obbligatorio per:• immobili adibiti a nascondiglio di armi ed esplosivi detenuti illegalmente ex art.3 legge nr.533/77;• in materia di manovre speculative sulle merci (rialzo fraudolento del prezzo delle merci) ex art.501 c.p.;• in materia di apologia del fascismo ex art. 8 legge nr. 645/52;• in materia di guida senza patnte ex art.116 c.s.;• ai sensi dell’art.1, comma 6, della legge nr.55/90, gli ufficiali di p.g., previa autorizzazione del procuratore della repubblica o del giudice procedente, possono eseguire il sequestro – art.253 e seguenti – della documentazione esistente presso gli uffici della pubblica amministrazione, enti creditizi, imprese, società ed enti di ogni tipo, quando detta documentazione sia ritenuta utile ai fini delle indagini nei confronti di soggetti indiziati di appartenere ad associazioni mafiose. la medesima documentazione può essere richiesta, direttamente o a mezzo di ufficiali o agenti di p.g., dal procuratore della repubblica o dal questore.

2) sequestro conservativo (art.317 c.p.p.)una ulteriore forma di misura cautelare reale è il sequestro conservativo previsto dall’art.317 del c.p.p..trattasi di un provvedimento volto a garantire i diritti del danneggiato, quando vi è fondata ragione che si disperdano le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria, delle spese del procedimento e di ogni altra somma dovuta all’erario dello stato.analoga procedura del sequestro conservativo, ricorrendone i presupposti, potrà essere richiesta dalla parte civile che si ritiene danneggiata dall’imputato.

3) sequestro preventivo /art.321 c.p.)

il sequestro preventivo viene adottato quando vi è il pericolo che la libera disponibilità di un bene pertinente al rato, possa protrarre, aggravare o agevolare la commissione di altri reati della stessa o di diversa specie.normalmente è disposto con decreto motivato del giudice su richiesta del pubblico ministero.prima dell’esercizio dell’azione penale provvede il giudice delle indagini preliminari.

nel corso delle indagini preliminari , quando non è possibile, per la situazione di urgenza attendere il provvedimento del giudice, il sequestro è disposto con decreto motivato del pubblico ministero (comma 3bis).negli stessi casi, prima dell’intervento del pubblico ministero, al sequestro procedono ufficiali di polizia giudiziaria che trasmetteranno gli atti entro 48 ore al pubblico ministero.questi, se non dispone la restituzione delle cose sequestrate entro 48 ore dal sequestro (se disposto dal p.m.) o dalla ricezione degli atti (se disposto dalla p.g. – all’atto del deposito degli atti ricordarsi di far apporre, a cura della cancelleria del tribunale o l’apposita segreteria dell’ufficio inquirente, oltre al giorno, anche l’ora dell’avvenuto deposito), chiede la convalida al giudice e la emissione del decreto motivato.

tale decreto, se non giunge da parte del giudice entro 10 gg. dalla ricezione degli atti, il sequestro perde efficacia.

a fattor comune dei diversi istituti del sequestro, possiamo dire che trattasi di un provvedimento avente una natura di cautela reale, afferente al patrimonio e teso a salvaguardare gli interessi di terzi in qualche modo danneggiati dal comportamento delittuoso dell’imputato.

vi sono poi particolari limiti ed accorgimenti da adottare in presenza di sequestro di corrispondenza (art.254), presso banche (art. 255), presso soggetti tenuti al segreto professionale, di stato o d’ufficio (art.256).

in presenza di segreto di stato, l’autorità giudiziaria ne chiede conferma al presedente del consiglio dei ministri e, in assenza di conferma entro 60 gg., l’a.g. ne dispone il sequestro.

c. accertamenti urgenti sui luoghi, sulle cose e sulle persone. eventuale sequestro (ex art.354)

e’ un atto d’iniziativa della polizia giudiziaria (rientrante fra quegli 11 articoli dal 347 al 357 del c.p.p.), ed ha lo scopo di conservare le tracce e le cose pertinenti al reato e far sì che lo stato delle cose e dei luoghi non venga mutato prima dell’intervento del p.m.. il presupposto quindi è il pericolo di alterazione, dispersione o modificazione delle tracce, delle cose pertinenti al reato e dello stato dei luoghi, stante la impossibilità per il pubblico ministero di intervenire personalmente.

d. modalità esecutive del sequestro

anche il sequestro, come la perquisizione si basa sul fattore sorpresa e tende quindi all’acquisizione aventi una rilevanza probatoria.

e’ un atto che può essere eseguito oltre che dall’autorità giudiziaria, anche da ufficiali di p.g. (e non agenti) , d’iniziativa, se vi è pericolo che le tracce e le cose pertinenti al reato si alterino o si disperdino e il pubblico ministero non può tempestivamente intervenire, o su delega della stessa autorità giudiziaria.

a mente del comma 1 dell’art.354, gli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria hanno l’obbligo di curare che le tracce e le cose pertinenti al reato siano conservate e che lo stato dei luoghi e delle cose non venga mutato.

per sequestri effettuati d’iniziativa dalla p.g., bisogna evidenziare le ragioni dell’urgenza e consegnare copia alla parte.il verbale di sequestro deve essere trasmesso entro 48 ore al p.m., il quale, se ne ricorrono i presupposti, lo convalida nelle successive 48 ore o, diversamente, ne dispone la restituzione delle cose sequestrate (art.355).

copia del decreto di convalida è immediatamente notificato all’interessato.

all’atto del sequestro, il difensore ha diritto di assistere, ma non il diritto di essere preventivamente avvertito.

per il sequestro di corrispondenza – ex art. 254 c.p.p. – si può procedere solo su decreto delegato dell’a.g.. in tal caso, la corrispondenza sequestrata non può essere aperta dall’ufficiale di p.g. operante, ma va integralmente consegnata all’ufficio inquirente.

nel corso dell’attività di servizio, per situazioni di particolare urgenza, l’ufficiale di p.g. può disporre la sospensione dell’inoltro della corrispondenza. ove il p.m., tempestivamente informato, non ne disponga il sequestro nelle successive 48 ore, la corrispondenza sarà regolarmente inoltrata.

quando vi è necessità di acquisire plichi sigillati o altrimenti chiusi, l’ufficiale di p.g. li trasmette al p.m. per l’eventuale sequestro.se vi è fondato motivo che gli stessi contengano notizie di particolare utilità ed interesse alla indagine in corso, l’ufficiale operante anche via filo potrà farsi autorizzare all’apertura dal p.m..il sequestro può essere eseguito anche presso banche su delega dell’a.g.. in caso di rifiuto alla consegna, si procede a perquisizione (ex art.248 c.p.p.).

infine va rilevato che per l’art.103 c.p.p., comma 2, non si puo’ procedere a sequestro di carte o documenti presso i difensori o consulenti tecnici, salvo che costituiscano corpo di reato.in ogni caso, al sequestro negli uffici del difensore procede personalmente il giudice, ovvero il p.m. nel corso delle indagini preliminari.

la custodia delle cose sequestrate è affidata alla cancelleria –ufficio reperti (ex art.259) o altra persona idonea (art.120 c.p.p.).

non possono essere nominati custodi di cose sequestrate:

• minori degli anni 14, le persone palesemente affette da infermità di mente o in stato di manifesta ubriachezza o intossicazione da sostanze stupefacenti;• le persone sottoposte a misura di sicurezza o a misura di prevenzione.

in via di massima la restituzione delle cose sequestrate è disposta dal giudice o dal p.m. durante le indagini preliminari (giammai dalla p.g.).

in base all’art.81 delle norme di attuazione del cpp (d.lgs nr.271/89), il verbale di sequestro deve contenere l’elenco delle cose sequestrate e la descrizione delle cautele adottate per assicurarle, anche precisando la specie ed il numero dei sigilli apposti.le carte ed i documenti sono numerate e sottoscritte singolarmente da chi procede al sequestro e, ove ciò non fosse possibile, sono racchiuse in uno o più plichi sigillati, numerati e timbrati.

il verbale deve indicare anche il luogo della custodia.

il custode si assume tutte le responsabilità e può essere imposta una cauzione.

le cose sequestrate deperibili vengono vendute a cura della cancelleria anche a trattativa privata o date in beneficenza dalla stessa p.g. operante.

allo stesso modo si procede alla distruzione delle cose.

per effetto dell’art.218 delle norme di attuazione che ha abolito la “ipoteca legale” dell’art.27 della legge 7 gennaio 1929, nr.4, attualmente è rimasto il solo sequestro conservativo previsto dall’art.317 del c.p.p. per garantire gli interessi erariali dello stato o della parte civile.ricordo inoltre che presso gli uffici degli agenti diplomatici e consolari non è possibile procedere a sequestro di cose ad essi appartenenti, attesa la immunità diplomatica basata su norme di diritto internazionale..

bari, 01 gennaio 2008

giovannifalcone

GIOVANNI FALCONE
CONSULENTE D’IMPRESA
"ESPERTO ANTIRICICLAGGIO”

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